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Non mi raccapezzo

Somaro, il tutto e il nulla
assiduo studio e non mi raccapezzo
la coscienza del limite è palese.
Pur io studio il tempo
che fiume tra anse e pozzi passa e rode
la vita che declina e muta
la pavone bellezza che sfiorisce
i moti pendolari del cuore
le eclissi di ideali e amori
le pozzanghere di malinconia
che mi schizzano addosso pene
l'orrore della morte invitta.
Oh la ragione che tutto vaglia  
e indarno sempre indaga
ciò che è privo di senso!
 
Io studio i rami della solitudine
che si infittiscono di angosce
il futuro che più non mi impegna
lo spasimo dei colori che scolorano
la lucentezza brilla che si fa opaca
lo spessore della polvere che cresce
i feti e gli aborti di illusioni.
Studio e so più meno di prima:
ogni sunto o ripasso è vano
e l'ignoranza intatta mi ossessiona.
Incessante tutto si sconsacra!
Quanti cespi secchi e petali caduti
invasioni di pattume, realtà algide
sterpaglie di intendimenti!
Che intesi, che intendo vivendo?
 
Dove sono i passaggi segreti
per evadere dalla mia cella buia?
Bere mangiare dormire amare
e infine il dolce della morte!
Giaccio tra due poli ambigui:
abissi enormi e fiaccole illusorie!

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