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Poi che incenerito disperso sarò

Poi che incenerito
disperso sarò nel ginepraio di ombre
e pur ancor  mie notizie cercherai
non chiedere il numero civico
e il nome della strada
del mio nuovo domicilio:
nell'oltretomba non vi è
toponomastica, stradario
mappa o riferimento GPS
che fornisca indicazioni:
nel non essente, irrintracciabili
sono i figli del caso e della pena
nessuno può essere rinvenuto
nelle foibe del vuoto ove oscurata
è la vivida luce del sole.
L'illuso credulo, pur mortale,  
brama nel suo apparire  
salvifiche chimeriche dimore  
ma nel regno del non essere
ove anche l'incorporeo è di troppo
e ha il suo culmine e epilogo la vita
si è irreperibili e anonimi.
Vero è, che rivendicando immortalità,
drammaturghi e poeti
ci siamo inventati inferi
o mitici aldilà salvifici
che perpetuino il vizio di essere
assunto dalla mente terrorizzata
ma atea la mia ombra diffida
né la sua vanesia mortale lusinga
e mai potrebbe mettere in gravidanza
sterili e infruttuose speranze.
Se tutto svampa affioca e si spegne
nella ricerca di un come e perché
della nostra peritura ventura
si può procedere solo alla cieca;
nel non ricordo più localizzabili
fatale, oltre l'oblio ci scaraventa!
Come potrei più dire dove mi trovo:
sappi che nel silenzio massimo
assoluto niente e mai si rinviene.
-Dove sei, dove sei?-
Informarti come potrei!
Privato io dell'uso della parola:
ti risponderanno forse le stelle
o i cipressi dell'universo
agitati dall'alito cosmico
o da un immanente respiro
che  ahimè già oggi più non odo.

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