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Se un verboso estro m'avviva

Se un verboso estro m'avviva
e ilare il cuore a te si volge
non farmi silente incavo
qual conchiglia arsa e inerte
che dopo sciabordii il maroso
sulla battima atterra e infossa
dolce  prediletta   amica!
Angelo dalle tenebre sbucato
nell'anima e nel pensiero
a me stesso non mi abbandonare
nel mondo che ci frulla
tra bolle fatue intrise
di sogni e di illusioni
ma tra baluginii e  riverberi
acqua bagnami, sole scaldami
brezza accarezzami, respiro dona
e tienimi vivente!
Non apparenza  di vacue  essenze
ma sostanza reale, tangibile,
densa di trasalimenti e di sospiri
saldi le nostre disgiunte vite
all'accadere del serale incontro
quando un tardo frullo ci innalza
e trapunto di astri si fa il cielo.
Parole corali raggiungano
meta ambita prima che vaniscano
o in gorghi di silenzi affondino
nel farsi di un procelloso evento.
Munifica, la penna nella tua mano
racconti  la favola che bramo udire
che mi rasserena e mi rischiara;
più affresca e abbella la tua figura!
Fosfora  nella nebbia la riconosca
guardando  in punta di piedi
oltre il suo alto spesso muro
pur  quando il baluginio
repente avrà ritirato la sua luce
e l'etereo bagliore farà nero.
Abbracciami e sovastami
strabilino occhi su te affissi
dammi confidenza se, intimorito
e mesto, in angolo buio  m'apparto
e cuore non sazio più ti guarda.
Donna fatti fiore e profuma
e io farfalla su te mi posi!

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