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Una lettera non recapitata

Vaneggiando spirati eventi,
da voi, maritata e madre di più figli,
folle evaso da una cella di sogni
incanutito odisseo infelice ritorno.
Orsù, non me ne vogliate
se per una volta, irriconoscibile,
emerso da una voragine di tempo,
infrangerò la ferrea legge che disciplina
le nostre separate esistenze,
se inquirente estorcerò nuove
o vecchie verità sui vostri giorni,
la confessione inviolata con cui,
compunta e a malincuore,
ammetterete arrossendo
che qualcosa di me
in voi pur sia sopravvissuto;
che talvolta, al viver di un ricordo,
il cuore in segreto riattizzato,
e a mia insaputa, abbia poi tremato.
Il tempo dell’assenza, ove regna
fatale il silenzio, è senza fine:
ma non posso percorrerlo fino in fondo
e negarmi di renderlo sonoro!
Lasciate che qualche facella, un lustro
io strappi al buio che mi accompagna
in queste orripilanti lande disseminate
di carcasse interiori e spenti accadimenti.
Sullo spartito del cuore orchestrale,
sapete, le note d'amor che innamorata
appuntaste, sopravvivono indelebili:
fughe di attimi felici risuonano
nella casa delle mie risonanze
e vibrante il cuore vi si riaccorda.
Pur se amor continuerà,
chissà per qual arcano prodigio,
a fruttificare tra sabbie e pietraie
e all'arsura del mio deserto
negata sarà ogni fonte che la calmi,
non temete: remissivo obbedirò
come predestinato alla mia sorte,
ma ingenerosa non privatemi
di una intenerita parola,
dell'illusione di aver rubato
un luccichio dai vostri occhi.
Incurabile, mi riprenderà
la nostalgia tra le sue braccia;
baccello vuoto ritornerò
ad essiccare al sole;
mi condurrà la morte un giorno
tra plaghe di ammortate presenze.
Dalle strade da voi percorse,
caduti fitti fiocchi d'oblio
si cancellerà il tangibile segno
di ogni mia traccia; acquietata,
per altri abbrivi e senza indugio
riprenderete il cammin vostro
archiviando l'infausto verdetto
emesso dal tribunale del cuore
per un errore d'amore: errore
da voi perpetrato, e da me,
condannato, nell'ombra sofferto.
Forse un giorno, in un vicolo,
o sulla collina dove ci avvampò un bacio,
o in un bosco, sotto un pino seduto,
tra pause di vento , guardando aghi cadere,
ancora, a voi perduta, come flutto alla riva,
improvviso andrà il pensiero
ed esclamerò un nome, un nome
(il vostro nome!) che per apòcope
diventa rosa e da anni mi ricorda
la pena alla sepoltura di un sogno.

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