Le streghe – prima parte – Streghe esseri umani o soprannaturali ? – Teresa di Pesco Sannita - | Recensioni | Antonio Cristoforo Rendola | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Le streghe – prima parte – Streghe esseri umani o soprannaturali ? – Teresa di Pesco Sannita -

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      Il mito della strega cavalca i secoli e giunge sino a noi nella forma che ci è data dalla tradizione popolare: essere soprannaturale, o donna reale dotata di poteri straordinari, che pratica la magia nera e dirige i suoi eccezionali poteri a danno di altre persone. Prima del XII secolo si distingueva tra persone umane dedite alla magia nera (malocchio, sortilegi, filtri ecc…) e le "strigae", entità soprannaturali in grado di volare, di compiere metamorfosi, capaci di rapire e divorare bambini. E’ solo a cominciare dal XII secolo che nelle credenze popolari si andavano fondendo queste due categorie di esseri, ovvero, si iniziava a non distinguere più tra persone umane dedite alla magia nera, e gli esseri demoniaci di cui esse si servivano per attuare i loro sortilegi.
 
      Ora noi non possiamo sapere se Teresa, di Pesco Sannita, fosse una persona umana, o un essere soprannaturale. L’aneddoto relativo al marito che, pronunciata durante il sabba la parola "Gesù", vide le streghe scomparire nel nulla, e con esse sua moglie, potrebbe farci credere che Teresa fosse un’entità soprannaturale, capace di apparire e scomparire agli occhi degli esseri umani. Dagli atti del processo intentato contro Teresa, emerge l’utilizzo di parti umane per la preparazione dei sortilegi. Teresa confessò di aver sottratto, alle sue vittime, i capelli, e i peli pubici, e di averli impastati con altri elementi, come la cera, sino a formare figure che simbolizzavano l’affatturato, che poi bruciava o trafiggeva.
 
      L’aneddotica su Teresa è limitata e frammentaria. Sappiamo, ad esempio, che una notte, recatasi al sabba, sulla via del ritorno era stata colta dall’alba. Spaventato dalla luce solare, il demone accompagnatore l’abbandonò sulla strada. Il demone scomparve in una nube fluorescente, che lentamente si dissolse al contatto dei raggi solari. Teresa non aveva più la protezione e l’appoggio del suo amante e accompagnatore. Era rimasta sola alla mercè del sole nemico. Cadde a terra, e in breve tempo si trovò quasi in fin di vita. Il sentiero era distante dal centro abitato. Il sole dovette salire alto nel cielo, prima che un viandante si accorgesse del corpo di Teresa steso a terra. Il povero contadino, pronto a soccorrere Teresa, nemmeno immaginava potesse trattarsi di una strega. L’aspetto piacevole del viso, il corpo ancora giovane e attraente, la facevano rassomigliare a una normale, innocente creatura. L’uomo la raccolse, era leggera, la condusse a casa propria, e qui la curò. Due giorni e due notti stette al capezzale del letto, mentre Teresa stentava a rinvenire. Quando finalmente ella si destò, il contadino iniziò a farle un mucchio di domande. La sua curiosità, essendo un uomo solitario, lo portava a farle domande di tutti i tipi, per sapere chi fosse quella bella creatura che s’era ritrovato tra le mura della propria casa. Ma Teresa sfuggiva a quelle domande, trovava ogni volta la scusa per cambiare argomento. Non voleva nuocere al suo salvatore, e per questo non poteva rispondere alle sue domande. Se l’avesse fatto, il contadino non sarebbe sopravvissuto dopo aver ascoltato le parole di Teresa. Ma l’uomo era curioso, e la sua insistenza fu talmente snervante per Teresa, che fu costretta a raccontargli del luogo da cui, la notte prima, ella stava rincasando.
Il racconto fu fatale al contadino, perché di lui non si seppe più niente. Di quest’uomo furono solo ritrovati i vestiti sul bordo di un sentiero poco battuto, vicino a un cimitero.
 
 
Elementi di stregoneria
 
VOLO MAGICO -   L’unguento cui si riferiscono i versi della strega Matteuccia da Todi altro non è che un preparato che  si spalmavano sul corpo al fine di trasformarsi in uccelli rapaci e volare al noce. Nella tradizione della stregoneria, gli unguenti consentivano il volo solo per recarsi al sabba. “Sott’’a pioggia e sott’’o viento sotto ‘o noce ‘e Beneviento, ce ne jamme nuie ‘nzevate de la ‘nzogna priparate…” Traduzione: o piove o c’è il vento, noi ce ne andremo sotto il noce di Benevento, grazie all’unguento che ci siamo spalmate addosso.
SCOPA - La tradizione popolare raffigura la strega su di una scopa calvalcata a rovescio. Essendo la scopa elemento simbolico della potenza sacra che scaccia le forze del male, cavalcarla a rovescio può significare il rovesciamento di tale carica positiva, che trasformerebbe la scopa in strumento del Maligno.

SABBA - Rito che le streghe svolgevano il venerdì o il sabato, a mezzanotte, in luoghi isolati, come cimiteri, alte montagne, crocicchi sperduti in luoghi abbandonati. La cerimonia prendeva spunto dal rito liturgico cristiano, che veniva stravolto e trasformato in parodia, nel corso del quale si omaggiava il diavolo con sacrifici di bambini, che erano il frutto dell’accoppiamento tra streghe e demoni.
 
 

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