Numeri, che passione! - 34 'a capa - (la testa) | Recensioni | Antonio Cristoforo Rendola | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

Login/Registrati

Commenti

Sostieni il sito

iscrizioni
 
 

Nuovi Autori

  • Filippo Minacapilli
  • sentinelladellanotte
  • Roberto Farroni
  • sergio de prophetis
  • Lucia Lanza

Numeri, che passione! - 34 'a capa - (la testa)

numeri.jpg
      Carissimi lettori, alcuni di voi, attraverso i miei scritti, avranno certamente capito quanto io sia appassionato alla storia della mia bella Napoli e ad i suoi usi e costumi. In questo spazio (sperando di solleticare il vostro interesse e, principalmente, di divertirvi) intendo parlarvi di qualcosa che da sempre ha condizionato la vita dei partenopei: la cabala, mediante la quale i napoletani hanno assegnato ad un numero riferimenti storici o significati particolari.
 
34 'A CAPA DO' CAPITANO (la testa del capitano)
 
Nel XVII scoppiò a Napoli una grave pestilenza di colera che provocò tanti e tanti di quei morti che non c'era più dove metterli. Così si pensò di utilizzare la zona di "Poggioreale" (attuale cimtero cittadino), dove allora sorgevano eleganti residenze di regnanti, e le cave della zona delle "Fontanelle" alla Sanità presso le quali sarebbe poi sorta la chiesa appunto denominata "Alle Fontanelle".
Nei secoli successivi il popolo prese a frequentare quel posto (oggi eccezionalmente suggestivo) e ad onorarne i defunti.
Per chi non conosce questo antico cimitero, dirò che esso è un sacrario dove giacciono ossa umane allo scoperto: centinaia di femori, di tibie, di costole e di teste tutte ordinatamente accatastate.
Tra queste teste ce n'è una che pare sia appartenuta ad un capitano della milizia spagnola dell'epoca vicereale. Ebbene, la storia che si racconta su questa testa è oltremodo singolare ed intrigante. In un giorno non definito, intorno alla seconda metà dell'800 si recarono in visita in quel cimitero due giovani che di lì a poco dovevano sposarsi. Lui si chiamava Marzio, tipo spavaldo, impiegato dell'allora nascente catasto napoletano. Lei si chiamava Luisa, figlia di buona famiglia. Si narra che Marzio avesse raccolto da terra uno stecchetto di legno ed, avvicinandosi alla trentaquattresima testa poggiata su un altarino ricavato nel tufo, infilando lo stecchetto in un occhio del teschio, avesse detto per scherzo: - E tu? Tu non vieni al mio ricevimento? Devi venire, ti invito formalmente.-
Qualche mese dopo si fece il ricevimento e la casa dei due giovani fu affollata da parenti ed amici. La festa durò fino a notte inolrata e, dopo che l'ultimo ospite ebbe lasciata la casa,, qualcuno bussò alla porta. Era un uomo sui quarant'anni, vestito da ufficiale dell'esercito spagnolo, elegante, pallido in viso.
Marzio disse:- Cosa vuole lei a quest'ora?-
L'uomo, levandosi il cappello che gli faceva ombra in faccia, scoprì il suo volto ed i suoi occhi, uno dei quali era visibilmente arrossato:- Non ricorda, signore? - disse - Sono venuto per il suo ricevimento. E' stato proprio lei ad invitarmi. Le ho anche portato questo...- e gli consegnò uno stecchetto di legno.
 
Giocatevi  34  'a capa, 15 il iovane e 60 il secolo.

Cerca nel sito

Cerca per...

Sono con noi

Ci sono attualmente 1 utente e 3051 visitatori collegati.

Utenti on-line

  • Antonio.T.