Un rubinetto che perde | Lingua italiana | Antonio Cristoforo Rendola | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Un rubinetto che perde

RUBINETTO.png
Visto che è una bella e fresca notte mi  sento ispirato per scrivere su queste pagine un racconto che abbia come sfondo scenico proprio la notte.
 
Cosa dire della notte? Vediamo di raccogliere qui di seguito i primi pensieri che mi vengono in mente circa la notte da manipolare e poi organizzare per un racconto intitolato:
 
“Che notte quella notte!”
 
 
1) La pace della notte; 2) la notte quale imago della fatal quiete; 3) La notte celebrata nelle romanze d’amore; 4) La notte protagonista nei versi dei più grandi poeti; 5) La notte con la sua complice oscurità; 6) La notte è piccola per noi; 6) La notte che ci fa impazzire di desiderio; 7) La notte che insegue il giorno; 8) La notte che concilia il sonno…
 
 
Tic!
 
La notte che…(cos’è questo rumore? Sentiamo…No, mi sono sbagliato non è nulla).
Allora stavo scrivendo pensieri sulla notte: Notte, meta d’amore; notte silente il freddo non si sente se c’è la donna accanto…
 
 
 
Tic!
 
(Eccolo di nuovo! Allora non mi ero sbagliato! Proviene dalla cucina… Bene, vado a guardare faccio in un attimo):
 
 

 
(Rieccomi. Era il rubinetto del lavandino. Cosa da nulla, una stretta e via).
 
Tic
 
(No, non è bastata! Accidenti! Eppure ho stretto bene. Vado a vedere, torno subito)
 
 

 
(Ah, mo non mi darà più fastidio!) Dunque, eccomi alle prese con un racconto il cui sfondo sarà la notte con il suo buio, con le sue ombre e con i suoi misteri. Vediamo di creare di personaggi notturni: Un vampiro? No, troppo sfruttato. Un serial-killer? Troppo banale. Direi che un operatore ecologico vada meglio ed è più appropriato. Si, u operatore semplice, umile ed innamorato del suo lavoro. Beh, del suo lavoro, no! Non vedo come ci si possa innamorare della spazzatura. Un momento! Ci sono! Lui si innamora di una di quelle…si, insomma di una donnina notturna. Si, si…Vediamo…la chiamerò Cleo. Oddio mi pare più il nome di un trans, ma mi piace,Lui lo chiamerò Marcantonio. Cleopatra e Marcantonio!
 
CHE NOTTE QUELLA NOTTE!
 
“Quella notte faceva un caldo insopportabile. Per l’afa dormivano in pochi e centinaia di persone stavano affacciate ai balconi…”
 
(Centinaia? Ma no! Che è ‘na festa patronale?).
 
“Decine di persone erano affacciate ai balconi…”
 
(Decine? Troppi! Che notte potrà mai essere quella notte con decine di persone affacciate ai balconi?)
 
“Una persona era affacciata ad un balcone! Costui, il cui nome non ha alcuna importanza, scorse un ombra che spingeva un carrello che nella notte cigolava con un rumore ossessivo…”
 
Tic!
 
(Ecco! Ossessivo…Eppure ho stretto bene!)
 
Tic!
 
UN RUBINETTO CHE PERDE
 
 
(forse non ho stretto bene, sarà opportuno che mi procuri una chiave).
 
 
Tic!
 
(Si, si, aspetta che mi procuri la chiave poi ti concio io per le feste. Ti stringerò in modo tale, maledetto, che nessuno riuscirà mai più ad aprirti)
 
  …
 
(Dunque, la chiave dovrebbe essere nel cassetto degli attrezzi, ma dove sarà il cassetto?)
 
 
 
 
 
 
Tic!
 
(Si, si, ti ho capito. Trovo la cassetta poi la chiave, poi per te è la fine! Dunque la casetta normalmente dovrebbe essere nel ripostiglio in fondo al corridoio…)
 
 
 

 
 
 
 
 
 
Tic!
(Ecco la cassetta! Ed ecco la chiave! A noi due!)
 

 
(Mo sfido chiunque a riaprire ‘sto rubinetto!. Dunque, continuiamo il racconto…)
“…Scorse un ombra che spingeva un carrettino che cigolava sinistramente facendo un rumore ossessivo. Era un carrello portabidoni con annessa scopa e l’ombra  era quella di Marcantonio, il quale non era proprio quel che si dice un “marcantonio”, ma era mingherlino, col naso aquilino, con pochi capelli in testa e con le gambe arcuate…-
(Oddio, ho descritto un mostro! Non esageriamo dai. Scriviamo così:)
“Marcantonio era leggermente bruttino, ma simpatico. Egli, sebbene fosse soltanto un operatore ecologico sciorinava filosofia socratica: affermava di sapere di non sapere. Infatti non sapeva un tubo! In un altro angolo della strada, l’unico uomo affacciato al balcone scorse un’altra figura. Quante ombre quella notte! Questa era un’ombra in minigonna rossa, aveva un paio di gambe lunghe come due trampoli ed un seno…accidenti che seno che aveva! Aveva anche una chioma bionda, lunga e liscia. Che ombra quell’ombra! Era Cleo. Andava avanti e indietro sculettando e canticchiando. Stonando tanto che un gatto che rodeva una lisca di pesce, per non sentirla, si ritirò in un bidone di spazzatura. Mentre accennava “Noi siam’ come le lucciole, giriamo nelle tenebre…”, incontrò Marcantonio che stringeva una scopa. Quasi folgorato dallo splendore della ragazza, l’uomo disse…”
 
Tic! – Toc!
(No! Ancora?! Ma come è possibile? Maledetto rubinetto! Ti venga un accidente!)
 
Tac!
(Vediamo che gli è preso…Torno subito)

 
 
 
 
(Ecco, ho chiuso l’acqua dalla chiave principale e l’ho spezzata! Nessuno l’aprirà mai più! Dunque cosa stavo scrivendo? Ah si, dell’incontro tra Marcantonio e Cleopatra…)
“Intanto l’uomo al balcone si procura un binocolo per poter vedere meglio i due, specialmente lei. – Aspettate qualcuno? – fa Marcantonio alla donna, e lei:- Clienti.-.
- Ah, capisco, rappresentante…-
- No, puttana.-
- Ah, ecco! Piacere…Io sono operatore ecologico…-
- Vedo. Scopa?-
- Qualche volta, ma raramente.-
La donna al malinteso rise di cuore, mentre l’uomo al balcone, non si sa come, si procurò un amplificatore direzionale per ascoltare i loro discorsi.
Cleo: - Mi chiamo Cleopatra.-
Marco: - Io Marcantonio. –
L’uomo al balcone, con un megafono che si era procurato, urlò: - Piacere, Cesare!-
Cleo:- Fa caldo eh…-
Marco: - Già, si soffoca! –
L’uomo: - Macchè, qua si brucia! (Guardando al binocolo) Vedo che il nostro autore, scrivendo scrivendo, si è addormentato con la sigaretta accesa che è caduta su queste pagine!-
Cleo: - Mio Dio! Stiamo prendendo fuoco!-
L’uomo: - Autore svegliaaaaaaa! Al fuocooooo!-
Marco: - Aiutoooooooo!
 
Che notte quella notte! L’incendio divampò in pochi secondi e la casa andò completamente distrutta. Andai per aprire l’acqua per spegnere quel che allora era un principio di incendio, ma fu tutto inutile, non ci riuscii. Ora, mentre scrivo e ricordo quel disastro, mi vien quasi la pelle d’oca per come andarono i fatti…
 
 
Tic!  Toc!  Tac!
Toc! Tic! Tac|
Tac! Toc! Tic!
Tac! Tic! Toc!
 
 

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