Il gelato (peccati di gola) | erotismo V.M. 18 | Antonio.T. | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Il gelato (peccati di gola)

La vidi all'improvviso, nella notte, sbucare inattesa da un vicolo come un pensiero a lungo represso e riemerso. Mi accostai piano mentre nell'oscurità della notte, vicina ad una vetrina tenuamente illuminata, merce tra le merci, le sue rosse labbra suggevano un cono gelato.

Come un bambino avidamente succhia la liquirizia così anche lei. Labbra rosse, calde e umide che sicuramente nemmeno la panna e la fragola sarebbero riuscite a raffreddare. Subito mi vennero delle idee...

Di altro ghiaccio  lei aveva bisogno per spegnere il suo fuoco.

Era giovane e bella: Troppo giovane e troppo bella per essere vera. Ma era così, lei vendeva il suo amore come tante altre donne la notte, là sulla strada. Ma lei era giovane e forse era la prima volta che vendeva il piacere, forse era la prima volta che si accingeva all'antico mestiere.

Era l'unica donna che, in quella notte zingara, aveva suscitato il mio interesse e risvegliato le mie voglie.

Lei, che mi aveva visto indeciso, rompendo gli indugi mi chiese una sigaretta e cosa volessi...Con perentoria

sicurezza affermò che il prezzo non era contrattabile. La bellezza non ha prezzo. E così me la ritrovai in macchina. Nella mente continuava a ronzarmi come un tarlo la sua domanda..cosa voglio?

Lo so cosa voglio e lo sai cosa voglio da te.

Finalmente soli, oltre il traffico della strada oltre i suoni di una notte d' estate. E' buio profondo nella mente, neanche un pensiero tormenta il silenzio ed io sono qui, ubriaco di gioia, il piacere nella pelle di brividi satura. Da una distanza infinita mi pascevo del suo sapiente lavoro, la mente, separata dal corpo, godeva, il corpo, oltre la mente, dolcemente volava.

Così quella sera mi prendevo il piacere. E ti guardavo  mentre curavi il mio desiderio. E a lungo doveva durare perché è il desiderio che sorregge la mente, perché la mancanza che acuisce i sensi e prolunga la veglia. Nota eternamente sospesa sull'abisso e sempre ripresa, Messa di Requiem; nel pentagramma delle emozioni, sempre la stessa nota devi suonare...il piacere.

Non è ancora giunto il momento dell'oblio, l'attimo in cui il desiderio abbraccia il suo scopo e si acquieta nella serena spossatezza dell'appagamento. E ti guardo mentre calde e umide labbra accarezzano il centro del mio desiderio. Sento il corpo che grida "ora" "adesso" e non concedere nulla, ancora, che non sia l'attesa di una sicura esplosione di gioia. Così deve essere il purgatorio, dolore di una attesa che porta la gioia. Ma la gioia è un attimo, un istante e io la gioia e il piacere lo voglio lungo...la gioia è adesso, in ogni momento che mi porta all'attimo, a quell'attimo che sento vicino, sempre più vicino. Respiro. Affannosamente respiro e disperatamente cerco un ricordo, un pensiero, un' immagine un volto, qualcosa qualsiasi cosa che mi distragga dal piacere e che calmi questo cuore-tamburo che batte sempre più forte sempre più rapido, frenetico, più vicino alla gola, parola quasi che danza e attende l'estasi e il silenzio.

E la tua lingua mi fruga esperta, sapiente, paziente e la tua bocca mi bacia e non so quanto ancora resisterò al tuo assalto.. i tuoi occhi mi guardano e il respiro diventa sospiro e fanno la danza e il ritmo...scivolo nell'eternità.

Qual è il tuo prezzo?

Quanto mi costa questo gioco che gioco con la benda sugli occhi, bambino attratto dai suoni del mondo, bambino che non ha altra guida se non il desiderio e la volontà di piacere a se stesso. Egoista, edonista, ma io gioco solo a mosca cieca e là dove afferro ciò che sento, mi fermo.

La riaccompagnai a quella vetrina tenuamente illuminata da dove, in un altro tempo, l'avevo tratta per condurla lungo la strada dei miei desideri.

Con stupore le pagai il prezzo di un cono gelato - panna e fragola - con cui lei addolcì il sapore amaro di un uomo che paga l'amore.

 

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