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Arrivederci carnevale

Le guglie, le nuche della gente

ogni cosa si smuove, ogni cosa s'adduce

i piedi del monte sorreggono un gigante

è mattino, questo, e la luce tracima

dal suo collo.

Vecchio morboso, la tua donna

era una diga folle dal ventre di piuma,

attirava a sé mari onde spume

uno sguardo solo, un'ammiccata di ciglia

e tutto rinasceva per lei.

Oggi invece la città scivola via in fretta,

il sole si stende a fatica, s'appende ad asciugare

come uno scarafaggio,

un insettino volgare,

e i panni s'orientano con lui

nel vuoto dei loro quartieri.

Datteri essiccati di stagioni accolgono

il mezzodì fetenti, il profumo di fiori d'arancio

s'appanna sul vetro del mondo

e m'inebria: so' rondine ubriaca nel mezzo dell'eterno.

 

Rovereto, 25 febbraio 2012

Caterina Manfrini

 

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