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Una vita ben spesa

 
E' certamente lui, quello dell'anno scorso, il nero volatile padrone dei due giardini contigui, vicino casa mia. Non ci giuro ma, i versi che fa per chiamare la femmina e quello per scacciare altri maschi o predatori, li trovo unici. Gli era andata bene, l'anno scorso, una ricca nidiata portata a buon fine. I suoi merlotti saltellavano nel prato, finché non volarono via tutti.
Ora deve di nuovo combattere strenuamente per salvare la nidiata di quest'anno, Black, l'inconfondibile merlo maschio del mio giardino, con quella traccia di albinismo, quell'unica piccola piuma bianca sull'ala sinistra, che spicca nivea sulla sua nera livrea, più del becco giallo brillante. Ha il nido in una siepe di bosso, una vecchia bordura del giardino ormai trascurata e si danna a scacciare, ora una grossa biscia, ora una gazza che, ostinatamente, si apposta su un ramo, ad aspettare che si allontani poi scacciare la femmina dalla cova e rubare le uova o ghermire i pulcini. E lui, sebbene di taglia inferiore, si avventa vibrando colpi d'ala, scacciandoli. Gli animali non corrono mai troppi rischi di ferite, anche minime, che potrebbero limitarne la forza o l'agilità per cacce successive, quindi desistono, fuggendo la determinazione di Black.
Grande cacciatore di lombrichi sotterranei. Fissa il terreno come avesse un radar nel becco, poi l'infila, fruga ed estrae un contorsionista verme e vola nel fitto della siepe.
Presto i merlotti uscirono allo scoperto. Tre, satolli e forti, e presto si allontanarono sempre più verso altre siepi, giardini.
Ma ci sono i gatti, che degli uccelli sono irriducibili cacciatori. E Gart, il maschio castrato, bianco e nero di mia figlia, lasciò il corpo senza vita di Black, sullo zerbino davanti all'uscio. Era il suo modo di farci capire che era di famiglia.

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