Incomprensibile capacità. | Prosa e racconti | Bruno Magnolfi | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Incomprensibile capacità.

          
            Ci sono certi giorni in cui mi sembra che tutti i miei spazi di manovra poco alla volta si stiano riducendo. Proseguo ad andare in palestra e fare allenamento fisico, tanto per occupare giusto quel paio d’ore all’interno di tutta la mia giornata sempre così vuota, ma in ogni caso lo faccio cambiando continuamente gli orari e le giornate della settimana, in modo da non incontrare troppo spesso tutte quelle persone che al contrario di me sono più abitudinarie. Giro molto in macchina, poi, percorrendo molte strade di questa città anche piuttosto distanti da casa mia, e fermandomi ogni tanto in qualche piccolo supermercato casuale, dove cerco di acquistare tutto quello che mi serve. Fingo di star bene insomma, anche se a fine giornata non mi sembra affatto vero.
            Mi piacerebbe soprattutto avere un incontro chiarificatore con coloro che mi fanno lavorare ogni notte per sorvegliare il parcheggio dello stadio, ma quando penso a questa eventualità mi viene subito da sorridere: non sarà mai possibile una cosa di questo genere immagino, e molto probabilmente dovrò rassegnarmi ad avere dei rapporti di lavoro solamente con un gruppo di fantasmi posti dietro ad un numero di telefono variabile, abilitato solo a spedire e a ricevere messaggi. Quando termino il mio turno di lavoro osservo l'alba, che sembra riesca certe volte come a far risorgere persino questo spiazzo desolato, e so di avere davanti a me tutta una giornata intera per mettere insieme idee, progetti, modifiche sostanziali ai miei comportamenti. Mi getto a capofitto nel nuovo giorno, e mi sembra quasi di poterlo dominare, e in qualche modo di esserne padrone.
Allora giro in lungo e in largo per le strade ancora fredde di tutta la città, mentre rifletto su come impiegare anche oggi tutto il tempo libero che mi viene regalato, nonostante di lì a poco il sonno mi colga in modo forte, tanto da farmi rientrare per forza nel mio appartamento a riposarmi. Vorrei sfuggire a questa morsa che mi stritola, ma non posso certo permettermi di arrivare a sera per l'orario di lavoro già stanco o poco riposato: devo essere lucido, cosciente, pronto a qualsiasi reazione possibile mi venga richiesta in questo ruolo che ho accettato.
Porto sempre con me questa pistola carica, naturalmente con la sicura inserita, ben nascosta nel piccolo sottofondo di una borsa dove tengo molte delle mie cose, ed in questo modo mi sento più sicuro. Un paio di volte sono anche andato in un luogo isolato di campagna, proprio per fare delle esercitazioni di tiro, e devo dire che ne sono rimasto abbastanza soddisfatto. Devo riconoscere che mi manca l’affetto di una compagna qualche volta, o anche di un amico, qualcuno a cui magari rivelare qualcosa di questa vita stupida che cerco di mandare avanti. Non riesco a concepire quasi più il senso delle mie giornate, salvo gettarmi dentro ad ogni attimo mi si presenti davanti, come qualcosa soltanto da affrontare e mai da comprendere o interpretare.
Vorrei anche andare a visitare qualche museo importante, prossimamente; oppure qualche mostra d’arte, di quelle che sembrano sempre sulla bocca di tutta la città, e cercare sulle tele di qualche maestro indiscusso quello che sembra mancarmi qualche volta. Sono sicuro sia là dentro il risultato finale di molti miei malesseri; proprio lì, l’inizio e la fine della mia giornata; dentro quelle stanze quasi sacre la spiegazione vera di quanto sta accadendo attorno a me. E forse, in mezzo a qualche sottigliezza stilistica che probabilmente non riesco neppure a comprendere, potrei trovarci la spiegazione di tutto quello che mi sta accadendo, magari elaborato in figurazioni estrose che neppure assomigliano alle mie vicende, ma che forse rivelano comunque al loro interno il mio stesso malessere, questa mia febbre, la mia stessa incapacità di comprensione delle cose.
 
Bruno Magnolfi 

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