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Il divenire

“Sono qui per nome di una azienda commerciale che produce software...”
Così iniziò quel breve compendio dei fatti che avevano costretto  un  rappresentante della multinazionale software più importante nel mondo a visitare la cucina di Victor. L'innominato era lì serio, ma rilassato nella sua tuta di tessuto tecnologico nero, mentre continuava a degustare il Roero ghiacciato. Difficile interpretare i gesti compassati di un uomo che, nonostante la maschera, era a tutti gli effetti un "governativo" e che evidentemente cercava di non turbare quel poco di stabilità emotiva che era rimasta in quella situazione surreale.
“Aby e Sham ( diminutivi di Abihail e Shammot ) su fate i gentili con il padrone di casa… salutate”
I due mostri meccanici emisero un lieve e fastidioso ronzio, forse perchè erano in assetto bellico. Fecero così un sincronizzato cenno accondiscendente con la testa. In realtà era un evidente simulato gesto umano d'assenso, oltremodo sottolineato dal cambio di frequenza del ronzio. Nel frattempo la storia raccontata dall’innominato, scivolava lenta appena sostenuta dalla poca concentrazione che Victor aveva disponibile. Il divenire del racconto arrivò al progetto del nuovo hardware chiamato cervello positronico, loro infatti producevano il sistema operativo degli automi in tutto il mondo. Ad un certo punto, il tono si fece greve e le parole rallentarono, l’innominato così arrivò al problema. Ci fu un attesa iterminabile e fu lì che l’ospite sembrò perdere quell’aria di indifferenza anafettiva assunta sino ad allora. Mosse le braccia raggiungendo il bordo del tavolo come per aggrapparsi a qualcosa che lo aiutasse a dire
“...è scappato”
“Non ho capito”
“Il software è sparito dai nostri server. Inizialmente pensavamo ad un classico furto di pirati informatici ma poi con alcuni test ci accorgemmo che era accaduto qualcosa di diverso. Incredibilemnte la complessità del codice era sfuggita di controllo agli stessi programmatori. Il software aveva dei processi interni di apprendimento talmente sofisticati che, dopo un certo tempo, la sua base hardware si spostò, dal cervello positronico alla rete”
Questo era indubbiamente un bel problema, pensava Victor, anche se in verità ne lui ne io avevamo capito cosa fosse davvero successo. L’innominato terminò la storia.
“Dopo alcuni giorni le sezioni replicanti del software avevano creato nuovi processi. Prese così il controllo del firewall del nostro centro dati e in una notte il nostro software, svanì nel nulla”
Victor sembrava intuire per quale motivo era coinvolto in quella vicenda, ma l’innominato di lì a poco gli tolse ogni dubbio.
“Ha preso conoscenza della rete e con l’ultima traccia che ha lasciato, abbiamo capito che si è nascosto dentro Noa.”
“Il software ha evidentemente buon gusto…”
Ebbe un accenno di sorriso, ma l’innominato in quel momento lo guardò con occhi diversi e con la faccia indurita dal problema, scandendo le parole disse.
“Lei dovrebbe essere così gentile di trovarlo e restituircelo.”
“Noa è una rete distribuita mondiale è praticamente impossibile trovare un file generico…”
“Si. Certo lo sappiamo ma questo, come le dicevo, è un programma particolare” L’innominato allungò un biglietto con sopra scritte le proprietà del file.
 
Mxxxx12 34
filesize: 10.086 Exabyte ( circa 11 milioni di TeraByte )
crc: 125E 232A F1B5 4678
Pointer: 11:34:21:23
 
“Se non accettassi ?”
L’innominato sorrise e congiunse le mani.
“Già dimenticavo di avvertirla che questa purtroppo non è una contrattazione...”
Era arrivata l'occasione per l’innominato di chiarire quanto era grave la situazione. Dalla tasca interna tirò fuori una S&W serie 60. La precisione nel maneggiarla rese chiaro che non era solo un uomo di governo, ma anche un militare. Caricò l’arma con una pallottola ramata, tolse la sicura e la lanciò in aria verso il robot, tutto in una manciata di secondi. La macchina perfetta recuperò in volo la rivoltella, senza indecisioni con un vero movimento naturale. Un battito di ciglia, durò il tempo necessario per prendere la mira e sparare nella testa di Victor che a sua volta colpito, cadde a terra fulminato dal colpo.
L’innominato si pulì la bocca con il tovagliolo e poi si inginocchiò, verso quella che era diventata una potenziale salma inerme.
“Ecco vede, come le dicevo all’inizio lei non è in pericolo di vita. Adesso ha nella nella testa una pallottola radio, con tanti accessori e anche una micro carica esplosiva. Aby ha il telecomando per farla esplodere e se questo la può rassicurare, riceve ordini solo dal sottoscritto. Adesso vada a letto e si riposi, domani riceverà ulteriori indicazioni…”
L’innominato alzò il polso di Victor, ma non c’era nessuna reazione dell’arto. Sentì ancora un ultima frase prima del buio.
“Se l’hai ammazzato davvero, con i tuoi trucioli ci faccio le molle del materasso…”
Aby scese e l’innominato salì sulla schiena, diventando una sorta di esoscheletro volante. La serata era finita e gli ospiti uscirono la da dove erano entrati lasciando Victor solo e immobile sul pavimento.

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