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Diarii di un romantico - parte I

Varsavia 20 Settembre 1808
 
Ho voglia di leggere un racconto, un bel racconto.
Uno di quelli che ti sconvolgono, che ti fanno sentire piccolo talmente strabiliante è il suo contenuto.
Eppure in giro ne vedo pochi, ne vedo pochi che mi prendano, che rubino la mia attenzione al primo sguardo... come le persone, insomma.
Vi è mai venuta voglia di leggere qualcuno, scrutarne l'animo, lo sguardo, possibilmente alla ricerca di quel qualcosa che siamo noi stessi ad infondergli indebitamente? Sì, quel fantasticare sulle personalità a noi ignote, sulle quali inventiamo storia e vissuti sulla base di una semplice apparenza, storie che poi non si confermano o di cui non cerchiamo nemmeno di sondarne la validità.
In fondo che importa di come siano veramente 'gli altri' quando possiamo inventarli da noi? Cosa importa quale sia la vera essenza di un individuo, se possiamo costruircela su misura, a nostro piacimento?
Eppure in fondo importa, eccome se importa, perché in essa, nella nostra fantasticheria, proiettiamo una speranza, una speranza mal risposta di una individualità che possa affascinarci come desidereremmo e che invece, poi, si mostra nella sua brutale realtà di fatto, eludendo ogni sogno e possibile giustificazione.
A me è venuta spesso, questa voglia, e puntualmente a seguirla vi è stata la delusione del riscontro con la realtà.
Mi chiedo se vi sia ancora spazio, qui, per gente come me, che cerca ancora un racconto, una storia da raccontare e da apprendere nello sguardo dell'altro.
 
Varsavia 4 Gennaio 1809
 
Sono passati i giorni delle feste, adesso si attende soltanto l'Epifania.
Questa, fra tutte, è sempre stata la mia festa più gradita.
Vi è meno attesa del Natale, meno pressione e corsa agli auguri, alle messe, ai regali... porta con sé una strana quiete, la quiete di una visita, appunto, e di una rivelazione.
Ricordo che da piccolo vedere quelle calze appese al camino o sui davanzali delle finestre mi riempiva di gioia, quasi non mi importava di cosa fossero poi riempite, ne assaporavo soltanto il calore.
Sono sempre stato un tipo silenzioso, giocavo poco con i miei cugini (i miei zii erano soliti passare le due settimane di festa nella casa dei miei genitori), preferivo passare il tempo nella mia camera da letto a scrivere. Trovavo che i giorni di vacanza fossero utili per dedicarmi alle mie passioni, messe a tacere, durante il resto dell'anno, dalla scuola o dalla calura estiva che nuoce tuttora particolarmente alla mia persona. Scrivevo del più e del meno, inventavo storie più che altro, e ricordo che avevo anche provato a proporne qualcuna al mio maestro, ma furono tutte rifiutate e tacciate di essere eccessivamente 'favolesche'... inutile dire che non ne ho mai ben compreso il perché.
Era certo che la mia immaginazione fosse abbastanza viva, ed è grazie a questa che tutt'oggi posso prendere delle pause dalla realtà quotidiana, una realtà che mi assilla non poco.
Oggi il fattorino mi ha consegnato la lettera dell'editore sotto al quale sto tentando di pubblicare un mio racconto, non l'ho ancora aperta tanta è la paura di un uilteriore fallimento. 
Forse questo è il momento giusto per farlo... sì, sono pronto, vado a tentare la sorte allora.
 
 
Niente, nulla di fatto un'altra volta.
Chissà cosa avrà di male, poi, questa storia.
 
Alexis[A.H.V.]
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