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Storia di Soliman

Come tutti quelli della sua età, Soliman dovette fare i conti con quel suo naso, esageratamente lungo e molliccio. Guardando la mamma e tutti gli altri, ben presto capì che infondo era un attrezzo molto utile. Ci poteva bere, strappare i rami, carezzare.... Capì di essere un elefante. Imparò a governare il proprio corpo e ad accettare la presenza degli uomini, poichè viveva in una comunità di elefanti domestici, a convivere con loro, in particolare con Karim, un ragazzo che veniva al fiume a giocare con lui. 
 
Crebbero così assieme. Soliman divenne un gigante e Karim un uomo che si prendeva cura di un pachiderma.
 
Erano felici di condividere quella loro terra fatta di jungla, di colori vivaci e di feste, nelle quali la pelle di Soliman diventava un campo di fiori dipinti, coperta di drappi ricamati.
Con Karim in groppa, sfilava in mezzo alla folla che li acclamava, tra suoni e balli.
 
Un giorno vide arrivare il suo amico con un volto molto triste (aveva imparato a riconoscere i sentimenti umani). Dai suoi occhi cadeva una strana acqua. Lo carezzava, lo baciava e lui non capiva. Altri uomini lo accompagnavano. 
Stava accadendo  qualcosa di molto brutto, lo sentiva.
 
Fu portato in riva al mare e costretto a salire su una specie di casa galleggiante. Karim lo abbracciava e le sue gote facevano acqua da tutte le parti. Non poteva spiegare a Soliman che il capo del villaggio l'aveva mandato in regalo, ad un principe lontano, al di là del suo mondo conosciuto.
 
Lanciò dei barriti strazianti ma inutili. Ben presto vide allontanarsi la sua terra, il suo amico. Tutto divenne acqua. 
Il viaggio fu estenuante ed anche se tutti erano gentili con lui, Soliman era afflitto.
 
Passò per paesi sconosciuti, accolto da saluti ed ovazioni che lo lasciavano indifferente.
 
Giunse in una cittadina di montagna. Attorno a lui ogni cosa era bianca. Affondava in una polvere fredda e bagnata. Non aveva mai visto la neve. Che ci faceva un elefante in mezzo a quel gelo, pensava.
 
Il padrone dell'albergo che lo ospitava, lo accudiva amorevolmente ma a lui non bastava. Dov'era il suo villaggio, i suoi compagni, Karim? Si addormentò quella sera particolarmente abbattuto e sognò:
 
"La regina di quella città, in vesti argentate, gli venne incontro con i dignitari di corte. Gli offrì in dono una grande perla avvolta di luce. Lui la toccò dolcemente col suo nasone. La perla cadde e si trasformò in una elefantessa bianca: Jasmine.
 
Era la cosa più bella che avesse mai visto. Aveva una stella sulla fronte e un drappo, ricamato d'argento e di quel cielo esageratamente blu del suo paese, le copriva il dorso.
 
Fu amore a prima vista. Intrecciarono i loro nasi e Soliman decise che sarebbe stata la sua compagna per tutta la vita.
 
La regina volle celebrare le loro nozze, nel bellissimo duomo  della città e ordinò una grande festa danzante coloratissima.
 
Soliman ritrovò i suoi compagni vestiti a festa, grandi e piccoli barrivano felici.
 
I suoi occhi erano pieni d'amore per la sua Jasmine ed il suo cuore traboccava di gioia.
 
D'un tratto, un lampo si portò via ogni cosa.
 
Si svegliò, solo e avvilito.
 
Mangiava pochissimo, cercava di dormire il più possibile per ritrovare il suo amore.
Diventava sempre più debole.
 
Proseguì il suo viaggio e arrivò alla meta: un castello austero e tetro. E lì in una stalla, portò tutta la sua solitudine.
 
Arrivò la primavera col suo manto verde e le Dolomiti splendevano, nell'azzurro, tra fiori e farfalle. Il povero elefante non si consolava. Non sognava più, non rivedeva Jasmine.
 
Non sapeva Soliman che Karim aveva lavorato sodo, dopo la sua partenza, racimolando il
denaro necessario per affrontare il viaggio e raggiungerlo.
 
"Devo andare, chissà cosa gli sarà accaduto. Che ne sanno in quel paese di come si accudisce un elefante" pensava.
 
Intanto quel gigante deperiva, ormai non si alzava più. Giaceva sulla paglia, stanco e depresso, mezzo addormentato. Improvvisamente sentì la carezza di una mano conosciuta.
 
Aprì gli occhi e vide Karim.
 
"Povero amico mio, come ti hanno ridotto..."
 
Soliman era felice, fece per alzarsi ma le forze lo avevano abbandonato.
 
Ora poteva dormire tranquillo, c'era chi avrebbe pensato a lui.
 
In quel preciso istante successe qualcosa che Karim non avrebbe più scordato.
 
La stalla si illuminò e apparve una elefantessa bianca. Vide quel povero corpo alzarsi barrendo di gioia "Jasmine!" e intrecciare il naso col suo, come in un bacio.
 
Poi volarono nella notte.
 
Soliman gli rivolse un'ultima voce d'addio e uno sguardo pieno di affetto e riconoscenza, per quegli anni trascorsi assieme, nella felicità del loro paese.
 
Infine l'oscurità a poco a poco, cancellò la loro presenza.
 
C'era la luna piena che si fece rossa come le spezie orientali.
 
"Sei arrivato, caro amico, nel tuo paradiso. Ora, sono certo, starai festeggiando con i compagni, tra musiche e balli".
 
Da allora, Karim, ad ogni plenilunio guardava lassù, la luna rossa, ricordando quell'amicizia straordinaria che l'aveva legato a Soliman e sentendo quel grido, inconfondibile, che lo chiamava al fiume, da ragazzo: il suo barrito.
 
 

 #
Che bello! Bevuto tutto in un sorso per quanto è anche scritto bene.
Un caro saluto
......W......
 

ritratto di Eleonora Callegari
 #
Grazie W. Lieta che ti sia piaciuto. Ricambio il caro saluto :-)
 

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