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Ormai il superfluo l'ho eliminato

Ormai il superfluo l'ho eliminato.
Gioco con due nuvole e una tazza di caffè.
Con una spesa di pochi spiccioli.
La macchina l'ho venduta.
Il guardaroba è di stracci vecchi.
Mangio acciughe e pane vecchio.
Acqua e detenzione.
Amo chiunque, non mi lego a nessuno.
Il mattino è una meraviglia di sonno
e scarsa fiducia.
Cosa mi può ancora portare il giorno
che io non sappia, in questa frondosa routine?
Studio i libri e la vita degli altri.
 
Con la pancia penso e mangio.
Col cuore scrivo e sogno.
Così, per gratuita necessità.
Cosa mi può ancora portare il giorno
se non una tarda età
e una perplessa respirazione di segni del divino?
Non ho mai fatto una vita normale.
Sono disfunzionale alla dinamica sociale.
Morale: mi lavo di solitudine
e paradisiaco silenzio.
 
Mi lavo di lacrime e cattivi pensieri.
Di antica disperazione.
Forse sono libero, nonostante tutto.
Aspetto il treno con ancora un po' di meraviglia.
Sogno e non ricordo.
Ma mi resta l'odore di viaggi e movimento.
Io, così sedentario e appartato.
La vita la si butta, la si spreca.
Si arriva perennemente in ritardo per la gioia.
Si è sempre sfasati, per distrazione
e forse anche pigrizia.
 
Mi rimane un'alba nelle cervici,
un'afasia verbosa, voglia d'alcol.
Alla deriva dall'antica disperazione.
Credo nella poesia come alluvione
di colori inattesi, uragano, torrente.
Non ho più niente da fare,
da prendere sul serio.
Dunque mi posso dedicare a tutto
senza spremere nulla.

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