Modi di dire noti e meno noti | Lingua italiana | Fausto Raso | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Modi di dire noti e meno noti

Rispondere picche. Chi non conosce questo modo di dire che si adopera allorché una persona si rifiuta categoricamente di fare una cosa e risponde, di solito, anche in malo modo? Pochi, forse, sanno che questa locuzione è “concatenata” con un’altra, precisamente a “dare il due di coppe” che, in senso figurato, significa negare o rifiutare qualcosa, rispondere negativamente ad una precisa richiesta, magari scacciando anche in modo poco urbano il postulante. L’origine di quest’ultimo modo di dire ci aiuterà a scoprire anche la provenienza della prima locuzione. Vediamo, dunque.
Gli amatori del gioco delle carte – da cui provengono le due espressioni – sanno benissimo che il ‘due di picche’ è la carta di minor valore di tutto il mazzo, ma a volte è sufficiente a far perdere la partita e, quindi, a “buttar fuori” il giocatore eliminandolo, ovviamente, dal gioco. Metaforicamente, per tanto, colui che dà il due di picche o risponde a picche lascia intendere chiaramente le proprie intenzioni che non sono proprio… favorevoli al richiedente. Di significato leggermente diverso l’espressione “contare quanto il re o fante di picche”, cioè non contare nulla.

Far la tortura cinese. In senso proprio questa locuzione non abbisogna assolutamente di spiegazioni: la “cinese”, infatti, è una tortura lenta e dolorosissima, crudele e raffinata e tesa a far durare la sofferenza del malcapitato il piú a lungo possibile. Sembra che i Cinesi ponessero la tortura al livello delle loro arti e vi si dedicavano, quindi, con la stessa maestría e ‘abnegazione’. In senso figurato si adopera quest’espressione per definire l’ansia o l’inquietudine che proviene da un’assillante preoccupazione, da un’attesa angosciosa, da un tormento interiore, da un dubbio o da un sospetto, da un’aspettativa la cui risoluzione si prospetta molto lontana: il processo è fissato fra cinque mesi, è veramente una tortura cinese!

Far forno. Gli amanti del teatro dovrebbero conoscere quest’espressione che è propria, appunto, del gergo teatrale. Per la spiegazione e l’origine della locuzione ricorriamo a un dialogo immaginario tra padre e figlio. Peppino non era più in sé per la gioia: il padre gli aveva promesso che il giorno del suo compleanno lo avrebbe condotto a teatro e sarebbe stata la prima volta che il fanciullo avrebbe assistito, “dal vivo”, a una rappresentazione del genere. L’attesa, quindi, era spasmodica. Quel giorno, finalmente, arrivò. “Sbrigati Peppino, oggi è il giorno in cui il teatro ‘fa forno’, la sala sarà tutta nostra, nessuno ci disturberà, vedrai come staremo bene. Il giovinetto, lì per lì, restò interdetto; pensò che il teatro in quel giorno si sarebbe trasformato in una… pizzeria, e lui non aveva voglia di mangiare una pizza, voleva andare a teatro, come promessogli dal padre. Si fece coraggio e chiese spiegazioni. “Papà, veramente mi avevi promesso che saremmo andati a teatro, non a mangiare una pizza; perché hai cambiato idea?”. “Sciocchino – ribattè il padre – andiamo a teatro, stai tranquillo, e la sala sarà tutta per noi perché ‘fanno forno’ ”, appunto. Nel gergo teatrale, dunque, “far forno” significa ‘rappresentare a teatro vuoto’. Quest’espressione è un calco sul francese ‘faire (un) four’ e, pare, si adoperasse quando la sala era quasi vuota e, accomiatati i pochi spettatori presenti, si spegnevano le luci rendendola in tal modo scura, buia come un forno”. 

Essere stufo. Tutti conoscono questo modo di dire che significa ‘essere stanco di qualcosa’, ma soprattutto ‘essere infastidito, stizzito’. Chi immagina, però, che la locuzione ha a che fare con la… stufa? Vediamo, quindi, come si è giunti – attraverso un passaggio semantico – dalla stufa alla “seccatura”. Stufa, dunque, è parola greca tratta dal verbo “tipho”, ‘mando fumo’, ‘emano vapore’ e il fumo – si sa – è un “puzzo”. Dal verbo “stufare”, infatti, è nato l’aggettivo ‘stufo’ con il significato di ‘stanco’, ‘nauseato’, ‘scocciato’. Perché? È presto detto. Dal punto di vista etimologico ‘stufo’ significa ‘sommerso dal puzzo’ e, per traslato, infastidito.
 
 
Fausto Raso

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