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autoritratto 2 (flusso di pensieri incontrollabili)

è un talento semi-pensionato
con la fissa per la poesia
che sgura
gli angoli sporchi di casa,
le macchie del suo talento parziale
lasciate per tutto il pavimento
e guardando la sua faccia dentro lo specchio -
una faccia assurda,
con occhi veramente strani,
lobi dell'orecchio e denti
dello stesso giallo sporco - 
pensa all'ultimo full di k
nella mano decisiva contro la Fortuna,
"non me la sento" ha detto
"lascio. ho troppa paura".

ha in mano l'edizione del '96
delle Poesie d'amore di Anne Sexton,
"un giorno finirò come lei,
mi daranno il Pulitzer 
e avrò fama e graziose ragazze
attaccate al mio uccello
come lattanti alle mammelle...",
ma in fondo sa che ciò che scrive
sono solo bucce dentro una fogna,
lumini nel fondo di un delirio
e trova parole crostificate negli angoli della sua galera,
le cura come fossero bambini,
scrive questo, che è insignificante,
ma forse meglio di molte altre banalità
millantate per grande poesia.

Marzia gli va incontro come un carabiniere,
"dimmi cos'è che ti rende così instabile.
cazzo! hai sempre quest'aria frastornata,
bevi da far schifo, ti corichi con i vestiti
e non facciamo l'amore da 12 ore!"
lui non la guarda nemmeno in faccia,
trangugia una sorsata profonda della sua birra chiara,
una gran birra questa Chimay, pensa,
le si avvicina e le lascia un bacio delicato sulla guancia,
"ti amo, colonnello" le dice.

poi inserisce un cd nello stereo,
la prima (perfetta) è Higgs Boson Blues,
lui scaraventa la birra dentro il cestino,
si dà da fare alla tastiera come un dannato,
"questo sarà il mio capolavoro,
il testamento di un eunuco tirato per i coglioni
che non ha!"

"Hemingway ha puntato il fucile dentro la bocca,
ha sparato un colpo netto, preciso..."
dice una voce alla televisione,
lui non riflette più di tanto sull'accaduto,
pensa soltanto all'odore aspro delle cervella sparse sul pavimento,
il dolore della vita è niente
rispetto al dolore che possono darti gli uomini, pensa,
poi lascia il suo capolavoro
e scivola nel letto, è ubriaco
"vieni tesoro. stiamo un po' vicini"
" sei ubriaaaacoooo! ubriaaaacoooo!" dice il tesoro.

la sua poesia finirà incompleta,
come tutte le sue cose,
come il suo cervello,
come il suo talento...

adios.

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