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dallo spazio x allo spazio y

la mia religione da bambino era la religione cristiana perché m’avevano insegnato quella. poi il dolore s’è fatto cosa ragguardevole e le domande sono cominciate a montare, e io non so più se o in cosa credo. mia nonna ha la casa tempestata di figurine dei Santi. mia zia dice ogni mattino il rosario, e ogni tanto le parlo e non mi risponde, perché sta pregando.  mia madre crede e non crede. nel baratro c’è una lana comoda dove vi si affonda e si mettono radici, come gli alberi. a volte può diventar piacevole affondare là sotto. quando Gesù Cristo ha percepito la dispersione del suo nerbo dentro la croce, avrà desistito.  cosa faceva Dio, in quel momento, se non bearsi di quella lana comoda? non ci pensereste mai ma dolore mi sembra una parola strana come cipollotto. nei vecchi film di Bogart le strade dell’America avevano una nebbia quasi accomodante. è con questo parallelismo che sveliamo il corpo del dolore? con una nebbia bella che rende scibile la nostra natura di uomo e il nostro significato? roba buona che s’incartapecorisce come un legno lasciato a morire? e perché Dio l’ha permesso? 
 io ho solo la percezione di un Io spezzato che si muove a tentoni nel ribollire di un brodo confuso. ferdinando è una parola carina. anche Amore può esserlo. ma le mie divagazioni celano una certa insicurezza. nel soggiornare in una clinica per pazzi, infondo, si viene a familiarità con le divagazioni. lì c’è il senso dell’orrore che come un rubinetto aperto rilascia gocce pedisseque di de-umanizzazione. la perdita è ritenuta degna di punizione in una clinica per pazzi. non soltanto la perdita della Realtà, ma anche la perdita d’aderenza tra te e te stesso in un spazio ristretto che chiameremo x. x è lo spazio dei soprusi e delle preghiere fredde nel silenzio d’una disperazione. y è l’Infinito che si spalanca dietro le grate della finestra. è meraviglioso l'Infinito quando ti perdi in un pensiero di sconfinatezza. il crocefisso può sembrarti la risposta alle tue perplessità oppure la menzogna per cui la lama del disastro taglia i tuoi tendini come formine da torta. per questo vacillo nella fede. da piccolo non vacillavo. ora vacillo.                   
 

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