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La felicità

Osservo la scintilla dal porto
di una nave che va oltre 
lo spazio consentito dal verbo.
 
Mi nutro dell'aria chiara del pomeriggio-
ingoio il sole-
 
come smarrito dentro un violino che suona
io per un istante non sono più schiavo di me.
 
Tutto brilla,
tutto esulta nella sua bellezza esteriore,
in me torna un'allegria oramai dimenticata,
una gioia pacata. E dolce.
Sento anche le altre stelle,
quelle nascoste dietro la chioma dell'universo,
ribadire il loro entusiasmo verso questa giornata antica.
 
Ecco la felicità,
che si dispiega come la coda di un pavone dalle penne d'oro,
lungo la autostrada del Tempo
 
*
 
Dopo il giorno, dacché la serpeggia la notte
giallo il sonno dell'estate chiede permesso
al mio dolore, e d'improvviso, come dentro le trapunte
della mamma accovacciata al suo bambino,
esso mi trasporta nelle beatitudini del sogno.
 
Così io gaio e paco vagheggio
tra campi di rosso rubino e volti di uomini sconosciuti,
come calato nei panni di un eroe greco
che si offre all'incanto di avventure irripetibili
 
e questo sonno, la fine del dolore,
la pace, la calmezza, sussurra sommesso
una canzoncina dolce. è questa la mia estate,
il quieto vociare delle messi siciliane,
 
l'estasi di Dio e nella mia ansia che si quieta
io intravedo quel rigirarsi nel letto dell'infazia
come tregua alle inquietudini del giorno.

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