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Messina

Messina tutt’attorno, nelle mani, tutt’attorno
come un chicco di sale che si muove nei circuiti della ferita
io che la frequento di rado vedo
negli Asian Market una fuga ad 80 centesimi
nella mia testa gli africani accennano
col loro offrire il lavare di un vetro
una danza, e io non ho voglia, oggi
non mi sono neanche lavato
l’apatia è intatta, l’oceano delle mimose vacanti
è delegato a un vento mezzadro e portatore di pazzia,
Messina si offre con garbo, è sola, respira, si cura
e io sono straniero, perduto, tutt’attorno.
Alla ferita non basta la lacrima,
c'è tutto un bisogno sommesso di gridare,
nell'accento di quest'ansia primordiale,
in questo scoccare dei passi a piazza Cairoli,
alle 16, quando nei negozi le signore, accuratamente,
selezionano, apprendono, imparano questa o quella nuova moda,
quando gli zalli camminano a grupponi,
disattenti, maldestri, con lo smog gli è amico,
con quell'intasarsi della giugulare, qual partire e ritornare sempre,
tutt'attorno, Messina, si agita, riempie e svutota
e la mia condanna prosegue.
 
 
*
 
 
 
Perduto nell’atto puro dello scrivere
sento la parola farsi vertigine marmorea
nella corsa febbrile che tocca la sensazione
e la trasforma in mondo
così la strada irreale dell’arte
questo giocattolo rotto e senza muscoli
si fonde alla mia ansia preistorica
e come l’uomo, calato nella pioggia acida della felicità
ecco l’istante che cambia le cose

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