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poesia del giorno dopo

dolore come lo schiumoso grigiume del ratto-madre,
il mio soprabito di morte possiede una coda lunga,
coda coda, il mio dolore è qui, faccia di angelo-donna,
porta dietro gli strascichi dell'anno appena trascorso,
tutte le bottiglie spezzate a metà dalla sciabola ingloriosa del Tempo,
la luna come una fottuta vergine di Scaletta Zanclea, oggi,
sorride del mio inaridimento,
ho questo cazzo gonfio di diciotto bicchieri,
cazzo di voluttuosa speranza, vomito che sale attraverso gli intestini,
vomito fin nella bocca che si confonde col gusto terroso del sangue,
in questo giorno così insensato e piatto come le acque limpide,
in questo giorno di dolore, il giorno dopo.
odio tutti i dopo, tutti i sarebbe potuto essere e invece non è stato,
odio me stesso che piange, solo, in una camera buia 
ascoltando la Sinfonia Drammatica di Ottorino Respighi,
odio il silenzio delle mie ossa e l'intorpidimento dei miei muscoli,
il mio cuore nero che tenta di resuscitare dalle ceneri
ma fallisce,
senti, adesso, lo spettro di 2016 anni di sadica cristianità,
il dolore leggero, quasi sussurrato, nella faccia del ratto-madre,
madre del mio fallimento, del fallimento dell'Umanità.
solo il ratto erediterà la terra
e noi ce ne staremo buoni, ammassati come carta da pacchi,
all'alba dell'ultimo capodanno, 
ad aspettare tranquilli il suo urlo
spettrale.

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