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Senza Titolo

Piega nella fessura della notte
Il mio nome non è scritto nel cielo
All'apice è solo tormento
Quello che vedo
Quello che sento
E come uno zingaro siedo nella zona oscura della steppa
Abbracciato al sogno che la piccola luce non si quieti
Quando flebile chiama alla crociata
Si scioglie sul ramo
Come neve
Apocrifa
Vuota
E le mani chiamano i detriti
Che s'agitano, respirano, sotto la pelle
 
Sempre abiatiamo zone desolate
Come clementi genuflessioni sotto l'altare di un dio crudele
Spegnamo il requiem, sperando in una vita che sia luminosa
Ogni dolore dettato dalla piaga
Si agita e restituisce
E noi possiamo essere uomini solo con questo sangue
 
 
*
 
 
I miei occhi ricordano la guerra,
colmi di alibi. Indecisi.
Nel campo non v’era ancora abbruttimento,
dove la guerra era oggetto incandescente
che faceva mutare le stelle nella corona di un ladrone,
pace che diveniva lupo. Inganno. Blasfemia.
Se oggi senti un silenzio
così pieno di una vuotezza che oblia,
ricorda lo scoppio dei fucili,
la vita che necessitava la carne,
oggi nell’oltre, non puoi più batterli.

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