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sull'amore - fuga o ingresso nella realtà?

quanto ho creduto alla catastrofica assurda leggenda dell'amore
e guardando il volto di mia madre vecchia
quanto vorrei poterci credere ancora.
già che m'invecchi, un giorno, anch'io 
e che tutte le mie credenze invecchino, 
è spaventosamente brutto,
ma che nel tempo che mi resta,
la vita vada avanti senza amore,
non è tanto brutto da sembrare la morte?
se penso a mia madre, che vive con mio padre da trentanni
e che ha dato l'anima a questo sogno di prigione famigliare,
vedo l'amore oppure un quieto artificio per sopravvivere alla solitudine?
non so, davvero, non so o forse so, ma non voglio sapere.
sono uscito dal mio appartamento, ieri, fino a raggiungere la città;
una quieta guerra si svolgeva latente sotto i miei occhi:
i tremendi palazzoni grigio-fumo ondeggianti nella calura delle 3 e mezza;
le auto folli, che stridevano nella loro vecchia pazzia di ferraglia;
e gli uomini, arrabbiati, perennemente, contro nemici invisibili,
come fomentavano quella guerra!;
ai bordi della strada, due gattini o tre, che tremavano, 
che sembravano davvero l'unica cosa bella in quel pomeriggio tristemente reale.
quanto m'appare vacuo il mondo senz'amore!
tutte le cose prive di un significato autentico;
questa rosa, sul mio balcone, un freddo pezzo di materia di nessun valore!
eppure... eppure voglio credere che sotto questa spaventosa grigia assurda visione di cemento,
vi sia, nascosto, da qualche parte,
qualcosa di vagamente straordinario,
che la stessa natura dei ghiacciai e delle grandi montagne della terra,
sia, in realtà, impregnata da un alito d'amore,
e persino le rabbie degli uomini e i loro odi -
si, persino quelli -
non siano altro che la faccia superficiale di un disegno molto più profondo.
e che i miei occhi vedano questo, che il mio pensiero varchi
le facili apparenze di un mondo gretto ed insensibile
non mi da forse l'aura del poeta?
Ah, forse tutto è davvero amore!
la panacea dell'amore in ogni dove,
e le stelle, grandi generali di fuoco nella missione dell'amore,
l'universo caldo e puro che s'infila dalla finestra
nei nostri letti di preziosa voluttà,
e Dio, il bardo dei bardi, il Santo poeta
che ha creato la complessità di questo incastro minuzioso.
vedo gli uccelli mansueti che volano verso calde mete esotiche,
lo strepitio delle loro ali di rubino 
mi raggiunge alla gola;
si! anch'io sto volando adesso oltre l'ultimo orizzonte
in questa folle visione d'estasi
che mi cresce sugli occhi.

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