Francesca Lo Bue - Non te ne sei mai andato - Poesia - Recensione di Raffaele Piazza | Recensioni | gatto | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Francesca Lo Bue - Non te ne sei mai andato - Poesia - Recensione di Raffaele Piazza

Francesca Lo Bue – Non te ne sei mai andato
Edizioni Progetto Cultura – Roma – 2024 – pag. 133 - € 10, 00
         Francesca Lo Bue è nata a Lercara Friddi (PA); ha curato diversi studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola; ha pubblicato una raccolta di poesie in lingua spagnola, 2009 e il romanzo di viaggio Pedro Marciano, 2009 oltre alle raccolte di poesia Il libro errante, Moiras, I canti del pilota e Itinerari.
         Non te ne sei mai andato, il volume di poesie della Lo Bue che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta, accanto alla versione in italiano, quella spagnola a fronte.
         Il testo trova la sua cifra distintiva in una poetica tout-court neolirica tramite l’effusione della voce poetica dell’io-poetante tra dolore e gioia, magia della parola sempre icastica e leggera e sospensione.
         La partita nella raccolta si gioca in atmosfere umbratili e di onirismo purgatoriale quando il progetto di scrittura s’invera nell’oscurità che fa da sfondo anche se nei tessuti linguistici avvengono subitanee accensioni di luminosità felice antidoto contro la tenebra che sottende il male che è quello di vivere o anche quello che viene definito mal d’aurora.
         Frequente è l’aggettivazione che rende definiti e precisi i sintagmi nel loro nitido articolarsi.
         In Avrò un nome, una delle poesie più belle nella sua complessità, qualità che sottende tutti i componimenti del libro è presente il tema dell’identità e quello della nominazione (le cose esistono quando vengono dette).
         I versi sono tutti raffinati, eleganti e ben cesellati e ben risolti nel loro magmatico dipanarsi sulla pagina.
         Si percepisce una notevole profondità del pensiero che anima i versi stessi a dimostrazione dell’avvertita coscienza letteraria della poetessa.
         Le immagini sgorgano le une dalle altre in periodi brevi e al centro del senso c’è l’essere umano hic et nunc gettato nella ressa cristiana dei giorni fin dalla nascita per la qual cosa la poetica di Francesca potrebbe essere considerata ontologica perché tutti i componimenti vedono nel loro etimo l’io-poetante nella sua tensione alla felicità cosa difficilissima da raggiungere anche se non è una chimera.
         C’è una diffusa inquietudine sottesa al senso del mistero cosa che è qui molto accentuata e che si farà meno pressante nelle raccolte successive che sono maggiormente pervase da solarità.
         Visionarietà e una certa vena anarchica, cose tra sé stesse connesse, serpeggiano nel dipanarsi dei versi come il filo di un gomitolo.
         Come in Itinerari, raccolta successiva, incontriamo un Tu da sottolineare con la T maiuscola che per questo elemento riporta al concetto dell’essere se non a quello della trascendenza.
         Viene spontaneo chiedersi il perché del titolo della raccolta Non te ne sei mai andato e se andarsene per estensione significa morire si potrebbe pensare che qui la poeta si rivolga ad un altro tu presumibilmente una figura a lei cara realmente esistente che è sopravvissuto, oppure si potrebbe pensare che la Lo Bue si rivolga a sé stessa.
         Un libro dove poesia ed esistenzialismo si coniugano in un pregevole esercizio di conoscenza.
         Raffaele Piazza
             
        
        
Francesca Lo Bue – Non te ne sei mai andato
Edizioni Progetto Cultura – Roma – 2024 – pag. 133 - € 10, 00
         Francesca Lo Bue è nata a Lercara Friddi (PA); ha curato diversi studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola; ha pubblicato una raccolta di poesie in lingua spagnola, 2009 e il romanzo di viaggio Pedro Marciano, 2009 oltre alle raccolte di poesia Il libro errante, Moiras, I canti del pilota e Itinerari.
         Non te ne sei mai andato, il volume di poesie della Lo Bue che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta, accanto alla versione in italiano, quella spagnola a fronte.
         Il testo trova la sua cifra distintiva in una poetica tout-court neolirica tramite l’effusione della voce poetica dell’io-poetante tra dolore e gioia, magia della parola sempre icastica e leggera e sospensione.
         La partita nella raccolta si gioca in atmosfere umbratili e di onirismo purgatoriale quando il progetto di scrittura s’invera nell’oscurità che fa da sfondo anche se nei tessuti linguistici avvengono subitanee accensioni di luminosità felice antidoto contro la tenebra che sottende il male che è quello di vivere o anche quello che viene definito mal d’aurora.
         Frequente è l’aggettivazione che rende definiti e precisi i sintagmi nel loro nitido articolarsi.
         In Avrò un nome, una delle poesie più belle nella sua complessità, qualità che sottende tutti i componimenti del libro è presente il tema dell’identità e quello della nominazione (le cose esistono quando vengono dette).
         I versi sono tutti raffinati, eleganti e ben cesellati e ben risolti nel loro magmatico dipanarsi sulla pagina.
         Si percepisce una notevole profondità del pensiero che anima i versi stessi a dimostrazione dell’avvertita coscienza letteraria della poetessa.
         Le immagini sgorgano le une dalle altre in periodi brevi e al centro del senso c’è l’essere umano hic et nunc gettato nella ressa cristiana dei giorni fin dalla nascita per la qual cosa la poetica di Francesca potrebbe essere considerata ontologica perché tutti i componimenti vedono nel loro etimo l’io-poetante nella sua tensione alla felicità cosa difficilissima da raggiungere anche se non è una chimera.
         C’è una diffusa inquietudine sottesa al senso del mistero cosa che è qui molto accentuata e che si farà meno pressante nelle raccolte successive che sono maggiormente pervase da solarità.
         Visionarietà e una certa vena anarchica, cose tra sé stesse connesse, serpeggiano nel dipanarsi dei versi come il filo di un gomitolo.
         Come in Itinerari, raccolta successiva, incontriamo un Tu da sottolineare con la T maiuscola che per questo elemento riporta al concetto dell’essere se non a quello della trascendenza.
         Viene spontaneo chiedersi il perché del titolo della raccolta Non te ne sei mai andato e se andarsene per estensione significa morire si potrebbe pensare che qui la poeta si rivolga ad un altro tu presumibilmente una figura a lei cara realmente esistente che è sopravvissuto, oppure si potrebbe pensare che la Lo Bue si rivolga a sé stessa.
         Un libro dove poesia ed esistenzialismo si coniugano in un pregevole esercizio di conoscenza.
         Raffaele Piazza
             
        
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Francesca Lo Bue – Non te ne sei mai andato
Edizioni Progetto Cultura – Roma – 2024 – pag. 133 - € 10, 00
         Francesca Lo Bue è nata a Lercara Friddi (PA); ha curato diversi studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola; ha pubblicato una raccolta di poesie in lingua spagnola, 2009 e il romanzo di viaggio Pedro Marciano, 2009 oltre alle raccolte di poesia Il libro errante, Moiras, I canti del pilota e Itinerari.
         Non te ne sei mai andato, il volume di poesie della Lo Bue che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta, accanto alla versione in italiano, quella spagnola a fronte.
         Il testo trova la sua cifra distintiva in una poetica tout-court neolirica tramite l’effusione della voce poetica dell’io-poetante tra dolore e gioia, magia della parola sempre icastica e leggera e sospensione.
         La partita nella raccolta si gioca in atmosfere umbratili e di onirismo purgatoriale quando il progetto di scrittura s’invera nell’oscurità che fa da sfondo anche se nei tessuti linguistici avvengono subitanee accensioni di luminosità felice antidoto contro la tenebra che sottende il male che è quello di vivere o anche quello che viene definito mal d’aurora.
         Frequente è l’aggettivazione che rende definiti e precisi i sintagmi nel loro nitido articolarsi.
         In Avrò un nome, una delle poesie più belle nella sua complessità, qualità che sottende tutti i componimenti del libro è presente il tema dell’identità e quello della nominazione (le cose esistono quando vengono dette).
         I versi sono tutti raffinati, eleganti e ben cesellati e ben risolti nel loro magmatico dipanarsi sulla pagina.
         Si percepisce una notevole profondità del pensiero che anima i versi stessi a dimostrazione dell’avvertita coscienza letteraria della poetessa.
         Le immagini sgorgano le une dalle altre in periodi brevi e al centro del senso c’è l’essere umano hic et nunc gettato nella ressa cristiana dei giorni fin dalla nascita per la qual cosa la poetica di Francesca potrebbe essere considerata ontologica perché tutti i componimenti vedono nel loro etimo l’io-poetante nella sua tensione alla felicità cosa difficilissima da raggiungere anche se non è una chimera.
         C’è una diffusa inquietudine sottesa al senso del mistero cosa che è qui molto accentuata e che si farà meno pressante nelle raccolte successive che sono maggiormente pervase da solarità.
         Visionarietà e una certa vena anarchica, cose tra sé stesse connesse, serpeggiano nel dipanarsi dei versi come il filo di un gomitolo.
         Come in Itinerari, raccolta successiva, incontriamo un Tu da sottolineare con la T maiuscola che per questo elemento riporta al concetto dell’essere se non a quello della trascendenza.
         Viene spontaneo chiedersi il perché del titolo della raccolta Non te ne sei mai andato e se andarsene per estensione significa morire si potrebbe pensare che qui la poeta si rivolga ad un altro tu presumibilmente una figura a lei cara realmente esistente che è sopravvissuto, oppure si potrebbe pensare che la Lo Bue si rivolga a sé stessa.
         Un libro dove poesia ed esistenzialismo si coniugano in un pregevole esercizio di conoscenza.
         Raffaele Piazza
             
        
        
Francesca Lo Bue – Non te ne sei mai andato
Edizioni Progetto Cultura – Roma – 2024 – pag. 133 - € 10, 00
         Francesca Lo Bue è nata a Lercara Friddi (PA); ha curato diversi studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola; ha pubblicato una raccolta di poesie in lingua spagnola, 2009 e il romanzo di viaggio Pedro Marciano, 2009 oltre alle raccolte di poesia Il libro errante, Moiras, I canti del pilota e Itinerari.
         Non te ne sei mai andato, il volume di poesie della Lo Bue che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta, accanto alla versione in italiano, quella spagnola a fronte.
         Il testo trova la sua cifra distintiva in una poetica tout-court neolirica tramite l’effusione della voce poetica dell’io-poetante tra dolore e gioia, magia della parola sempre icastica e leggera e sospensione.
         La partita nella raccolta si gioca in atmosfere umbratili e di onirismo purgatoriale quando il progetto di scrittura s’invera nell’oscurità che fa da sfondo anche se nei tessuti linguistici avvengono subitanee accensioni di luminosità felice antidoto contro la tenebra che sottende il male che è quello di vivere o anche quello che viene definito mal d’aurora.
         Frequente è l’aggettivazione che rende definiti e precisi i sintagmi nel loro nitido articolarsi.
         In Avrò un nome, una delle poesie più belle nella sua complessità, qualità che sottende tutti i componimenti del libro è presente il tema dell’identità e quello della nominazione (le cose esistono quando vengono dette).
         I versi sono tutti raffinati, eleganti e ben cesellati e ben risolti nel loro magmatico dipanarsi sulla pagina.
         Si percepisce una notevole profondità del pensiero che anima i versi stessi a dimostrazione dell’avvertita coscienza letteraria della poetessa.
         Le immagini sgorgano le une dalle altre in periodi brevi e al centro del senso c’è l’essere umano hic et nunc gettato nella ressa cristiana dei giorni fin dalla nascita per la qual cosa la poetica di Francesca potrebbe essere considerata ontologica perché tutti i componimenti vedono nel loro etimo l’io-poetante nella sua tensione alla felicità cosa difficilissima da raggiungere anche se non è una chimera.
         C’è una diffusa inquietudine sottesa al senso del mistero cosa che è qui molto accentuata e che si farà meno pressante nelle raccolte successive che sono maggiormente pervase da solarità.
         Visionarietà e una certa vena anarchica, cose tra sé stesse connesse, serpeggiano nel dipanarsi dei versi come il filo di un gomitolo.
         Come in Itinerari, raccolta successiva, incontriamo un Tu da sottolineare con la T maiuscola che per questo elemento riporta al concetto dell’essere se non a quello della trascendenza.
         Viene spontaneo chiedersi il perché del titolo della raccolta Non te ne sei mai andato e se andarsene per estensione significa morire si potrebbe pensare che qui la poeta si rivolga ad un altro tu presumibilmente una figura a lei cara realmente esistente che è sopravvissuto, oppure si potrebbe pensare che la Lo Bue si rivolga a sé stessa.
         Un libro dove poesia ed esistenzialismo si coniugano in un pregevole esercizio di conoscenza.
         Raffaele Piazza
             
        
        
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         Francesca Lo Bue è nata a Lercara Friddi (PA); ha curato diversi studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola; ha pubblicato una raccolta di poesie in lingua spagnola, 2009 e il romanzo di viaggio Pedro Marciano, 2009 oltre alle raccolte di poesia Il libro errante, Moiras, I canti del pilota e Itinerari.
         Non te ne sei mai andato, il volume di poesie della Lo Bue che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta, accanto alla versione in italiano, quella spagnola a fronte.
         Il testo trova la sua cifra distintiva in una poetica tout-court neolirica tramite l’effusione della voce poetica dell’io-poetante tra dolore e gioia, magia della parola sempre icastica e leggera e sospensione.
         La partita nella raccolta si gioca in atmosfere umbratili e di onirismo purgatoriale quando il progetto di scrittura s’invera nell’oscurità che fa da sfondo anche se nei tessuti linguistici avvengono subitanee accensioni di luminosità felice antidoto contro la tenebra che sottende il male che è quello di vivere o anche quello che viene definito mal d’aurora.
         Frequente è l’aggettivazione che rende definiti e precisi i sintagmi nel loro nitido articolarsi.
         In Avrò un nome, una delle poesie più belle nella sua complessità, qualità che sottende tutti i componimenti del libro è presente il tema dell’identità e quello della nominazione (le cose esistono quando vengono dette).
         I versi sono tutti raffinati, eleganti e ben cesellati e ben risolti nel loro magmatico dipanarsi sulla pagina.
         Si percepisce una notevole profondità del pensiero che anima i versi stessi a dimostrazione dell’avvertita coscienza letteraria della poetessa.
         Le immagini sgorgano le une dalle altre in periodi brevi e al centro del senso c’è l’essere umano hic et nunc gettato nella ressa cristiana dei giorni fin dalla nascita per la qual cosa la poetica di Francesca potrebbe essere considerata ontologica perché tutti i componimenti vedono nel loro etimo l’io-poetante nella sua tensione alla felicità cosa difficilissima da raggiungere anche se non è una chimera.
         C’è una diffusa inquietudine sottesa al senso del mistero cosa che è qui molto accentuata e che si farà meno pressante nelle raccolte successive che sono maggiormente pervase da solarità.
         Visionarietà e una certa vena anarchica, cose tra sé stesse connesse, serpeggiano nel dipanarsi dei versi come il filo di un gomitolo.
         Come in Itinerari, raccolta successiva, incontriamo un Tu da sottolineare con la T maiuscola che per questo elemento riporta al concetto dell’essere se non a quello della trascendenza.
         Viene spontaneo chiedersi il perché del titolo della raccolta Non te ne sei mai andato e se andarsene per estensione significa morire si potrebbe pensare che qui la poeta si rivolga ad un altro tu presumibilmente una figura a lei cara realmente esistente che è sopravvissuto, oppure si potrebbe pensare che la Lo Bue si rivolga a sé stessa.
         Un libro dove poesia ed esistenzialismo si coniugano in un pregevole esercizio di conoscenza.
         Raffaele Piazza
             
        
        
Francesca Lo Bue – Non te ne sei mai andato
Edizioni Progetto Cultura – Roma – 2024 – pag. 133 - € 10, 00
         Francesca Lo Bue è nata a Lercara Friddi (PA); ha curato diversi studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola; ha pubblicato una raccolta di poesie in lingua spagnola, 2009 e il romanzo di viaggio Pedro Marciano, 2009 oltre alle raccolte di poesia Il libro errante, Moiras, I canti del pilota e Itinerari.
         Non te ne sei mai andato, il volume di poesie della Lo Bue che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta, accanto alla versione in italiano, quella spagnola a fronte.
         Il testo trova la sua cifra distintiva in una poetica tout-court neolirica tramite l’effusione della voce poetica dell’io-poetante tra dolore e gioia, magia della parola sempre icastica e leggera e sospensione.
         La partita nella raccolta si gioca in atmosfere umbratili e di onirismo purgatoriale quando il progetto di scrittura s’invera nell’oscurità che fa da sfondo anche se nei tessuti linguistici avvengono subitanee accensioni di luminosità felice antidoto contro la tenebra che sottende il male che è quello di vivere o anche quello che viene definito mal d’aurora.
         Frequente è l’aggettivazione che rende definiti e precisi i sintagmi nel loro nitido articolarsi.
         In Avrò un nome, una delle poesie più belle nella sua complessità, qualità che sottende tutti i componimenti del libro è presente il tema dell’identità e quello della nominazione (le cose esistono quando vengono dette).
         I versi sono tutti raffinati, eleganti e ben cesellati e ben risolti nel loro magmatico dipanarsi sulla pagina.
         Si percepisce una notevole profondità del pensiero che anima i versi stessi a dimostrazione dell’avvertita coscienza letteraria della poetessa.
         Le immagini sgorgano le une dalle altre in periodi brevi e al centro del senso c’è l’essere umano hic et nunc gettato nella ressa cristiana dei giorni fin dalla nascita per la qual cosa la poetica di Francesca potrebbe essere considerata ontologica perché tutti i componimenti vedono nel loro etimo l’io-poetante nella sua tensione alla felicità cosa difficilissima da raggiungere anche se non è una chimera.
         C’è una diffusa inquietudine sottesa al senso del mistero cosa che è qui molto accentuata e che si farà meno pressante nelle raccolte successive che sono maggiormente pervase da solarità.
         Visionarietà e una certa vena anarchica, cose tra sé stesse connesse, serpeggiano nel dipanarsi dei versi come il filo di un gomitolo.
         Come in Itinerari, raccolta successiva, incontriamo un Tu da sottolineare con la T maiuscola che per questo elemento riporta al concetto dell’essere se non a quello della trascendenza.
         Viene spontaneo chiedersi il perché del titolo della raccolta Non te ne sei mai andato e se andarsene per estensione significa morire si potrebbe pensare che qui la poeta si rivolga ad un altro tu presumibilmente una figura a lei cara realmente esistente che è sopravvissuto, oppure si potrebbe pensare che la Lo Bue si rivolga a sé stessa.
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