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Josephine of the horses

 

" Ti parrà di volare su appoggi di nuvole,

Correrà... e la sua corsa ti solleverà dal mondo.

Sarai solo, con la sua criniera contro l'orizzonte

ad assaggiare il vento ”.

 

 

" Chiunque voglia partecipare alla corsa per la fattoria del defunto Barnaba corra ! Corra ora o mai più. Le iscrizioni si raccolgono nel saloon di Enrik fino alle 12,30 in punto.
Correte o perderete questa occasione unica, irripetibile “.

Il vecchio Barnaba era morto da 11 mesi ormai. Aveva vissuto in quelle terre molti anni . Fu tra i primi che si insediò nelle nuove praterie dell'Oregon, vicino alla costa del Pacifico. La sua era una terra fertile e ben irrigata. I suoi campi verdi e ampi sembravano ondeggiare ai venti dell'ovest.
Barnaba non aveva avuto eredi, sua moglie morì molto presto e non gli diede figli.
Nessuno poteva rivendicare nemmeno lontanamente la sua eredità. Così pensò che alla sua morte, chiunque avesse voluto la sua fattoria, avrebbe dovuto meritarsela. In una sorta di testamento mise per iscritto che, nel primo anniversario della sua morte, l'intero suo possedimento fosse messo in palio in una corsa di cavalli, esattamente un anno dopo la sua scomparsa.

Enrik il propietario dell'unico saloon della città si prese l'incarico di far rispettare le ultime volontà di Barnaba. Nella piccola Greenville non c'erano uffici governativi o giudici se non di passaggio, così Enrik era un po' la legge e tutti rispettavano la sua autorità.

“ Andiamo Jajay non voglio perdermi l'iscrizione “.
“ Non la perderai Josephin, hanno appena aperto “.
“ Non capisci Jay, questa è l'unica opportunità di avere una fattoria tutta nostra “.
“ Josephin non viverla così intensamente, ci rimarrai male se non vincerai “.
“ Non la perderò, non la perderò, stai tranquillo “.
Jajay ammutolì, sapeva bene che quando Josephin si impuntava non c'era nulla da fare. Il suo tono non lasciava dubbi. Era meglio non discutere. Così semplicemente annui e abbassò il viso.
I due entrarono nel saloon. Era stato allestito un piccolo banchetto dove Jacob e Frank
presiedevano la commissione per le iscrizioni e le regolarità della corsa.
“ Vogliamo iscriverci alla corsa “. Disse Josephin
“ Tu o lui ?“ Replicò Frank.
“ Io “. Rispose senza timore la ragazza
“ Tu ? Ma sei una donna “.
“ E allora ! So cavalcare quanto e meglio di un uomo “.
“ Si non lo dubito, ma non so se posso iscriverti “.
“ Che t'importa di chi o che cos'è, iscrivila e basta, o al limite iscrivili tutti e due , uno mi pare
maschio. “ Fortunatamente Jacob prese le parti di Josephin e Frank non proprio propenso alle discussioni li iscrisse.
“ Che nome metto ? ”.
“ Jho “.
“ Che cognome ? “.
“ Horse “.
“ Che razza di cognome è Horse ? ”.
“ E' il mio “. Replico Josephine con tono contrariato.
“ Insomma iscrivili e basta, poi si vedrà “. Insisté Jacob.
“ Va bene. Fatevi trovare qui domani alle 10,30 . Verranno spiegati percorso e regole, chi non c'è non potrà partecipare “.
“ Ci saremo “. Disse Jajay.
L'indomani alle 9 il saloon era già pieno. L'evento era molto sentito ed unico per  Greenville.
Enrik alle 10,30 in punto prese la parola:
“ Signori sappiamo tutti perchè siamo qui. L'avvenimento è particolare e appetitoso, in questa corsa, si assegnerà la proprietà della fattoria del vecchio Barnaba.
Alla gara possono partecipare tutti quelli che abitano nel distretto di Greenville, anche se
posseggono un piccolo fazzoletto di terra. Coloro che si sono iscritti, ma non sono
strettamente di Greenville non possono partecipare.
Queste sono le volontà del buon vecchio Barnaba. Pace all'anima sua “.
Delle voci si alzarono nel saloon, molti in realtà venivano da fuori città e non presero affatto bene la regola pronunciata da Enrik. Ne seguì un alto vociare che stava sfociando in animata discussione.
Poi Enrik mostrò il testamento del vecchio Barnaba e di fronte all'evidenza nessuno poté più obiettare nulla.
“ IL percorso della gara è lungo 8 miglia, e va dal centro della città,  si snoda fino a costeggiare la riva nord del piccolo lago delle Oche per poi passare nel sentiero delle colline alte e da lì fino alla fattoria di Barnaba. Il primo che arriverà e suonerà la campana del portico della casa avrà vinto. Si correrà il prossimo martedì, giorno in cui cadrà l'anniversario della morte di Barnaba ”.
Enrik si sedette e al suo posto si alzo Frank.
“ Alla gara ci sono state 47 iscrizioni, 17 delle quali sono state scartate poiché effettuate da
persone che non possiedono neanche un agro di Greenville. Una delle 30 restanti è in forse e stiamo valutando se permettergli di gareggiare “
“ E chi sarebbe ? “. Disse una non meglio precisata voce.
“ Si tratta di Jho Horse “.
“ Io ? E perché mai non potrei partecipare ? “.
“ Bè, insomma, non è facile...si insomma sei una donna “.
“ E che vuol dire che sono una donna. Tutti mi conoscono e sanno come so cavalcare “.
“ Si è vero Josephine, ma è risaputo... nessuna donna possiede fattorie e tanto meno si è mai udito che una donna partecipi a corse di questo genere, almeno in Oregon“.
Josephin cambiò colore e la sua voce divenne più dura di quella di un uomo.
“ Il vecchio Barnaba non ha escluso le donne. Se avesse voluto farlo lo avrebbe messo per
iscritto e non l'ha fatto “.
Nel saloon si alzò di nuovo una babele di voci. Tutti discutevano di tutto.
A difesa inaspettata di Josephin si alzarono le voci delle ballerine del saloon. “ Così finché si tratta di  accudirvi noi andiamo bene, ma se si tratta di competere con voi noi non serviamo a nulla ! A noi non sta bene o Josephin corre o niente di niente per voi. E quando dico niente dico niente “.
A quella minaccia così ferma molti uomini fecero un passo indietro ed Erik intimorito che il niente fosse anche intrattenere i clienti del saloon decise di prendere una decisione salomonica.
“ E va bene, non saremo noi a decidere. Nel fine settimana verrà in città un nuovo giudice. Si chiama Laky Wilson. Sottoporrò la questione a lui e la sua decisione ovviamente sarà legge.
Nel frattempo decido che corra al posto di Josephin il suo coscritto Jajay “.
Al nome di Jajay scoppiò una fragorosa risata in sala. Tutti si ricordavano di come Jajay venne disarcionato da un mulo all'entrata della città, finendo con la faccia nel fango. Un mulo neanche tanto selvaggio. Da quel giorno Jajay aveva evitato con cura di cavalcare nelle vie di Grenville e quando doveva farlo badava bene di cavalcare il vecchio Ronzo che ormai era talmente vecchio e stufo da non tentare nemmeno di disarcionare un cavaliere.
“ Ma è ingiusto “. Replico Josephin.
“ Se è giusto o ingiusto lo deciderà il giudice Laki Wilson “.

Il giudice Laki arrivò puntuale come sa esserlo un giudice alle prime armi. Gli avevano imbastito un piccolo ufficio attaccato al retro dell'emporio. Niente di che : Una stanza che fungeva da ufficio ed un ripostiglio che serviva  per tutto il resto. Per il bagno il giudice avrebbe dovuto andare nella stalla pubblica, la dove andavano tutti i viandanti. Enrik gli propose di cenare e dormire in una delle camere del suo saloon, visto che al piano superiore aveva camere comode e “ calde “ assai più confortevoli del retro dell'emporio.

Il giorno dopo l'arrivo del giudice, il piccolo comitato della corsa cioè Frank, Enrik, Jacob a cui seguivano Josephin e Jajay, si diressero decisi verso il suo ufficio. Entrarono e salutarono l'uomo di legge. “ Buongiorno giudice .“ Disse Enrik. “ Abbiamo bisogno del suo parere legale e di una sua decisione “.
“ Parlate che posso fare per voi ? “.
“ Giudice, avete sentito della corsa che si terrà martedì prossimo , vero ? “.
“ Certo non si parla dall'altro in questa città, che volete che faccia ? “.
“ Giudice Laki a questa corsa si erano iscritti 47 concorrenti. 30 di loro sono stati ammessi perché in regola con le disposizioni del vecchio Baranaba, espresse chiaramente in questa lettera.
Avrebbe potuto partecipare alla corsa solo chi abita nella cittadina di Greenville, perciò altri
17 sono stati esclusi non abitando nel territorio della città e poi...c'è l'iscrizione di questa donna. Si chiama Josephine e secondo noi non dovrebbe partecipare “.
“ E perché mai dite questo signor Enrik ? “.
“ Vedete giudice è una donna e... non si è mai visto che una donna partecipi ad una corsa di cavalli né tanto meno che possieda una fattoria. Rovinerebbe lo stato delle cose dell'intera cittadina !“.
“ Capisco “ Replicò il giudice “ la cosa spaventa gli uomini della città, vero signori ? “
“ Certamente giudice, diamo loro terre e lavoro, diamogli pure il diritto di voto e vedrete dove andremo a finire! “. Rispose Frank.
“ Posso vedere la lettera di Barnaba ? “.
“ Eccola giudice “.
IL giudice Laki Wilson si prese il tempo di leggerla minuziosamente e di capire lo spirito espresso dal vecchio Barnaba. Poi disse : “ Non c'è nulla che vieti ad una donna di partecipare, perché questa ragazza non potrebbe farlo ? “
“ Si giudice Laki non c'è nulla che indichi che io non possa partecipare “. Replicò Josephine con tono deciso.
Il giudice alzò lo sguardo verso quella voce di donna. Notò i suoi occhi verdi, i capelli che morbidamente le incorniciavano il viso, la pelle rosea e fresca.  Come aveva fatto a non accorgersi prima di una donna così bella e soprattutto così particolare, e dal carattere così combattivo.
Nei suoi occhi  leggeva il fuoco, una vita piena di passioni, di futuro, di amori.
Le cose si complicarono tutto a un tratto per il giudice.
Da un lato  non voleva scontentare gli uomini della città, e visto che aveva deciso di occupare il posto vacante di giudice del distretto di Greenville, il loro appoggio era fondamentale, e dall'altro, un improvviso e intenso colpo di fulmine...
Così essendo combattuto gli tornarono utili le parole di un suo professore d'università, uno che Laki apprezzava molto e che spesso diceva : “ Se sei indeciso sul da farsi...prendi tempo “.
“ Devo analizzare le varie leggi in vigore e cercare riscontri oggettivi al caso. Quindi
vi dirò la mia decisione martedì mattina “.
“ Martedì c'è la gara giudice “ . Disse Josephin allarmata, “ Lo so, signorina... ? “.  "Josephine “.
“ Non temete signorina Josephine, prima della gara vi comunicherò la mia decisione, nel frattempo potreste decidere di far correre l'altro iscritto, questo signor Jajay “.
“ Non credo proprio giudice “. Josephine si voltò stizzita per uscire.
Il gruppuscolo di persone uscì dall'ufficio, tutti più o meno scontenti per la non decisione del giudice, che prudentemente non aveva dato torto a nessuno.
In realtà egli avrebbe potuto dire subito le cose come stavano, cioè che era più che lecito che Josephine corresse, dal momento che il testamento non menzionava divieti al riguardo, ma pensò che forse, anche correndo non avrebbe vinto e che la sua decisione a quel punto non sarebbe importata più a nessuno. Non sapeva che se avesse corso, quella tenace giovane donna, avrebbe quasi sicuramente vinto. Non immaginava che Josephine, possedeva un arma segreta, che rispondeva al nome di Esperanta.

Esperanta era una splendida giumenta di razza Araba, veloce quanto il vento e a volte superava anche quello. 
Fu suo padre  che la comprò, quando alla morte della madre di Josephine decise
di iniziare una nuova vita in quel nuovo mondo chiamato America. Così vendette tutte le cose che aveva e comprò una coppia di purosangue arabi, con l'intento di concretizzare il suo più grande sogno: avere un allevamento di cavalli di razza sopraffina.

Il suo sogno andò in parte infranto quando scoprì che in America la terra era gratis ma tutte le altre cose costavano davvero care. Fu costretto a vendere lo stallone ad un ricco allevatore della costa occidentale. Esperanta però gli rimase e cercò di realizzare il suo sogno partendo da lei. Poi tre anni dopo essere sbarcato,  morì di polmonite e Josephine rimase sola con Jajay, suo cugino.
Ma suo padre aveva pescato bene nella mandria poiché Esperanta si rivelò una cavalla velocissima e di grande resistenza.
Di tutti i cavalli che avrebbero preso parte alla gara Esperanta non doveva temere nessuno, eccetto uno: Lo stallone Pezzato.
Era un Mustang o meglio i mustang erano i cavalli che gli assomigliavano di più. La sua statura era più alta e i  muscoli più snelli, eppure il suo mantello non mentiva: era un cavallo
selvaggio. Gli indiani dicevano che lo stallone Pezzato era nato dall'unione del vento e del fulmine e che nessun cavallo avrebbe mai potuto superarlo. Fortunatamente Josephine questo non lo sapeva. Secondo altri lo stallone Pezzato discendeva direttamente da quei primi cavalli che fecero naufragio sulle coste del nord del Messico quando la nave su cui erano trasportati colò a picco, riuscendo a salvarsi arrivando a nuoto sulla riva non distante e formando poi dei branchi selvaggi.
Su quella nave c'erano cavalli scelti che, dalla Spagna, dovevano essere donati ai signori
delle nuove terre. Fatto sta che lo Stallone pezzato era veloce come un fulmine.
Fu il Meticcio che lo catturò da un branco selvaggio, mentre scorrazzava liberamente nelle
praterie dell'Oregon.
Il Meticcio era uno nato da madre Indiana e padre Inglese. Il suo nome era Steve, come decise suo padre, ma aveva anche un nome indiano: Capelli di sole. Questo a causa dei suoi capelli
inusualmente chiari per degli indiani. Tutti però lo chiamavano semplicemente e sprezzantemente il Meticcio. Erano convinti che lui e il suo cavallo avevano un destino sporco, perché non avevano né razza né casa.
In fondo, lo Stallone Pezzato e il Meticcio non erano diversi. Erano stranieri nella loro terra. Spiriti di un passato che andava scomparendo. Erano eroi erranti in una società che andava mutando velocemente.
Vedere correre lo Stallone era una gioia. La sua corsa agile e veloce riempiva gli occhi. La criniera, folta e colorata, e il suo manto pezzato bianco e nero, sembravano un affresco in movimento sul muro del mondo. I suoi polmoni non andavano mai in debito d'ossigeno, correre era la sua vita.

Nessuno aveva capito perché il Meticcio si fosse iscritto a quella corsa. Si diceva che più che una fattoria, cercasse onore, e quella era l'occasione per trovarne un po'.

Ormai i giorni che mancavano alla gara erano pochi.
Tutti i cavalieri e i loro cavalli si allenavano, studiando il percorso e prendendo confidenza con i vari tipi di terreno che dovevano attraversare.
Josephine prese Esperanta in un tardo pomeriggio e si mise a cavalcare lungo il percorso, quando sulla collina apparve lui : Lo Stallone Pezzato. Anche il meticcio si stava allenando.
Quando i due si videro istintivamente accelerarono il passo e il trotto si tramutò in galoppo.
Il Meticcio decise di non accodarsi sul sentiero di Josephine ma di prenderne uno  parallelo
che per meno di un miglio correva affiancato a quello di Esperanta. Poi Iniziò a
lanciare il suo cavallo. Josephine rispose spronando Esperanta. I polmoni dei cavalli iniziarono a gonfiarsi, le loro narici sentivano l'odore della competizione, le loro vene pulsavano sotto la pelle. Le zampe, si rincorrevano senza mai raggiungersi. Per circa sei o settecento metri i due corsero su quei sentieri paralleli e per un attimo le figure dei cavalli e dei loro cavalieri si sovrapposero divenendo un unica figura danzante, sulla cresta delle colline. Poi i due percorsi si allontanarono, via via uno dall'altro.
Joshephin si spaventò della potenza dello Stallone e per un attimo penso che la sua Esperanta avrebbe anche potuto perdere con quella furia della natura. Ma forse fu solo ammirazione per una bestia così bella e così libera, che come unico selezionatore aveva avuto la natura.
Quell'attimo spari quando spinse Esperanta di nuovo al galoppo e senti che nella sua cavalla c'era ancora tanta potenza e fiato. La corsa era abbastanza lunga e sapeva che Esperanta avrebbe retto. Sapeva che i cavalli arabi vengono dal deserto, selezionati per corse di resistenza, piccoli e raccolti, graziosi e dalla forza dell’acciaio, forgiato da secoli di vita nel deserto. Si, avrebbe retto fino alla fine... bene... più che bene.

Giunse l'ultima sera prima del giorno della gara. Le tenebre calarono come un leggero lenzuolo sui pensieri di ognuno.
Josephine e Jajay rimasero sotto il portico un po' più a lungo, e la sera iniziò a
fondersi con la notte. Erano consapevoli entrambi che sarebbe stato più saggio riposarsi e accumulare riposo per la gara, ma l'adrenalina era alta. In più, in paese si era sparsa la voce che Jhonson Smitz aveva venduto molte delle sue cose per acquistare un cavallo velocissimo per  vincere la corsa.
L'aveva comprato sulla costa da uno di quei ricchi allevatori che facevano correre da sempre i propri cavalli e che questo cavallo, in particolare, aveva già vinto parecchie corse. Uno splendido  purosangue Inglese, ( o così si diceva ) dal manto fino, con possenti muscoli sotto pelle, bello e agile come Esperanta.
Josephine non ne aveva paura, sapeva che correre sulla terra battuta delle piste non era come correre su erba o argilla e il percorso della gara aveva almeno tre tipi di fondi diversi.

Jajay sondò il morale di Josephine e le chiese se avesse paura di questo cavallo misterioso.
“ Paura ? No, non credo. Secondo me quel cavallo e come quei damerini di città che ogni tanto arrivano in paese, appena vengono qui e vedono come si vive, si spaventano e se ne tornano a casa”.
“ Già “ rispose Jay, aggiungendo “ Come quel giudice Laky Wilson, vestito di tutto punto e per giunta con un abito chiaro, qui dove di chiaro e pulito c'è solo il cielo “.
“ Peccato sia cosi impettito e rigido. Spero solo che non si faccia abbindolare dagli uomini e dalle loro idee su quello che una donna deve e non deve fare. Per il resto non è affatto male...”.
“ Non dirmi che ti piace ! Lo sai lui ha il potere di escluderti dalla gara, anzi forse sarebbe meglio che corressi io “
“ Non dire stupidaggini Jay, Esperanta ti disarcionerebbe all'istante se dovessi lanciarla tu. “
“ E se ti squalificano ? “.
“ Dobbiamo correre il rischio e sperare che il giudice Laki sia giusto “.

Già il giudice Laki. Anche lui aveva dato alla notte il modo di trovarlo sveglio. Era diviso sul
pensare alla gara, e alla sua prima vera decisione da giudice, o concentrarsi sugli occhi verdi di Josephine.
Aveva rifiutato l'ospitalità di Enrik, quello sgabuzzino piccolo e freddo era più consono alla sua etica di uomo di legge. E poi, dalla piccola finestra dello stanzino si poteva vedere la luna, che quella sera era chiara e piena, e che spesso, tra veglia e sonno, si tramutava nel viso di Josephine.
Poi il sonno lo prese dando riposo ai mille pensieri del giorno dopo.

Finalmente fu mattina...
L'intera città di Greenville era radunata nei pressi della partenza. Erano accorsi anche molti dalle cittadine più vicine.
L'occasione era unica. Qualcuno si era addirittura scomodato ad indossare il vestito buono,
scambiando la gara per assegnare la fattoria del vecchio Barnaba, ad una festa di paese.
Alcuni portarono con se degli strumenti musicali improvvisando un sottofondo musicale che
riempiva le strade di suono festivo.
Quasi tutti i cavalli e relativi cavalieri erano arrivati da tempo.
C'erano diversi buoni cavalli, ma chi se ne intendeva sapeva bene che la gara se la giocavano lo Stallone Pezzato ed  Esperanta . Ovviamente solo se a cavalcarla fosse stata Josephine e non quello sciagurato di Jajay.
Un discorso a parte era il cavallo di Jhonson. Era la vera incognita della corsa e pochi l'avevanovisto.
Poi apparve, elegante e maestoso nella sua bellezza pura. Gli intenditori non ebbero più dubbi. Era un purosangue inglese. Bello e con la muscolatura soda ed elastica. Il suo manto era di un marrone lucido, un sauro biondo che quasi rifrangeva la luce. Tutti si chiesero se fosse davvero così veloce come avevano sentito dire.
Josephine gli volle dare un occhiata più da vicino prima che la gara iniziasse.
Chiamò Jajay e gli chiese di cavalcare per un po' Esperanta
“ Devo proprio Jhose ? “.

“ Certo che devi. Voglio vedere più da vicino quel purosangue. Non fare storie e fai girare un po' Esperanta , ma fa attenzione “.
Jajay salì in sella ad Esperanta e si allontanò con lei
Josephine si avvicinò al cavallo misterioso e iniziò nella curiosità generale a scrutare quella
bellissima bestia. Si era bella davvero, maestosa e sicuramente veloce.
Ad un tratto si senti un trambusto dietro il gruppo di curiosi che attorniavano il purosangue Inglese
Si sentirono dei nitriti e cavalli che scalciavano
“ Josephine corri, presto ti prego “. Urlo Jajay
“ Che c'è, che succede Jaj ? “.
“ Esperanta ha urtato . Quei cavalli l'hanno spaventata e ha sbattuto contro una paratia di legno e c'era un ferro sporgente che le ha graffiato la parte superiore della coscia “.
“ NO ! Maledizione Jajay, non dovevi portarla in mezzo agli altri ! Fammi vedere che si è fatta.
Fortunatamente non è un taglio ma solo un incisione superficiale, non dovrebbe compromettere la gara. Certo che se fosse stata appena più profonda non avremmo potuto più correre . E' possibile che tu e i cavalli siate due mondi diversi ? ”.
Josephine si rivolse ad Esperanta : “ Ce la fai cavallina ? “ La cavalla scosse il collo e ruotò la testa verso la sua padrona, quasi a baciarla . “ Ne ero sicura. Non preoccuparti non  sanguini nemmeno “.
Più che la sua cavalla Josephine cercava di tranquillizzare se stessa. Quel taglio era solo un
graffio superficiale ma la corsa era lunga e forse avrebbe inciso sul risultato finale. Ormai non c'era più tempo, non si poteva far altro che andare avanti e stringere i denti. La partenza era imminente le 10 erano quasi scoccate.
Il tragitto era stato studiato in modo tale che tagliando attraverso il raggio del cerchio del
tracciato chi assisteva alla partenza con un po' di solerzia poteva tranquillamente assistere anche all'arrivo nella fattoria di Barnaba

“ I cavalli si portino sulla riga della partenza. Fatelo con ordine e senza ostacolarvi. Fra meno di 5 minuti si partirà “ Disse Frank che per l'occasione venne promosso a mossiere
La linea di partenza era a metà paese. Una corda evidente e un rudimentale striscione sospeso tra due finestre quasi parallele segnavano il via.
Josephine scelse di partire nelle seconde linee, era sicura che nei primi metri molti si sarebbero ostacolati a vicenda e ne sarebbe nata una grande confusione. Affianco a lei si mise il Meticcio e il suo favoloso Stallone Pezzato.
Poco dopo la pistola di piccolo calibrò esplose il colpo. La corda venne fatta istantaneamente cadere, i cavalli schizzarono in avanti, un po' scossi dal colpo di pistola, ma dopo un primo smarrimento si diedero al galoppo.
Ci fu grande confusione nei primi metri. Come previsto da Josephine, molti si ostacolarono tra loro, alzando polvere e terra prima di accodarsi e correre. Poi finalmente quel nodo iniziale si sciolse.
La corsa era iniziata.
Josephine e il Meticcio tennero i loro cavalli leggermente indietro da quel groviglio, mentre il cavallo di Jhonsons cercò di prendere subito la testa.
Dopo poche falcate si porto ai primi posti. Qualche altra falcata ed era primo. Questo lo
avvantaggiava in quanto poteva lasciare indietro quei pericolosi fantini e i loro cavalli ribelli prima dell'unica stretta che faceva entrare nella curva per imboccare il sentiero di terra che,
portava verso il lago delle Oche. Tre o quattro cavalli si scontrarono e un paio di fantini caddero. Si formo' un gruppo di testa con 4 o 5 cavalli molto vicini. Il purosangue di Jhonsons allungò il passo e fu primo in solitaria . Il meticcio e Josephine si sorpresero di tanta velocità. Se fosse stata una gara unicamente di velocità  il purosangue Inglese avrebbe senz'altro vinto, ma quella era una gara di resistenza e comprendeva terreni accidentati, tutto poteva avvenire.
Josephine aveva già visto correre quel tipo di cavalli, conosceva bene quel modo di correre veloce ed elegante, su tracciati di terra accuratamente battuta. Ma li era un altra cosa. I terreni erano diversi e faticosi. Presto la terra battuta del sentiero sarebbe finita e la sabbia del lago prima e l'erba delle praterie poi, ne avrebbero preso il posto.
Così fu …
Il cavallo di Jhonsons saggiò il terreno sabbioso delle vicinanze del lago e rallentò il suo passo.
Era comunque veloce e sembrava riprendersi dal cambio del terreno. Tra lui e il primo degli
inseguitori c'erano più di 100 metri.
Josephine non intendeva spingere troppo Esperanta e badava solo di non perdere ulteriore terreno.
Intanto lo Stallone Pezzato iniziò la rincorsa. Sembrava una furia e distanziò il gruppetto con cui si era trovato. Affiancò Esperanta .
Josephine sapeva che era lui che doveva tenere d'occhio. Doveva evitare che prendesse troppe lunghezze...Così lanciò una prima volta Esperanta. Gli zoccoli dei cavalli alzarono molta sabbia, era difficile per chi stava dietro tenere gli occhi aperti, in compenso la loro corsa era quasi silenziosa
In quanto al cavallo di Jhonson iniziava ad andare in crisi. La sabbia asciutta delle vicinanze del lago lasciò il posto a quella bagnata della riva. Era un terreno tropo pesante per lui. I suoi zoccoli minuti e curati sprofondavano troppo a fondo, non facendogli prendere il giusto slancio per la falcata sucessiva. Nonostante tutto era ancora in testa, cosa che sorprese il Meticcio e Josephine .
La riva rappresentava un miglio e mezzo del percorso e nonostante tutto il Purosangue Inglese teneva bene. Poi la riva del lago fini e iniziò la prateria, e li quel purosangue di nobili corse crollò.
Lo stallone piombò come un fulmine su di lui. In un soffio gli fu dietro. Poco dopo lo affiancò, gli stette affianco per qualche istante. Sembrava quasi che lo volesse scuotere, per dimostrargli che erano più forti di quella nobile eleganza. Era solo uno sberleffo a chi con tanta presunzione si era messo in testa senza sapere dove correva.
Anche Esperanta dopo un paio di secondi fu sul purosangue e una volta superato si accodò allo Stallone. I tre cavalcarono e il loro fiato sembrava una melodia d'organo . Poco a poco Jhonson e il suo cavallo rimasero indietro, la prateria e la sua erba alta furono fatali per loro.
La vera sfida poteva iniziare... finalmente.
Il terreno era cedevole ma presto sarebbe iniziato di nuovo il fondo di terra battuta dei sentieri e i cavalli avrebbero fatto meno fatica. Metà della gara era andata
Josephine lanciò di nuovo Esperanta e quasi riuscì ad affiancare lo Stallone Pezzato, ma non volle passare in testa. Pensava che al momento più opportuno avrebbe potuto sferrare l'attacco al mustang e prendere quelle lunghezze di vantaggio per poter passare per prima al cancello di legno della fattoria di Barnaba tenendo quei metri di vantaggio fino alla fine.
Un occhio andava sempre al graffio sulla coscia di Esperanta. Sembrava che non avesse portato conseguenze ne desse fastidio alla cavalla. Josephine ci stava comunque attenta.
Esperanta era una locomotiva al massimo sforzo. La sua falcata era distesa e veloce. Le zampe posteriori erano molle che risaltavano veloci appena toccavano terra, quella anteriori pareva volessero divorare la terra. La corsa era cosi veloce che se la sua amazzone  non fosse stata cosi abile nel mantenersi con le gambe fasciate al costato della cavalla l'avrebbe sicuramente disarcionata. Il manto iniziò a schiumare, il respiro era come quello di una
caldaia a vapore. La criniera  una bandiera al vento. Dal morso della redini grondava
saliva e schiuma, era una meravigliosa macchina in piena efficienza e Josephine avrebbe dovuto saper sfruttare al massimo quella perfezione di muscoli e zampe.
Affiancarono lo Stallone Pezzato.
Le falcate del cavallo erano meno eleganti, più corte e ravvicinate. Sembrava che le quattro zampe si annodassero e snodassero in un batter d'occhio. Il Meticcio lo cavalcava con una minuscola sella che appena si intravedeva sotto l'appoggio del corpo. Correva basso e veloce, creando una sorta di effetto suolo .
La fatica iniziava a farsi sentire anche per lui. Il sudore iniziava a impregnare il suo manto bicolore.
I due cavalli galopparono l'uno al fianco dell'altro per una settantina di metri. il suono sordo dei loro zoccoli riempiva  la prateria percuotendola come un tamburo. Le loro criniere al vento erano fili d'erba danzanti.
Era il tempo, il sentiero di terra stava rinvenendo, Josephine strinse  le gambe sui fianchi
dell'animale dando con i talloni sprone ad Esperanta. Era il segnale che la cavalla ben conosceva, si lanciò per lo scatto decisivo.
Partì prendendo di sorpresa il Meticcio che non immaginava uno scatto così repentino e potente.
In pochi secondi rimase indietro, distanziato di una decina di metri. Sembrava fatta per Josephine, quello pareva davvero essere lo scatto buono.
Ma lo Stallone Pezzato non era fatto per correre dietro un altro cavallo, nemmeno quando era puledro amava restare indietro nei branchi di Mustang che correvano in piena libertà e correva...correva, finchè non era a capo del branco.
Era un ledear e il Meticcio lo sapeva. Lo cinse anch'egli con le gambe e gli sussurrò
una parola indiana, lanciandolo all'inseguimento di Esperanta, facendo uscire tutta la forza e la libertà del suo stallone. Metro dopo metro riguadagnò il terreno perso.
Josephine rilanciò la sua cavalla che pareva poter tene testa a quello spirito sciolto. Tutto pareva sotto controllo, si ipotizzava un finale testa a testa
Poi, ad un tratto Esperanta iniziò a perdere centimetri non riuscendo più a tener testa allo Stallone. Qualcosa era successo, la cavalla aveva perso il passo. Josephine non capiva il perché. D'istinto getto l'occhio sul taglio. Stava sanguinando. Non era una lacerazione profonda ma la gara era stata troppo massacrante e il muscolo stava cedendo.
Lo Stallone e il meticcio furono presto su di loro e passando alla loro destra superarono le rivali.
Il meticcio vide il taglio di Esperanta e di colpo scosse di nuovo il suo cavallo e i due schizzarono via. Mancava meno di un miglio e il vantaggio dello Stallone stava prendendo consistenza.
Entrambi lo sapevano : chi fosse passato per primo dal cancello di legno della fattoria avrebbe sicuramente vinto.
I cento metri successivi non avrebbero permesso recuperi miracolosi. Ancora un miglio e tutto sarebbe finito.
Sembrava finita per Josephine. Non poteva rischiare di far male ad Esperanta. Istintivamente tirò le redini per frenare la cavalla, allargò il palmo e le diede un colpetto sul collo.
“ E' finita amica mia, rallenta non posso rischiare di farti del male “
Si, era tutto finito. La fattoria era persa, il sogno spezzato.
Josephin sapeva bene che continuare a correre avrebbe potuto significare perdere Esperanta per sempre.  Tirò indietro le redini. La corsa dell'animale quasi si fermò, ma non si poteva fare altro.
Tutto gli crollo addosso. Era stato un peccato non potersi giocare sino in fondo quella possibilità, che forse sarebbe rimasta l'unica. Lo stallone si era dimostrato un avversario troppo forte.
Passò un interminabile attimo... poi Esperanta scosse il collo a destra e a sinistra con forza, sgroppò e morse il freno,inalberò le zampe anteriori, tirò in avanti la testa e le redini con una potenza tale che sfuggirono alle palme di Josephine che non aspettandosi quella reazione quasi cadde da cavallo.
“ Che fai ?Che ti succede ? “.
Era chiaro. Ora era Esperanta che voleva condurre il gioco.
Era lei e non Josephine a comandare. Con due balzi si rimise in assetto, distese a dismisura le sue falcate, gonfiò i suoi polmini, il suo respiro si fece rapido e rumoroso e corse...corse come non aveva mai fatto prima. Corse con tutta la potenza e la grazia dei suoi antenati in piste di sabbia rovente e di vento.
Josephine ne rimase sorpresa e non potè far altro che gridare : “ Vai cavallina, vai a riprenderli “.
Sciocca, arrogante ragazza che pensava di conoscere i cavalli eppure non si accorse di quanta potenza e forza c'era ancora nella sua cavalla, che centimetro dopo centimetro stava rinvenendo sul suo avversario, e che presto lo avrebbe affiancato.
Lo stallone e il Meticcio non si aspettavano che la gara si potesse riaprire. Il loro passo era già quasi rilassato e presi alla sprovvista persero molto terreno.
Nessuno poteva più fermare Esperanta eccetto sbattere contro il cancello di legno. Uno solo poteva passare e ormai mancavano pochi metri.
I due cavalli erano ormai affiancati, sarebbe bastato poco, non più di una ventina centimetri per determinare a chi spettasse il diritto di passaggio. Esperanta si allargò un po' contro lo Stallone che d'istinto si scostò e trovò del terreno sconnesso che gli fece perdere quella frazione di secondo necessaria per consentire ad Esperanta di mettere davanti le spalle e passare dal cancello.

Era stato più facile del previsto e il portico era ormai a pochi metri. Ancora poche falcate e la cavalla fu in prossimità della casa . Straordinariamente lo Stallone le aveva quasi riprese. Troppo tardi non c'era più terra su cui correre.
Josephine tirò le briglie, frenò la cavalla e si getto per terra. Purtroppo tale era la velocità che una volta lanciatosi dalla cavalla rotolo due volte sulle spalle a contatto con la terra. Anche il Meticcio si lanciò giù dal cavallo. Era più veloce e potente di Josephine ma la sua caviglia picchiò duro al suolo e questo gli fece perdere un attimo prezioso. Josephine si rialzo balzò sotto il portico e con la punta delle dita colpì la campana

“””””” Doonnnnnnn ””””””

Quel suono risuono in tutta la prateria, corse veloce sulle colline ondeggianti, si disperse sulle onde del mare, e arrivò sin sopra la tomba di suo padre e gli sussurrò che Josephine e la sua Esperanta avevano vinto.
Non era un suono era il realizzarsi di un sogno, la continuazione di un percorso iniziato in una vecchia fattoria di una fredda Inghilterra.
Si la proprietà di Barnaba era sua.
Tutti assistettero a quel finale in assoluto mutismo, nessuno avrebbe mai potuto nemmeno
immaginare un arrivo così tirato e crudo. Quel rintocco di campana fu la fine di una grande
collettiva emozione.

Poi... Jajay gridò : “ EVVIVA. VIVA JOSEPHINE “. Corse dalla cugina e la strinse e iniziò a saltare con lei in braccio, e tutti iniziarono a saltare e a gridare con loro“ EVVIVA JOSEPHINE “.
Il delirio fu generale. C'era chi gridava chi saltava, chi gridava e saltava insieme e anche chi si preoccupava di stringere le ballerine del saloon.

“FERMI, ZITTI TUTTI “. Gridò Enrik . “ NON E' ANCORA DETTO CHE JOSEPHINE ABBIA VINTO . DOBBIAMO ANCORA SENTIRE LA SENTENZA DEL GIUDICE LAKI WILSON “.
Si rifece silenzio.

La gente si aprì a sipario verso il giovane giudice. Purtroppo per lui la sua paura si era concretizzata. Josephine aveva vinto. Doveva fare una scelta : Dare ascolto agli uomini e non scuotere lo stato delle cose di Greenville, incamerando il loro appoggio al suo insediamento nel distretto della cittadina o...confermare la vittoria di Josephine, ed essere amato da lei e dalle altre donne della città a vita. Ma l'istinto di fare ciò che è giusto prevalse su di lui.
Poi dopo qualche interminabile istante parlò :
“ GENTE DI GREENVILLE, HO LETTO E RILETTO LA LETTERA DEL DEFUNTO BARNABA, E TUTTE LE LEGGI DELLO STATO DELL'HOREGON E IN NESSUNA DI ESSE SI DICE ESPLICITAMENTE CHE NON SIA PERMESSO ALLE DONNE PARTECIPARE A GARE CON CAVALLI NE' TANTOMENO HO LETTO CHE NON POSSANO POSSEDERE FATTORIE.
QUINDI SE LA SIGNORINA JOSEPHINE HORSE HA VINTO, LA FATTORIA E' SUA , DI DIRITTO.
COSI' HO LETTO E COSI' E' STABILITO “
Gli urli si alzarono di nuovo, i cappelli ripresero il volo.
Josephine si staccò dall'abbraccio di Jajay,  balzo’  giù dal portico e  abbracciò il giudice. Tutti gli occhi furono di nuovo, per altri storici istanti, sul giudice Laki. Lui tirò indietro Josephine di una decina di centimetri le serrò le spalle con le mani, poi ne staccò una e col pollice pulì le labbra della ragazza schizzate di fango e di tutta risposta la baciò. Quelle labbra di donna sapevano di polvere, terra, sudore e cavallo, ma erano così morbide e sembrava che in fondo avessero il sapore del miele selvatico.
Josephine non solo fu la prima donna nel distretto di Greenville a vincere una gara e a possedere una fattoria, fu anche la prima donna che forse prese al laccio un giudice.
“ Pago da bere a tutti “. Gridò il giudice e quel semplice gesto lo riconciliò con la stragrande
maggioranza degli uomini del paese.

Josephine prese sotto braccio il giudice, prese Esperanta e si incamminò verso la città con molta calma. Tutti erano ormai schizzati al saloon. Lei e il giudice arrivarono con passo tranquillo, ma prima di giungere al locale Josephine vide il Meticcio che stava legando lo Stallone ad una staccionata di legno.
“ Mi scusi giudice”, disse “ Devo ringraziare un amico “.
Si avvicino di spalle al Meticcio .“ Capelli di sole “ . Il Meticcio si girò, era molto tempo che non si sentiva più chiamare col suo nome indiano, “ Capelli di Sole, grazie “.
“ Perché mi ringrazi, sei tu che hai vinto “.
“ No Capelli di Sole, neanche Esperanta avrebbe potuto recuperare in così pochi metri lo spazio per passare per prima dal cancello. Tu mi hai regalato quei metri, grazie “
“ Ti ho solo ridato quello che la tua cavalla ha perso a causa della sua ferita. Non sarebbe stato leale vincere così “.
“ E la caviglia ? Non mi sembra che ora ti faccia male “.
Il Meticcio sorrise “ Guarisco in fretta “.
“ Voglio che tu sappia che ci sarà sempre un posto per te nella fattoria di Barnaba, ho bisogno di te e del tuo cavallo per il mio allevamento, sei una persona leale .“
“ Ci penserò ...ma devo convincere il mio Stallone. Lo hai visto, lui è uno spirito libero “.

Josephine gli si avvicinò e gli diede un bacio sulla guancia, sorrise e tornò dal giudice.

Era vero, il Meticcio e il suo cavallo erano spiriti liberi. Non se ne sarebbero fatti nulla di una fattoria, il loro posto era nelle verdi distese delle praterie, dove avrebbero gareggiato con gli spiritidel loro passato.

Se Esperanta e Josephine erano la continuazione, il Meticcio e lo Stallone Pezzato erano la libertà.

 

 

 

 

( Dedicato a Gina, che se fosse vissuta nel vecchio Oregon avrebbe cavalcato veloce come Josephine )  

 

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