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Bisticcio

“Non è vero, non sei vero, il tuo essere non c'entra, non centra, fallace tentativo di intenti, le mie parole ti arrivano alterate dal morbido che mi porto intorno”
“Il guaio sei tu che ritorni a me, con il tuo vizio di piacere, mi riempi di improbabili destini e dai per vero l'improbabile, io mi fermo alla tua morbidezza, quel sorriso carnoso e languido, fatto per il buio delle stanze”
“Se fossi più vicina ti lascerei esausto di desideri, trasformerei le tue parole in carne e di questa carne ti sazierei, la distanza rende questo gioco impari, tu impari dai miei desideri, io pendo dai tuoi silenzi, se fossi lì ti strapperei il vero a morsi”
“Se tu fossi qui troverei un modo per non essere, il vero che cerchi è la mia assenza, dietro le parole c'è il vuoto, il silenzio che senti è l'unico concreto oggetto di piacere, l'unico in grado di entrare nel morbido del tuo corpo”
“La distanza ti fa credere che io non abbia la forza per trovarti, la sveltezza di afferrare il vero, la volontà di esaudirti e poi sperderti, già ti sto sciogliendo, scegliendoti”
La risposta dell'uomo si fece attendere, sapeva che lei non avrebbe mai scardinato il vuoto, per la semplice ragione che il vuoto non ha niente da scardinare, non rispondeva perché voleva sapere ancora cose, scoprire ancora lembi di essere. Avrebbe voluto averla a disposizione ancora per qualche altro momento, trovarla come si trova un oggetto o ancora non trovarla affatto, persa in un altro spazio, un luogo altro, un altro.
“Non sei tu che voglio, voglio quello che ti circonda, voglio quello che non dici, voglio quello che non pensi, tu sei fermo al vuoto che chiami nulla, io da lontano vedo il resto, la mia immaginazione è più vera della tua realtà, perché esiste, tu non ti mettere in mezzo”
“Allora sono io l'oggetto, sono io che devo essere mosso e dimenticato, ricordato solo dal desiderio, che potrebbe essere chiamato anche capriccio, mettimi dove vuoi e avvicinati, vediamo da che parte va la ragione”
“Io non voglio ragione, voglio essere là, voglio sentire il vivo di ciò che è rimasto, dare carne da mangiare, mangiare di quello che c'è”
Lei ha qualcosa nascosto nelle pieghe della sua bocca, che è mortalmente desiderabile, lo sa, lo nasconde mostrandolo spudoratamente, quasi non fosse vero.
Lui non sa, non sa perché è distratto, la morte della sua bocca è distante, ferma in un sorriso inarrivabile.

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