L'antro | Post comici, demenziali, ludicomaniacali | Marco valdo | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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L'antro

Accucciata nell'antro dell'ombra estiva, manda sguardi obliqui, mette in bocca bocconi piccoli di qualche tipo d'ingordigia, sembra glieli abbia portati il maschio alfa, a lei, fianchi poderosi per la figliolanza.
Dalla ciotola al palmo della mano, dal palmo della mano al tripode delle dita, che lo consegna alla bocca con un gesto fulmineo e nervoso, lo sguardo che cerca antagoniste, giovani maschi spavaldi, quanti anni restano ancora, quanto ancora il suo stomaco ingoierà il premio della sostanza. Accovacciata sui talloni, l'ombra è una grotta, basta una spinta dei fianchi per ritrovarsi a quattro zampe, continua a divorare piccoli pezzi golosi, mentre da dietro l'uomo si paga il pasto.
L'ipotesi si fa carne, l'incomodo, terzo al mondo, si è appropriato di uno spiraglio di vita e lo ha riplasmato, ricollocato, a lui basta solo la coerenza dei gesti, quello che non sarà mai, potrebbe essere, lei continua a dargli conferme, masticando il minuto, fino a rubargli tutto il succo, lanciando sguardi indagatori, non gli è rimasto niente del consueto, la civiltà è riconoscersi primi, la vanità è il tempo giusto, mostrare i denti ancora bianchi. La curva della schiena copre il merito, segue la curva della grotta e copre quel mucchietto dì certezze tenute sul palmo della mano, non è ancora questo l'anno che cede, resiste sui talloni senza fremiti e ancora in molti vorrebbero rivoltarla a quattro zampe e pagarsi il pasto, lei cerca gli sguardi con la certezza di trovarli.
C'è appesa alla parete della grotta la pelle della preda, odora di selvatico e dell'ultimo sprigionarsi di vita, l'uomo è lontano nel mare, a frugare gli anfratti degli scogli, lei ha svuotato le viscere alla preda, si è presa il dolce e il morbido, lo ha sminuzzato, si paga coll'arbitrio dell'insolenza, con l'evidenza della sostanza, due mani sulle natiche la rivoltano, non si gira a guardare, tiene in equilibrio la ciotola delle mani, manda sguardi traversi e ingolla piccoli premi di presente, dopo ogni colpo rigurgita gridi soffocati, non è il suo uomo, forse lo sarà domani o forse sarà il trofeo rimpicciolito di qualche cinta.
 
 

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