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Sesto ritratto: L'inquietante Wakefield ( da " Wakefield" di Nathaniel Howthorne 1804-1864)

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Prima di accedere al  ritratto  che propongo, occorre dire che  il racconto  breve  “Wakefield”  di Nathaniel Hawthorne - scrittore americano ( 1804-1864)  noto per il suo capolavoro  “ La lettera  Scarlatta” ed il romanzo  “ La  casa dei sette abbaini” -  fu tradotto in maniera magistrale, dall’ Inglese, da  Eugenio Montale, nel 1947. Pertanto si tratta di traduzione  che merita di essere apprezzata in quanto molto ricercata, così da creare un’opera pregevole di suo,  da un’altra opera di per sé molto particolare:
 
“ Che uomo era questo Wakefield? Ognuno  può farsene  una sua idea e prestarle tale nome. Era un uomo d’età mezzana; i suoi  affetti coniugali, che non erano mai intensi, s’erano ormai ridotti  a un sentimento calmo e abitudinario; probabilmente il tipo di marito più fedele, per via di quella certa pigrizia che tiene il cuore fermo, dovunque si sia posato. Intellettuale sì, ma non attivamente; con la mente occupata  da lunghi e pigri sogni  che non tendevano  ad alcun scopo  e d’altronde non avrebbero avuto la  forza di realizzarlo; e pensieri che di rado avevano l’energia  di stringere davvero parole. L’immaginazione , nel senso stretto della parola, non era affar suo. Dotato di sangue  freddo, ma non depravato  né incostante, di una mente  non compiaciuta di pensieri lascivi o di bizzarrie, chi mai avrebbe  potuto prevedere che il nostro uomo si sarebbe posto in luogo eminente fra gli autori di  eccentriche  gesta? (…) Forse  solo sua moglie   avrebbe esitato. Ella infatti, pur non  avendo analizzato  il carattere di lui,  era in parte consapevole dell’egoismo  tranquillo, che aveva un po’ arrugginito la sua mente inattiva, di una particolare forma di vanità, spiacevole in lui, e di un’attitudine all’astuzia, la quale non aveva prodotto nulla di peggio  che il nascondere  piccoli  segreti insignificanti; di tutto ciò , infine, ch'essa chiamava talvolta  stranezza. Particolarità quest’ultima indefinibile, e forse inesistente…”
Da “ Wakefield “  di N. Howthorne, trad. Eugenio Montale 1947.
 
Che cosa si prepara dietro ad un uomo descritto in tale maniera? “ Intellettuale sì, ma non attivamente” ? Wakefield  uscirà da casa una  mattina, dopo aver baciato la moglie in modo rassicurante  e non vi farà più ritorno, deliberatamente, per oltre vent’anni. Egli sceglie di rintanarsi in un piccolo appartamento in prossimità della sua tranquilla abitazione borghese, in un quartiere di Londra, per spiare  che cosa faccia o come viva la moglie senza di lui e come proceda la vita in quella strada a lui nota,  in sua assenza. In verità egli  vorrebbe tornare, ma gliene manca  il coraggio e così il tempo passa, inesorabile…Nathalien Howthorne tesse la sua tela narrativa attorno ad un uomo che non ha alcuna  dote, non spicca per alcuna caratteristica positiva, ma che proprio per questo saprà compiere una scelta assurda. Quasi a dire che le imprese più folli possono essere approntate da soggetti  banali. Howthorne  è a buon diritto  ritenuto  tra i maggiori scrittori americani dell’ Ottocento. Cresciuto  in un  rigido ambiente protestante di impianto Puritano, Howthorne  è stato ritenuto “ ossessivo  nell’osservare la vita morale” ed indagatore di tutti quegli elementi che caratterizzano “ la colpa” in un uomo. Proprio questa sua analisi  dell’animo umano, lo rende complice dei personaggi  dallo stesso  creati.  E’ uno scrittore in comunione con  i peccatori, anche se alla fine egli esalta la norma, la regolarità della condotta, sottolineando  il bruciante fallimento di chi non riesce ad  adeguarvisi. E questa contraddizione è il  dato caratteristico nella sua narrativa.  Di lui  ebbe alta considerazione  Hermann Melville, l’ autore di “ Moby Dick",  che gli dedicò espressamente il  suo capolavoro.
 

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