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Teresa

 

   15 Ottobre Santa Teresa D'Avila.
   Vi sono, nel calendario, altri giorni in cui c'è scritto S. Teresa ma era quella la data in cui generalmente la ricordavano amici e parenti. Parenti, quali visto che non aveva più nessuno vicino.
   L' unica sorella viveva in Kenia e la posta non sempre arrivava nelle date desiderate. La missione era vicino al lago Rodolfo un posto molto avanzato dove i mezzi di comunicazione non arrivavano ad intervalli regolari ma erano affidati al caso.
   Aprì il portoncino con la chiave e macchinalmente le dita presero in mano la chiavetta piccola, quella per aprire lo sportellino della posta. Un gesto che ripeteva ogni giorno anche se sovente non le serviva poiché dal vetro si intravvedevano solo foglietti pubblicitari.
Salì i quattro gradini che portavano al ripiano dell'ascensore e della cassetta delle lettere:  la salutava una festosa cartolina raffigurante una bambina con un gran fascio di fiori coloratissimi.
   Aprì lo sportellino e si ritrovò in mano questi fiori beneauguranti, girò e lesse: "Dopo vent'anni" A  D.
   Un tuffo al cuore. Conosceva bene quelle iniziali . Erano veramente passati vent’anni.
   Non era più una ragazzina e non credeva si potesse ancora provare una simile emozione. Le gambe si rifiutavano di avanzare e quei pochi passi che la separavano dall’ascensore li fece a fatica tremando.
   Tutto in quel momento le appariva ovattato come trovarsi in un mondo irreale Sì, aprì la porta e  sicuramente la richiuse ma non era sicura dei suoi gesti. Nessuno l’aspettava, viveva sola e poté quindi sedersi e dimenticare che era tornata a casa per mangiare.
Vent’anni prima, un’altra città, un ospedale e l’arrivo di militari dopo la guerra , di ritorno da prigionie e da patimenti subiti.
La voglia, da parte di tutti,  di voler presto dimenticare. Di vivere, di essere allegri come a volersi rifare  di quanto quel conflitto aveva sottratto alla loro gioventù
   Trovarsi giovani tra giovani. Questi ragazzi che tornavano da una guerra che avevano combattuto senza sentirla.
   Teresa su quel divano  ricordava tutto quanto  in anni aveva cercato di dimenticare.
   Quel sole di Ottobre che dal balcone entrava fino a raggiungerla dove era seduta non riusciva a scuoterla, a distoglierla da quel ricordo che aveva rimosso e che ora prepotentemente  ritornava.
   Si alzò, guardava quel telefono e temette che squillasse, sentiva che sarebbe arrivata una telefonata e ne era spaventata.
   Cosa poteva significare questa ricomparsa dopo tanti anni.
   Come aveva fatto a ritrovarla, certo sapeva che era Piemontese come lui ma non che si fosse trasferita a Torino. Certo l’elenco telefonico aveva agevolato la ricerca.
   Attendeva , ma questo squillo non arrivava.
Passava il tempo e i suoi pensieri galoppavano , no non voleva nuovamente incontrarlo, aveva ben sofferto vent’anni prima  quando lui da Genova era ripartito per Torino  e lei era rimasta ad attendere notizie mai arrivate dopo una promessa mai mantenuta.
   No, non gli avrebbe permesso di rivederla.
   Ma era poi ancora scapolo? Certo la curiosità giocava un ruolo importante e per di più non  avvertiva alcun sentimento di collera ma , contro il suo volere, avvertiva un sentimento di gioia  che la trasformava e le impediva di respirare.
   Sognava  certo perché quella telefonata non arrivava e i ricordi affioravano: un bel ragazzo biondo alto, due spalle  imponenti, una figura forte e nel contempo elegante. Un ragazzo serio che stranamente si era comportato in quel modo. La tenerezza prendeva il sopravvento, quella tenerezza che l’aveva avvicinata a lui quando era arrivato in quell’ospedale dove lei prestava il servizio. Si era affezionato a lei che pure aveva qualche anno più di lui, come a cercare protezione
Sognava, non era vero. Eppure quella cartolina era tra le sue mani e quelle iniziali erano le sue.
   Forse accese pure il televisore come faceva ogni giorno, ma non vi era immagine alcuna che potesse distrarla.
   Ritornava indietro nel tempo, ripensava alla sua vita. Era nata in  Argentina, così dicevano i suoi documenti, ma poco ricordava  dei suoi genitori.  Immaginava il volto della madre attraverso il ricordo della sorella più grande di lei. Era tanto piccola quando persero i genitori ed anche un fratello tanto da averne un vago ricordo:
   Erano due orfane che ritornarono in Italia e di questo ritorno, sicuramente con un piroscafo, non ne serbava ricordo.
   Qualche volta aveva preso una cartina geografica ed aveva cercato di puntare il dito sulla figura dell’Argentina come a cercare un punto qualsiasi dove fosse nata.
   Era italiana e si sentiva tale anche se il fascino di quella terra dal sapore di tango, qualche volta, la rapiva.
   La sorella più grande aveva sentito il richiamo della vocazione missionaria ed ora era in Kenia presso una missione delle suore della Consolata di Torino.
   Stava sopraggiungendo il buio ma non se ne era neppure accorta, il pensiero galoppava,  nulla potava distoglierla dal rivivere una storia lontana.
   No, non voleva nuovamente soffrire, lei ora era appagata. Svolgeva il suo lavoro non più nelle corsie ma negli uffici e la sua vita scorreva tranquilla tra amici che le volevano bene e si occupava di opere  di beneficenza che le davano soddisfazioni. Aveva imparato a sopravvivere da sola e…
   Ma la telefonata non arrivò quel giorno…
                                                                                     
Maria Mastrocola Dulbecco
  
 Devo decidermi a raccontare il resto . E’ una storia vera molto commovente….
 
  
  
 
 
 
 
 

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