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Gli uccellini

Sara è tremenda. Sono tremendi i suoi pensieri. L'altra sera - invitato a casa sua da suo marito per un barbecue come primo atto di cortesia verso il vicino - me la sono vista comparire davanti all'improvviso, di ritorno dal lavoro mentre eravamo a tavola io, i suoi due bambini e suo marito.
"Buonasera", ha gentilmente salutato affacciandosi alla cucina, ed ha abbracciato uno dopo l'altro la femminuccia ed il maschietto che le saltavano al collo.
Mi sono alzato da tavola, le sono andato incontro e, come si conviene, ma anche istintivamente, le ho stretto la mano con calore mormorando complimenti di circostanza.
E' inimmaginabilmente grassa - non me lo sarei aspettato - alta all'incirca come me. Un viso e un sorriso da equilibrista, un modo di parlare calmo e, come il marito, è giovane, possiede un'età definibile grosso modo dai trenta ai trentacinque anni.
La figlia era in crisi in quanto poco prima se ne erano scappati via gli uccellini nelle gabbie sul terrazzo.
L'ha calmata, l'ha fatta sedere, poi ha tirato fuori dal frigor un tiramisù fatto probabilmente la sera prima, abbastanza buono devo dire, e dopo averne servito a tutti porzioni doppie, tranne a me che ne ho chiesto una normale, ha iniziato a mangiarne dal contenitore in acciaio, fino a finire lo stesso dolce.
Intanto, aveva messo a bollire il caffè per noi "grandi", e tirato fuori dal mobiletto del tinello, una bottiglietta a metà di amaro Zucca.
Ha anche trovato il tempo di affacciarsi sul terrazzo della cucina, dove dopo il caffè ero andato a fumarmi una sigaretta, per scambiare, rimanendo con i fianchi tra uno stipite e l'altro, alcune chiacchere: tipo, qual'è il suo nome, è sposato, ha figli e, solo alla fine, si è mostrata curiosa di conoscere in quale range di età dovessi aggirarmi.
Era vestita con una tuta di quelle da ginnastica - pantaloni sciolti colore blu scuro - una maglietta di colore più chiaro non in tinta, che la copriva fino al collo, scarpe sportive.
A parte il vedermi comparire, all'inizio, questo "armadio" davanti - l'espressione del viso paciosa, potrei definirla, la bocca, gli occhi, il naso dai tratti estremamente femminili, quasi dolci, non aggressivi come c'era da aspettarsi da quel pezzo di marcantonio - a parte il suo contraltare maschile, il marito - piccoletto di statura, nervoso, energico, carattere autoritario - con cui fisicamente faceva quasi a pugni, e come ho saputo dalle parole uscite inopinatamente dalla bocca del maschietto, anche psicologicamente, non ci sono state grandi sorprese da quell'invito a cena seminaspettato, tranne una sola cosa. Non aver mai visto, in vita mia, non solo glutei così larghi da prendere l'intero specchio di una porta, in una donna tutto considerato abbastanza giovane, ma a scoprirle sotto la tuta in cotonina quasi trasparente, quando si è dovuta girare verso il il bollitore del caffè, dei tanga tirati all'osso, invisibili tranne il filo longitudinale a partire dalla schiena, ridotti ai due soli elastici, alle anche. Eppure non aveva nulla di volgare: una madre di famiglia come tante che si incontrano, giovani; probalmente una donna già sola.
Sara, quando le ho chiesto di sua madre, divorziata, che mezz'ora prima del suo arrivo aveva fatto una comparsa, ha risposto con lo sguardo fisso oltre la terrazza, oltre gli alberi del viale, al di là degli uccellini.
"Avevo nove anni". Ha detto.
La notte seguente, mi è capitato di immaginarla nella vita.
 

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