Parafrasi dantesca - laboratorio di poesia | [catpath] | Manuela Verbasi | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

Login/Registrati

Commenti

Sfoglia le Pagine

Sostieni l'associazione

iscrizioni
 
 

Nuovi Autori

  • giuseppina lamb...
  • Sandra Pasotti
  • Agri-Alessio
  • sandra bonci
  • Angelika Sarna

Parafrasi dantesca - laboratorio di poesia

a cura Caterina Manfrini
 
Parafrasi (dal greco: parà-presso; phrazèin-parlare) come ben sappiano significa esporre un testo con altre parole, ampliando ed adornandone i concetti espressi inizialmente dall'autore, per chiarirli meglio o svilupparli.
Ebbene il laboratorio di poesia darà il via ad una parafrasi dantesca, alla ricerca del poeta che radicalmente ha cambiato la letteratura italiana. 
 
Il compito: Analizzando alcuni versi del primo canto dell'Inferno, prova ad esprimere ciò che ti trasmette (magari mettendolo in contrapposizione a ciò che Dante voleva dire) componendo una poesia-prosa surreale ma attinente al tema.
 
 
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
chè la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant'è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i'vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
Io non so ben ridir come v'entrai:
tant'era pien di sonno
a quel punto che la verace via abbandonai.
Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
là dove terminava quella valle,
che m'avea di paura il cor compunto,
guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de'raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogni calle. 
Allora fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.
E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l'acqua perigliosa e guata,
così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.
 
 
P.s. interessante le questioni discordanti che sostengono: da una parte che il sonno era collegabile alla mitologia greca (dove si collega il dio del sonno Ipno a Tanato, il dio della morte) dato che qualche verso prima Dante afferma <<tant'è amara che poco è più morte>> ed ecco perchè potrebbe essere riconducibile a ciò.
Dall'altra invece si sostiene semplicemente che fosse pien di sonno perchè il viaggio dantesco cominciò di notte.
 
 
Caterina Manfrini

Cerca nel sito

Cerca per...

Sono con noi

Ci sono attualmente 0 utenti e 1498 visitatori collegati.