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prologo

Dopo la presentazione del mio romanzo al salone del libro di torino, ci tengo a sottoporvi ancora una piccola parte di esso, sempre in attesa delle vostre opinioni!
 
se volete leggerne di più lo trovate gratis alla pagina
 
Prologo.
 
Nel cielo nuvole nere sembravano colpi di cannone. Nella piazza piccioni e brandelli di conversazioni riempivano la sera. Un barbone dormiva indisturbato su una panchina mentre alcuni agenti di Polizia sistemavano transenne e tornelli.
Di fronte a lui qualcuno prendeva appunti. Guardava lo sciame di ragazzi che rientrava da scuola, con lo zaino in spalla e il cellulare in mano. Li osservava con aria indifferente.
La pagina che aveva di fronte era ancora bianca, fitte di promemoria quelle che la precedevano. Con un gesto rapido si chiuse la giacca. L’aria era fresca nonostante la primavera avesse già profumato Torino.
-          18,45. Ora migliore, scrisse con calligrafia minuta.
Gli agenti proseguivano nel loro lavoro. Allontanavano i curiosi e allargavano il perimetro che avrebbero dovuto presidiare. Decisi, efficienti e precisi. Ma non facevano caso al senzatetto, lo lasciavano riposare benché si trovasse proprio al limite del recinto disegnato dalle transenne.
Quando alzò gli occhi dal quaderno l’immagine accese il suo interesse. Si guardò nuovamente intorno e trovo perfetta la scena che vide.
Il barbone passava inosservato come i piccioni che cercavano briciole sotto di lui.
Rimase immobile qualche minuto a fissarlo finché non si svegliò, forse per via del chiasso che gli cresceva intorno. Accorgendosi di essere osservato sul suo volto si allargò un sorriso cariato mentre allungava una mano con intenzione inequivocabile.
Vide la persona che gli stava di fronte scrivere qualcosa su un piccolo quaderno per poi chiuderlo e infilarselo sotto la giacca, alzarsi e dirigersi verso la sua panchina. Con la mano cercava qualcosa nella tasca dei pantaloni.
Quando furono abbastanza vicini gli fece cadere una moneta da due euro nel palmo della mano.
“Grazie”, biascicò il senzatetto.
“Grazie a te” fu la risposta che non si aspettava.
Dopodiché si voltò e si allontanò a passi decisi verso i portici di via Roma, guardando il cielo.
Il vento aveva spazzato le nuvole nere. Al loro posto intravide la profondità dell’universo diventare blu e viola. Accennò un sorriso.
Si poteva cominciare.
 

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