Ritratto di Madame M. | Prosa e racconti | maria teresa morry | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Ritratto di Madame M.

Non crediate sia un’intenditrice.  Di quadri, dico. Al massimo  ne capisco un po’ di vini,   da buona veneta, ma non posso  proprio dirmi, qualificarmi  un’intenditrice di quadri. Tuttavia in casa  ne ho parecchi e non  certo  quelle che qui chiamiamo “ croste” , ossia  tele di poco  conto e brutta fattura.  Qualcuno  è appeso, molti appoggiati al  muro.  Senza divagare,   veniamo  al punto.
Giovedì scorso camminavo per la  città  di buon  umore.  Io il buon umore   l’ho spessissimo. Lo produco  da me. Avevo incassato  qualche soldo  da un  pietoso cliente che  s’era ricordato  di una vecchia parcella in sospeso. Pertanto come avviene  sempre in questi  casi, quindi da  svariati anni, come incasso mi  devo fare un regalino, per autogratificarmi. Per dirmi da  me “ brava”, perché  a me “ brava “ non  lo dice  nessuno. Pertanto  vagavo con l’intenzione di  farmi una spesuccia.
Càpito  così,  dopo essermi  fermata al mercato del pesce,  che  a Venezia è una  vista straordinaria, da non perdere  davvero  data la  ricchezza e la  varietà del  pescato in vendita, càpito –dicevo -  in una calle  piuttosto  scura e umidosa.  Mi trovai  come per caso davanti a  un negozietto, alla  cui vetrina  erano esposte varie  tele,  a  olio per lo più.  Osservando mi resi conto che erano tutte  riproduzioni  di  Botero, in vario  formato. Sapete  vero? Quel pittore che interpreta tutto il mondo secondo  obesi . Donne  , uomini e pure animali. Una cosmica  visione del grasso è bello. Si trattava però di  tele dipinte a  olio, non manifesti o stampe incorniciate,  o altro.  Feci un passo indietro e  scorsi sopra la  testa  una  strana insegna. Ossia un enorme  tubetto di colore in parte   schiacciato, appeso ad un braccio  metallico,  dondolante  sopra l’ingresso.
Incuriosita al massimo, entrai   attraverso la macilenta porta a vetri. Intorno a me  vedevo  solo  pareti  tappezzate di  tele,  e non solo Botero,  ma pure due  Picasso periodo  blu, un  notevole  Van Gogh , tre tele  di diverso  formato de   Il  bacio  di Klimt, con oro zecchino  ( versione  costosa)   oppure senza oro zecchino (  versione economica).
Nessuno  dietro  al bancone.  Tossicchiai… nessuno...Buonaseraaa…esclamai ad alta voce…Ecco  che da un lato si apriva una tenda  ed entrava  nella stanza  una ragazza  con  addosso  un  grembiulone tutto  sporco di  chiazze  di colori ad  olio.  Teneva  in mano, con delicatezza infinita, un pennello  intriso di  rosso cadmio. Sul  momento  rimasi interdetta. La  figliola  era di notevole stazza, almeno  un quintale….realizzai  immediatamente per quale motivo si circondasse di Botero .Era molto sorridente però,  una gioiosa immagine di  artista.
“ Scusi  signorina – chiesi  - è lei l’autrice di  questi quadri ?”
“ Sì, sono io. Io realizzo  queste copie, sono -  diciamo -  dei  falsi veri…conclamati…So riprodurre  degli autori, alcuni  veramente bene perché li  ho studiati  da tempo e poi mi  piacciono  proprio. Però  se  lei  desidera un autore  in particolare, mi porti la foto  del quadro  e io le dico se sono  nelle condizioni  di  riprodurlo…certo non mi porti  un Leonardo !!!  -  rispose  con risatina   gorgogliante.
“  Posso  guardare qua…o lei sta lavorando?”
“  Guardi  io sto  finendo  di là  un  Matisse, però si guardi attorno con comodo” – e con una piroetta davvero  impensabile per la  sua mole, la  ragazza  sparì  oltre la  tenda.
E così    feci.  Curiosando  trovai  due tele  davvero singolari.  Trattavasi di  due ritratti femminili di Tamara de Lempicka,   pittrice polacca  molto  celebre negli anni ’20  e  ’30. Tele di giusta dimensione.  Una rappresentava una donna molto sognante,  dai capelli  castano chiari,  con un  mandolino in grembo. Vestiva un  abito  molto drappeggiato,  nel  noto colore  preferito  dalla De Lempicka   , un blu  dalla stessa pittrice inventato  e  che porta il suo  nome.  L’altra tela, invece,  mostrava una  donna bruna,  i capelli tesi raccolti  sulla  nuca,  con uno  sguardo  rivolto a  destra, molto deciso, la  piccola bocca chiusa.  Un bel braccio tornito abbandonato lungo  il  corpo  finiva  con una  mano  gentile dalle unghie rosate.  Un anello con perla le  ornava l’anulare.
 
 
Entrambe   le figure , alle spalle, non avevano  uno sfondo ma delle tende gonfie e accomodate.
Mi trovai indecisa. Le tele ad olio,anzi a spatola  su olio, erano veramente   ben fatte…La  signorina  over-size si affacciò  nuovamente,  sempre  sorridendo:  “ Allora ha trovato qualche cosa di  suo  gusto? “
“  Mah….sono  incerta  tra queste due…avrebbe   i quadri originali  da farmi  vedere?”
“ Certamente”  -  rispose e chinatasi con una  certa  fatica trasse   da sotto al  bancone un grosso  album ad anelli.  Conteneva   decine e decine di  foto di quadri  inserite  in custodie di plastica trasparente.
“ Eccole qua le due signore  “ -  mi disse la ragazza  porgendomi il pesante album.  In effetti potei esaminare le fotografie dei due quadri  e verificare che davvero  la loro esecuzione in  copia era  ottima.
Forse l’abito della  donna con anello  era un  attimo  più chiaro, ma niente di rilevante circa la postura e l’espressione  volitiva del volto.
“  Quale  prendo” ?
I miei occhi andavano da  una all’altra tela.  Sguardo  sognante…o sguardo realistico ?  E poi ho deciso dove  mettere questo quadro? In quale stanza? Appeso  o  appoggiato al muro?
Dopo  qualche minuto di  tentennamento, sollevai  la  tela che  riproduceva la  donna con lo strumento  musicale , scegliendo per l’appunto questa.
“ Benissimo “ commentò la  signorina, pulendosi le mani in uno straccio  coloratissimo  e  incrostato “ Glielo preparo per portarlo  via”….
La dama  bruna con  lo sguardo deciso  rimase appoggiata  alla  parete del negozio.
Sentivo la  signorina  avvolgere  la tela in una spessa carta da pacchi.  Io  mi guardavo attorno e commentavo. “  Scusi, ma lei  lo sa fare  un ritratto ad una persona  vera? “ chiesi.  “ No,  per nulla –mi rispose sincera –io  so solo  copiare. E non creda sia facile. Non si deve  mettere alcun tipo di interpretazione personale. Bisogna  saper  essere  fedeli all’autore.  Fe-de-li . Vado a prendere uno spago adatto,  scusi”.
Mi trovai per qualche  minuto  sola.  Sola  …si fa per dire…sentivo su di me lo sguardo di rimprovero della  donna esclusa dalla mia scelta. Ci  guardammo  a lungo,  io e  lei. Sembrava dirmi “  ma perché hai preso  l’altra, con quello sguardo irreale?  Eppoi  chi lo suona  oggi il mandolino? Io ero la  compagna giusta per la  tua casa..”
Come  ritornò la  ragazza , munita di rotolone di  spago,  le  dissi  quasi scusandomi..” Ho  cambiato idea..se non le dispiace…ho un  ripensamento…perferisco l’altra”.
“ Ahhhhh  - esclamò  tutta  allegra la pittrice  -  sceglie Madame M..  Perché la tela  ha questo titolo…Madame  M. !  E sa che ne ho  fatte  diverse?  Piace sempre  molto…”
In quattro  e quattr’otto  la signorina  rifece un  bel pacco ,  un involucro trattenuto  da un  robusto spago. Pagai , ancora complimentandomi per le  belle cose che sapeva fare, promettendo che le avrei fatto la meritata pubblicità  e me ne  andai  da quello strano  laboratorio di copie.
Non vedevo  l’ora di arrivare a  casa e di scartare  Madame M. Dovevamo guardarci ancora ; mi sembrava che la stessa  volesse uscire dal pacco, tanto era  il mio entusiasmo  di averla scelta.
Arrivata a   casa,  quasi di corsa, nemmeno mi  tolsi la  giacca. Scartai  la  tela e l’appoggiai sulla sedia del  mio studio. Alla luce del pomeriggio il quadro  era ancora più  interessante,  più intrigante.
Il busto avvolto  nell’abito azzurro rivelava una donna giovane,  forte, forse sportiva . La posa  rilassata  ma non molle   metteva in  risalto  lo sguardo  elegante e consapevole proprio di una donna che  ha tutto dalla  vita  e sa bene quale  sarà il suo destino nell’alta società cui appartiene.
Mi feci un  caffè, me lo portai in studio e mi  ammirai  Madame M.   fino alle prime ombre della sera.
 
 
 
All’ora di cena mi misi a carabattolare in cucina, ma  ogni   tanto capitavo in  studio, accendevo la luce e guardavo il  quadro. Insomma quella  donna mi aveva  rapito…
Dopo   cena  venni  presa da una  strana curiosità…volevo  capire chi fosse questa donna, visto che era realmente esistita, magari qualche  notizia  riuscivo a  scovarla, su di lei.
Accesi  il  portatile, ecco la connessione a Internet…con una  curiosità  sottile  ma  tenace  digitai il nome della pittrice   Ta-ma-ara   De  Lem-pi- cka  ed ecco apparire  una  vasta  finestra delle sue opere.
Moltissimi  ritratti  femminili….scorri scorri….ecco la donna con il  mandolino….scorri  scorri…ecco….ecco …  Portrait  de Madame  M. ! L’originale  presenta l’abito  con tonalità più chiara della copia da  me acquistata !  Però dove rimango di  sasso è quando leggo  che Madame M.  si chiamava  Marie-Thérèse ,  COME  ME , e  portava un cognome in parte simile al mio…identico  nelle prime due sillabe. Era la  moglie  di un alto  magistrato francese  e il quadro  fu ,all’epoca ,commissionato dal marito  quale dono dell’anniversario delle loro nozze.
 
Sono  certa,  mi piace pensarlo,  che questa Marie Thérèse,    ritratta nel  1932,  chissà  mai come  e dove finita nel  vortice degli anni, seppur  grazie alle  mani di una  abile copiatrice dalle  fattezze   strabordanti,  abbia  voluto assolutamente  avere a che fare con me, arrivare nella mia casa.
Desiderava in qualche maniera che ancora si parlasse di lei…
Alla mattina,  quando esco , passo per il mio studiolo e, con un  cenno della mano,  la saluto.
 
 
 
 
 
 
 
 

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