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… e così tu sei il [mio] drago

 
 
Arrivò prima l’ombra della coda di freccia
gli artigli afferrati la roccia e ora quegli occhi di fiamma
dentro i miei piccoli
Non sapevo di cosa si trattasse
la vedevo solo molto grande
mai vista prima, certo
un animale
 
Pareva sicura di sé
 
Ruotò appena la testa, appoggiata su una spalla
il mento a salire e quegli occhi a seguire
che mi guardavano ora in verticale
aveva qualcosa di furbo e nello stesso tempo buffo
la sfida ad ipnotizzarmi
il rumore del respiro  
l’avrebbero sentito anche in fondo alla valle
 
….
 
Senza timore chiesi
“Cosa sei?”
 
Con voce potente e tono superbo, quasi desse per scontato di non aver bisogno di presentazioni, rispose.
“Come cosa sono!? Non hai mai sentito parlare di draghi? Che storie ti raccontano i vecchi giù al paese? Sono uno degli ultimi draghi in circolazione. Nessuno può dimenticarsi di me. Sono la leggenda, l’unica che resiste dai tempi dei tempi, l’unica che  vale la pena raccontare.”
 
Improvvisamente ho come l’impressione che si possa mettere male.
Non so con cosa ho a che fare, ma mi pare sia un animale attaccabrighe, per di più non avevo mai sentito un animale rivolgermisi nella mia lingua. Qui è meglio che tenga gli occhi aperti e le orecchie tese.
 
“Dunque sei un drago, e da dove vieni?”
 
“Come da dove vengo!? I draghi vengono dal buio, dal profondo dell’inconscio, possibile che nessun drago ti abbia mai abitato? Dimmi piuttosto tu chi sei, non ho mai visto un essere così piccolo e impertinente su queste cime?”
 
Meglio darsi un tono, prima che mi prenda la mano.
“Mettiamo in chiaro che le domande le faccio io, visto che frequento questi posti da sempre, cioè da qualche decina di stagioni, che non sono tante come quelle dei saggi, ma qualcosa mi hanno fatto imparare, e di draghi non ho mai sentito nome né visto forma.”
 
“Dunque sei un drago, vieni dall’inconscio, e dimmi… che cosa ci fai qui?”
 
“Come cosa faccio!? I draghi fanno caos, mischiano le carte, si mettono prima con uno e poi con l’altro, senza avvisare. Io sono il drago e faccio quello che mi pare, e non devo certo rendere conto a te, minuscolo essere.
Io sono il drago sputafuoco, posso spegnerti in un nanosecondo e…”
 
“Fermo lì. Se sputi fuoco non puoi spegnermi, potrai accendermi tuttalpiù, sempre che riesca a centrarmi.”
 
Mi fissò, e sporgendo il mento e le labbra prima e aggrottando la fronte dopo, con voce che iniziava a cambiare:
“In effetti c’è del vero in quello che dici, io brucio, non sono acqua…
Ricambiò il tono.
“… comunque volevo dire che potrei divorarti in un solo boccone.”
 
“Non ne stai pigliando una. Se mi mangi con la tua bocca di fuoco mi carbonizzerai, e sono sicuro che non sai che la carne alla griglia, ormai lo sanno tutti basta andare su internet, è cancerogena; quindi se vuoi mangiarmi, fai pure, ma preparati a morire di una morte di cui non sai nulla, perché provieni dai tempi dei tempi in cui nulla di adesso si sapeva, ma ti assicuro che è lenta, dolorosa e ti farà pentire di tutti i tuoi peccati.”
 
“Cosa sono i peccati?”
 
“Allora non ci siamo capiti. Non te lo ripeto più: le domande le faccio io, quando avrò finito se mi avrai soddisfatto ti concederò di chiedermi qualcosa.”
 
“Dunque sei un drago, vieni dall’inconscio, sei qui per far casino, eee… quanto tempo pensi di impiegarci, insomma per quanto resterai?”
 
Con voce decisa qui:
“Potrei restare un attimo e mettere tutto a soqquadro con un colpo di coda o una fiammata, ma non sono sicuro di andare via presto, è da troppo tempo che manco da queste terre.”
 
Ce l’ho quasi in pugno, diamogli una risposta ai suoi bisogni
“Mi sembra di capire che tu abbia un progetto, me ne vuoi parlare?”
 
Il drago si sedette su una natica, abbozzò un sorriso, mostruoso. Poi abbassando gli occhi, con una timidezza arrendevole, con voce calda disse:
“Ma davvero tu vuoi ascoltare questo vecchio drago, che nessuno nella comunità dei draghi voleva e vuole più ascoltare, e per questo se ne è andato via?”
 
Non avevo mai avuto una incontro con un animale così enorme e pericoloso, attaccabrighe e arrogante che cambiasse le gerarchie della Legge. Ce l’avevo in pugno.
“Certo che voglio ascoltare la tua storia, dai raccontamela.”
 
Il drago ormai arreso e dimesso, ma lucido e con voce calma e profonda, che aveva perso quel tono minaccioso, iniziò a raccontare.
 
“Ti ho mentito prima. Non è vero che non ti ho mai visto su queste cime, non è vero semplicemente perché non frequento queste cime da più di un millennio. Mille anni fa i draghi, prima tenuti in grande considerazione da voi uomini, vennero messi al bando. Nonostante la nostra indiscussa forza venimmo quasi tutti sterminati; siete in troppi voi uomini e poi siete così stupidi che nelle guerre sante siete disposti a morire a milioni, e milioni ne sterminammo. Un giorno ci fu una assemblea di draghi in cima a questa montagna. Io ero il drago dei draghi, quello che aveva sterminato più uomini, ero la guida della comunità dei draghi, i miei fratelli mi veneravano. Lo capisci questo vero?
Tenni un discorso breve, i draghi amano la sintesi, che ora ti riassumo.
 
Fratelli dragoni, draghetti, draghelle l’uomo ci ha dichiarato guerra, è disposto a soccombere, all’autoestinzione, al suicidio di massa, lo conosciamo bene, noi che lo abbiamo sempre protetto, di che pasta è fatto, come è stupido quando è invasato dal credo dell’estremismo.
Sono cento anni, che per noi sono un battito d’ali, che ci tendono trappole in ogni dove. Abbiamo cercato di mediare con la saggezza tipica che appartiene alla nostra genìa, quella dei grandi draghi saggi padroni del mondo pensavamo, ma a nulla è servito.
Non è servito bruciare i loro villaggi e con essi tutti gli abitanti, senza distinzione di sesso, di età, di nobiltà, di religione soprattutto, perché noi Draghi non facciamo guerre di religione. Ad ogni nostra azione corrispondeva una reazione dell’uomo e uno dei nostri fratelli ci lasciava. E, cari fratelli, conoscete tutti lo sguardo dolce di un drago che muore.
Ora potremmo essere stupidi come gli uomini e combattere sino alla morte dell’ultimo drago, ma in cuor mio vi dico che non ne vale la pena. Lasciamo questo mondo, lasciamo che sia solo l’uomo ad occuparsi di questo luogo ed andiamocene via. Si inventeranno una leggenda sulla sparizione dei draghi e noi non faremo nulla per contraddirla. Non è una fuga disonorevole quella che vi sto proponendo, ma una scelta che solo noi draghi siamo in grado di fare: quella di restare soli.
Dimentichiamoci dei fasti del tempo dei draghi e partiamo.
 
Un draghetto, uno degli ultimi fra i più piccoli rimasti, chiese:
“Ma dove andremo Drakon Maia?”
“Andremo sulla Luna, là nessuno degli uomini potrà mai arrivare.”
Partimmo subito da questa cima e non ci girammo più indietro.
 
Ragazzo non ti ho detto che Drakon Maia è il mio nome, e sono una Draghessa. Come ti chiami ragazzo?
“Io sono Abele e ti devo dire una cosa di cui mi vergogno”
“Sai cosa significa il tuo nome?”
“No”
“Figlio, soffio vitale, respiro.” Stento a credere alla fantasia di voi uomini, sapendo bene quanto potete essere sciocchi. Ora dimmi quella cosa di cui ti vergogni.”
 
“ Sai quando ti ho visto, sapevo bene che eri un drago, i vecchi del villaggio raccontano ancora le vostre storie. Sei proprio come ti hanno sempre descritto, però dicevano che i draghi ormai non esistono più e forse non sono mai esistiti davvero. Sapevo che stavo rischiando la vita, e ho cercato di prendere tempo, sapevo che l’uomo sa sconfiggerti e ho cercato di nascondere la paura. Il resto lo sai. Ora mi vergogno non tanto di averti preso per il naso, ma di averlo pensato.”
 
“Anch’io ti ho ingannato con i miei atteggiamenti e il mio vocione, volevo essere sicuro che il nostro ritorno in questo Mondo che vi abbiamo lasciato in gestione per più di un millennio - di cui per ora non ti dirò nulla, se non che è stato deciso dalla Compagnia dei Draghi della Luna, dopo che, verso la metà del vostro XX secolo, ci siamo visti arrivare un ammasso di ferraglia dove mai avremmo pensato di essere raggiunti - servisse ad incontrare l’uomo giusto con cui ricominciare. Abbiamo deciso di tornare qui da dove eravamo partiti, e qui siamo tornati come le balene trovano il mare in cui procreare, come le oche trovano i territori in cui svernare, come i salmoni risalgono i fiumi… come le masse di uomini si stanno spostando per sopravvivere.”
 
Improvvisamente il cielo sopra la montagna si popolò di mille draghi che volavano attorno.
 
“Quindi la leggenda dei Draghi non esiste, una leggenda si posa su un’assenza di prove e voi siete, siete qui davanti a me, adesso come lo eravate mille anni fa. Quello che non capisco è cosa posso fare io per voi, che siete cosi potenti da passare mille anni sulla Luna e ritornare?”
“Non solo per noi piccolo Abele, ma per tutta l’umanità.”
“Maia dimmi cosa siete voi Draghi allora?”
 
“Te lo accennavo prima, siamo ciò che vi abita.
Possiamo essere crudeli, a volte è difficile non esserlo, non dimenticare che abbiamo sterminato milioni dei tuoi progenitori; possiamo combattere sino alla morte ma dovremmo essere certi che ne valga la pena, non dimenticare che noi abbiamo capito che non ne valeva la pena; possiamo essere fedeli amici, se non ci tradite; possiamo essere nobili come pochissimi re lo sono stati; possiamo ancora essere la guida se ci ascoltate… se ascoltate l’inconscio che urla di cambiare e dar da bere ai fiumi; colorare la Terra e dare una mano di azzurro al cielo; aggiungere qualche stella alla notte; accarezzare le radici per avere l’erba verde e alta e mettere le foglie, tante, alle piante; alimentare gli oceani di vita; cantare le vecchie storie e danzare nel vento; gioire della pioggia perché dopo c’è l’arcobaleno.
Questo è il Drago se lo ascolti. Se non lo ascolti allora i draghi non esistono. E se i draghi non esistono non esiste più l’umanità.
Ora dimmi una cosa, quella che ti sta ronzando in testa adesso.”
 
“Voi draghi non vi siete mai ammazzati fra di voi. Voi vi chiamate fratelli. Noi uomini possiamo essere crudeli, abbiamo sterminato migliaia di voi draghi, ma abbiamo pure sterminato milioni di noi stessi. Per noi vale sempre la pena, noi siamo stupidi eroi. Voi draghi fate un’assemblea e partite per la Luna. Noi uomini facciamo una riunione ed incominciamo a litigare; poi ne facciamo un’altra per sistemare le cose; poi un’altra ancora per rivedere i dettagli e definire gli interessi; poi…  Nel frattempo qualcuno incassa e qualcuno muore. Qui la matassa è ingarbugliata da troppo tempo.
 
Sono orfano Maia, vivo da solo nella fattoria dei miei vecchi. Lo so che non hai bisogno di un rifugio, né tu né i tuoi fratelli, ma stasera ti vorrei ospite, ho la stalla vuota potresti riposarti.”
“Accetto volentieri caro ragazzo. Ti racconterò del tempo passato sulla Luna, poi vedremo il da farsi, c’è ancora tempo per l’uomo.”
 
Si prese una pausa e:
“Comunque un drago non muore mai, si trasforma, camuffa il suo pensiero, ammicca, ma drago resta, non dimenticarlo mai ragazzo.”
Mi fece l’occhiolino  e disse: “Andiamo.”
.
.
.
“Maia, sai che mi sono sempre chiesto cosa mangiate voi draghi?”
“Uomini      ragazzo.”
 
 
* Ognuno ha il suo drago. La dualità del bene e del male è racchiusa nel drago. Ci sono due possibilità. Una, quella di San Giorgio, che lo uccide. L’altra, quella dell’Arcangelo Michele che traccia la Linea del Drago, molto più ardua: il drago non va ucciso, va tenuto a bada.

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