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Siamo tutti latinisti 35°

TU QUOQUE BRUTE, FILI MI
Anche tu, Bruto, figlio mio. Frase pronunciata da Giulio Cesare quando, colpito dal pugnale dei congiurati, ravvisò tra gli aggressori Marco Bruto, figlio di Servilia, sua amante. In Burto i repubblicani esaltarono l'idealista restauratore delle antiche libertà, calpestate da Cesare, Dante vide sempilcemente un traditore, e lo collocò, insieme all'altro congiurato Cassio e a Giuda Iscariota, nelle tre bocche di Lucifero, che li maciulla per l'eternità:
   “De li altri due c'hanno il capo di sotto,
   quel che pende dal nero ceffo è Bruto:
   vedi come si storce e non fa motto!;
   e l'altro è Cassio, che par sì membruto.
   INF.XXXIV, 64-67
Si usa la locuzione abbreviata “tu quoque” per esprimere addolorata sopresa nei confronti di chi, da noi beneficato, ci ripaga con l'ingratitudine.
 
 
UBI CONSISTAM
(Un punto fermo) dove io mi appoggi. Frase attribuita ad Archimede, il quale sosteneva che, se avesse trovato un punto d'appoggio, avrebbe potuto mediante una leva sollevare il mondo. Giuseppe Fumagalli in “Chi l'ha detto?” riferisce il calcolo fatto da un inglese circa la lunghezza necessaria per sollevare il globo terrestre, usando come contrappeso un uomo di media corporatura. Ne risulta che, dato un punto d'appoggio a tremila leghe dal centro della Terra, l'altro braccio della leva dovrebbe essere lungo 12 quadrimilioni  di miglia, e la sua estremità muoversi con la velocità di una palla da cannone, per spostare il pianeta di un solo pollice in 29 bilioni di anni. Nel linguaggio giornalistico. “ Era politicamente un irrequieto: in pochi anni cambiò quattro partiti senza mai trovare l'ubi consistam”....
 
 
ULTIMA RATIO
L'ultima ragione. Riferito alle armi, alla guerra. Luigi XIV, il re Sole, incise sui suoi cannoni  “Ultima Ratio Regum”, ultima ragione dei re. Federico II di Prussia usò il singolare “Ultima Ratio Regis”, ultima ragione del re. Poi confidò ad un amico: “ Io penso a fare la guerra. Ci penseranno i filosofi e gli storici a dimostrare che era giusta”.
 
 
UNA TANTUM
Una volta soltanto, eccezionalmente, in via straordinaria. Quando lo Stato, per fronteggiare un'alluvione, un terremoto, ha bisogno urgente di denaro, applica una sovrimposta “una tantum” che vorrebbe dire: da pagare una volta soltanto. Invece qualche governante crede, o finge di credere, che voglia dire: una volta ogni tanto, e la fa diventare un'imposta fissa. Motivata da un evento eccezionale, la tassa rimane anche quando cessano gli effetti di quell'evento. Cacciato dalle scuole, il latino è rimasto nella prassi fiscale, con l'una tantum fraintesa ad arte. Così la gente lo odia ancor di più!
 

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