sid liscious book 3 | Lingua italiana | sid liscious | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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sid liscious book 3

Il ventunesimo estratto
 
( "Pericolosi i finestrini ed i seggiolini del tram" di Rappa colui che reazione non è istinto personale )
 
Loretta hair style. 
Ecco sì la signora qui davanti ne avrebbe giusto bisogno!
Prodotti caseari Paoloni.
Wow una malga urbana!
C.i.m.e. materiali e soluzioni. 
Oddio qualche materiale e diverse soluzioni mancano pure a me!
Acca due o climatizzatori ecologici. 
E coltivati biologicamente di certo!
Bar cristallo.
Non era una montagna?
Haraka viaggi e vacanze. 
Boia che esotismo evocante!
Fioreria Giorgi. 
Urca la mia tomba di famiglia sarà spoglia.
Studio Bianchi prestiti.
Dai che forse fra un po' ho il grano per un caffè!
Palladio group. 
Mai sentiti!
La tecnica cartolibreria. 
Molto originale la scelta del nome, complimenti veramente!
Immobiliare Verde. 
Non so come mai, ma non credo questi la raccontano giusta.
Saxophone music. 
Il deserto dopo il download.
Ristorante al castello. 
Qui ti mettono a mangiare su tavoli sovrapposti.
Ottica duemila. 
Meglio entrare con il maglione che siamo anche ottobre.
Secco pasticceria bar. 
Interessante a quest'ora di mattina.
Chang ristorante cinese. 
Chissà dove tengono ammassati i cuochi ed i camerieri la notte.
Bancomat.
Tristemente vuoto.
Stop. 
Hei calma ho capito!
Poste italiane.
I pensionati sono l'unica categoria umana cui è rimasta la coda.
Arredamenti ed affini. 
Beati gli arredamenti che hanno degli affini.
Falber impresa servizi. 
Metterei Cicciolina impresa servizi funzionerebbe tanto meglio ci scommetto.
Edicola. 
Un altro gettato sull'orlo del fallimento da internet.
Pam. 
Cavolo giù la testa ora sparano.
Coin. 
Sì grazie un ripassino al francese.
Parrucchiera Sandra. 
Fossi ambizioso dovrei farmi pettinare.
L'impero del sole, manicure, pedicure. 
Stincocure e gomitocure mancano, potrei mettere su un'attività.
Pizza al taglio. 
Che al calzone fanno il cesareo?
Qui wind.
Attenzione devo tenermi il cappello.
Tramezzini, bocconcini e panini da Mario.
Oramai è ora di pranzo Mario, aggiornati.
Birreria Galletti. 
Previo averne bevute quattro.
Stazione!
Uff... 
Finalmente.
Biglietteria.
Presto presto, mi dia un biglietto.
Per dove?
Non importa basta non ci sia nulla ed uno possa liberamente pensare quello che vuole.
 
Il ventiduesimo estratto
 
( "In the land of the free poet" di Giosuè animo tenero ma idee chiare )
 
Un paesaggio religiosamente agnostico.
Un cielo di granchi con le ali.
Un lago sparpagliato come mercurio sul piano e...
Ed una gallina ina... ina... in/alata.
Sul mare tre veli/ieri.
Due bar/che saltellano oggi.
Ed un bagliore tra/ghetto e futuro domani.
Wow!
Vedo che s'ipotizza anche da queste parti.
Che la speranza è l'ultima a dormire.
Corpo fermo su auto/nomia e in movimento su auto/nobile.
Mente?
Negativo!
Lui non mente.
Lui de mente.
E di cuore isola la mente e non solo. 
La menta o dolci ficca in bocca.
Brusca mente la sua.
Raffinato e rozzo suadente coralmente.
D'insieme istintivo fluente.
Onesto ma pistola fumante.
Per l'uni timida cilecca per l'altri come da copione. 
Per lui omicidio alto sonante.
Espressione esaltante.
Fine d'una pressione.
Inizio di liberazione.
Di fatti e nei fatti or dunque nella terra del libero poeta i libri non esistono dato il critico...
Il critico non è degno d'attenzione ed il lettore manco fa da decorazione.
L'emozione è al timone.
L'impensato curiosa.
La recita è fuori copione e perciò non c'è da stupirsi in the land of free poet.
Di niente.
Di niente.
Di niente.
 
Il ventitreesimo estratto
 
("Quando non riesco a starmi dietro mi sorpasso" di Win il tendente a puntualizzare )
 
Ma poiché, ammetto, sono molto critico rispetto alla nomenclatura ittica consapevole sugli inconsapevoli, io... 
Io non me la sento. 
Giack, proprio non me la sento.
Non me la sento di credere le scie chimiche sono armi, per il resto assolutamente innocue, usate, da non si sa ben chi, per deviare, ed a volte interrompere completamente, il flusso di clienti della tua gelateria.
Questo non lo mando giù Giack, pure se, ancora ammetto, codesta stupidaggine m'induce un ponte di pensiero sospetto assai.
Ed il rischio è violento, Giack.
Assolutamente.
Le scie chimiche potrebbero essere state concepite non per traviare il meteo, ostruire onde o creare particolari situazioni climatiche. 
No!
Loro potrebbero essere state materializzate per agire sugli individui e sarebbe violenza, violenza, violenza, Giack e...
E diventerebbero , appunto, nomenclatura ittica consapevole sugli inconsapevoli.
Ed è uno scandalo nello scandalo, Giack.
Al giorno d'oggi al percorrere pontili mentali non raccomandati, o al seguire i naturali flussi del cervello personale, c'è sempre da andare in paranoia.
Altro che pensiero positivo, Giack.
Pensiero siero positivo.
Credo sia meglio prendere altre strade.
Altre vie di comunicazione, Giack.
Ieri sera sono andato ad un concerto.
Finito d'esibirsi la cantante vendeva gadget e dischi al piccolo mercatino di libri.
M'era piaciuto molto lo spettacolo, Giack, e volevo magari farglielo presente dato si dimostrava con tutti ben disposta, però ho pensato non le voglio parlare.
Voglio solamente avvicinarmi il più possibile a lei e lasciare che comunichino i corpi.
Che il mio cuore scambi due opinioni col suo gemello dentro di lei, Giack.
Che i nostri fegati si conoscessero e presentassero, Giack.
Che le nostre rotule s'innamorassero incrociandosi fra destre e sinistre, Giack e...
E così, fingendo di mostrarmi interessato alla mercanzia, sono arrivato praticamente a sfiorarla e...
Ed ho capito, Giack.
Ho capito, che sono stato benissimo Giack e che lo show tra le nostre due spalle m'ha travolto d'emozione, ho capito perché  quando s'incontra qualcuno a parole o s'ha bisogno di stupire o si cade nella tragedia del banalissimo, e privo di virgole, ciao come stai ti trovo bene sei stata mitica. 
Mai che venga qualcosa di meglio nelle nostre teste in quei frangenti.
E lo sai come mai, Giack?
I nostri cervelli sono lasciati da soli, Giack.
I polmoni a parlare fra polmoni, le scapole altrettanto.
Le vibre ad assaporare vibre, Giack, i sentimenti sentimenti, i malleoli a coccolarsi.
Ed il cervello da solo ed abbandonato e non consigliato e non stimolato da altri organi ed entità.
Ed una tragedia le relative figure, Giack.
Non si può lasciare un cervello umano da solo, Giack.
S'inventa immediatamente la logorrea totale o le scie chimiche, Giack ed a quel punto...
A quel punto, Giack, spariscono, oltre a parecchi dobloni di considerazione reciproca, perfino i clienti dalle gelaterie.
Non so se t'ho dispiegato, Giack.
Perfino i clienti dalle gelaterie.
 
Il ventiquattresimo estratto
 
( "Una poesia talmente complicata da risultarmi semplicissima" di Gibo cui bastava ed avanzava capirsi da solo ma ci sperava sempre )
 
Poliziocchi.
Celle con molti pollici ad alta definizione.
Strade obbligate a pagamento e lavor/attrici in onore del tanto protettore.
Notiziaridi.
Scuole per imparare a dipendere.
In verso solo immesso il diverso e viaggia/tori callo rosi su bambini altrimenti indigesti da vedere.
Servizi secreti.
Controllo tontale.
Computer anal/aizzato.
Tutto normale.
Tutto normale.
Re ligio sa mente spesso avvocato.
Desertico in messo.
Tanto spazio nel box.
Ognuno per conto suo ma tutti sovrapposti e muniti di/visi at proximo ricambio.
Fin quando sop/porteremo?
Ah!
S'è per noi sempre.
Questo è sicuro.
Bast'ardi.
Bast'ardi d'uomo singolo allora invece essere mio solitario.
Fuochi fa tuoi finalmente non ancora fiamma fatua.
Cancrema di sistema sarai.
Demoliattore privo di cappione vivrai.
Tempo/rizzatore morirai d'as... solo non unicamente vitacemente emo/azionato.
E non temere per il destchino.
Non temere tanto al solito massimo diventerai passato ricor/dato.
Per l'uomo che non è ancora snodato.
Per colui che non è ancora arrivato.
Insomma con... cime addirittura se sarai abiliftato.
Alte cime da te biolatte nutrievolvente per lui che verrà?
Mah!
Forse.
Forse.
Chissà. 
 
Il venticinquesimo estratto
 
( "Fin da subito piuttosto birichino" di Vampa colui che di occasioni per svariare ne vede dappertutto )
 
Ragazza mia non ho parole e veramente non so che dirti.
Infatti sei minimo mitica nel momento in cui m'avvicini il corpo ed abbracci.
Sento il tuo sapore salirmi dentro tenerissimo.
Avverto la tua disponibilità e non darti pena, è sicuro, mai potrei rimanere indifferente ai tuoi sapienti tocchi e... 
E certo che sei cosmica se mi solleciti in quella maniera. 
Manco lontanamente, lontanamente, lontanamente, devi pensare il contrario.
E che bellezza vederti spogliare contenta la sera, allorché io steso nel letto t'aspetto affannato.
E non ti dico di non appena il pomeriggio t'avvicini desiderosa e con una mano tenuta a coppa, dalla scollatura, alzi e tiri fuori una tettina inturgidendole civettuola, col pollice e l'indice, il capezzolo mentre, con occhi di più che disponibile, fissi la mia bocca.
E di cosa succede in me quando, in alcune occasioni, m'apri il bottone dei pantaloni ed abbassi attenta la cerniera e poi, con agire di mani incantevole, sfiori fianchi ed inguine nemmeno... Nemmeno a parlarne chiaramente.
E... 
E tutto questo ovviamente per non farti sapere di laddove diventi addirittura mia sovrana, incontrastata e splendente, denudando gentile le mie parti intime ed accarezzandomi con dolcezza infinita lì sotto.
Sfiorandomi sapiente lì sotto.
Ripulendomi letteralmente lì sotto per... 
Per dopo inoltre praticamente addormentarmi estasiato di baci.
Ragazza mia.
Non ti dico, non ti dico, non ti dico, di codeste esaltazioni in quanto adesso devo assolutamente confessartelo.
È la prima volta che mi capita di provare un coinvolgimento del genere verso una donna.
D'avvertire necessità reale di qualcuna.
Vuoi proprio donarti completamente tu.
Ed addirittura spesso sai pure anticipare i miei impulsi.
Che fortuna ho avuto nell'incontrarti e piacerti.
Si percepisce dal tuo agire d'istinto che ce l'hai nel sangue d'interpretare un ruolo chiave, e tali recite divine, per il tuo nuovo amore.
Ce l'hai nel sangue ed io ne approfitto felice...
Mamma.
Felice.
Felice.
Felice.
Mamma.
 
Il ventiseiesimo estratto
 
( "La gioia di Gioia" lei del rispetto sì ma bilaterale )
 
Ora per carità mai se la sarebbe sentita d'incolpare la mamma, ed al solo tal pensiero rabbrividiva, se non che, c'era poco da fare, tutto cominciò quando appunto la sua mamma, diciamo intorno ai dodici anni, volle comperarle una sontuosa bicicletta fuoristrada.
Manubrio dalla presa anatomica, frenata eccezionale, doppio cambio, pedali e catena perfettamente lubrificati, forcelle ammortizzanti e sellino comodo nonostante una certa durezza ed una forma parecchio appuntita ed allungata sul davanti.
Intendiamoci non è che non le piacesse il dono e s'era divertita assai con tricicli e bici per piccoli, non vorrei interpretaste male, anzi fin dal primo momento le saltò su felicissima ed incominciò curiosa ad assaggiarne le particolarità.
E lo fece dapprima con brevi tragitti intorno a casa, in seguito allargando il raggio su strada asfaltata ed infine, una volta imparato bene ad usarla, via per itinerari sconnessi e strade bianche di campagna e di montagna e sentieri di bosco e greti di fiume.
Una delizia.
I paesaggi incontrati, i silenzi di alcune valli, il vento che perde tempo a scompigliarti i capelli, estasi diventavano spesso in lei al che, assieme ad un oramai buon allenamento, gli elementi le donavano sicurezza massima tanto che adesso pedalando poteva perfino rilassarsi, dimenticare la fatica e gustarsi il suo essere ed il suo corpo sparati per la natura e temo...
Temo fu proprio ciò l'origine del c'è poco da fare cui s'accennava prima.
Il sellino, il sellino infatti, forse chissà coinvolto pure lui in si tanta armonia, il sellino cavolo, soprattutto lungo le lunghe discese gibbose e qualche volta anche su salite impegnative, il sellino strusciava, sbatteva, vibrava cozzava, agitava, scrollava e diremo come turbava furbetto una sua parte anatomica decisamente sensibile e lei, previo le normali iniziali titubanze, probabilmente spinta dal ricavarne una piacevole sensazione d'ignoto alla lunga... 
Alla lunga lo lasciò agire indisturbato.
E lui agiva, agiva, agiva, finché il suo primo orgasmo in assoluto le procuro diverse sorprese e fratture.
Che nel mentre perse il controllo del mezzo ovviamente e cadde rovinosamente e travolta dal piacere quasi a metà d'una tortuosa discesa variamente accidentata.
Un trionfo. 
Sì sì sì alcuni doloretti e due mesi di letto ma, ricordiamo lei giovane ignara non conosceva altri metodi per procurarsi così tanta gioia, ma ci riprovo di sicuro appena possibile la... 
La convinzione assoluta.
E di nuovo a cavalcioni dunque e di nuovo, di nuovo, di nuovo, esaltazione sessuale assoluta che... 
Che nel frattempo s'andava specializzando.
Per dire, mai strisciare di proposito o accentuare il contatto artificialmente.
Sicuro si gode comunque, bensì non è la medesima storia del lasciare fluire casuale. 
Manco lontanamente.
Poi le salite. 
È duro e sofferto l'orgasmo pedalando in salita, anche se tranquilli ne vale spassionatamente la pena. 
Liquidi seminali e sudore mescolati hanno eroticamente pochi rivali ben si sa.
Mentre le discesa leggere, e zero sconnesse, sono poca roba rispetto a quelle che per gioco denominò da frattura multipla con enfasi maggiorata.
Ed intanto cresceva chiaramente la nostra bella ed aveva imparato sul campo il resto sul sesso, o meglio che nulla del sesso valeva il "suo" di sesso, il quale però, bisogna sottolineare, nel contempo cominciava ad avere bisogno di rilanci. 
Che minimo ora quasi sarebbe servita un'ascesa dell'Everest per venire. 
Che corbezzoli s'era abituata alle performance ripetute uguali mille volte e non sortivano più effetti e pertanto, medita medita medita, un giorno, sul sentiero del bosco del crinale in grande pendenza, realizzò e mise in pratica l'unione fra opzioni seducendo un'occasionale cercatore di funghi.
Lo spogliò nudo, lo fece eccitare di baci, lo caricò sul sellino gambe penzoloni schiena reclinata indietro, s'accomodò con le mani sul manubrio, i piedi ancorati sulle pedaliere ed il suo membro, non da niente ndr, inserito in vagina e si lanciò giù per una scapestrata discesa, classificata da plurifrattura scomposta con enfasi secolare, di dodici chilometri.
E l'aveva vista giusta sapete.
Lui urlava che pareva indemoniato, lei gemeva e s'eccitava con ognuno dei numerosissimi sobbalzi e godeva, godeva, godeva e non usciva di strada.
E furono sei chilometri di paradiso e chi c'è di là del paradiso?
Ovvio c'è il cambiare buco al pezzo e furono cinque chilometri e mezzo di nirvana e... 
E fatalmente un'invasione di fratture composte e scomposte  racimolate, previo un ultimo orgasmo spaziale con conseguente abbandono di ogni equilibrio, strisciando, rotolando e graffiando terra, radici e sassi negli ultimi cinquecento metri.
Un'apoteosi.
Mai s'era sentita meglio in vita sua.
Giuro!
Mai, mai e mai.
Sicuro la mamma invece nell'accudirla nuovamente inferma era turbata e si realizzava moralmente sofferente e del regalo pentita allora...
Allora, giusto per non lanciare colpe, lei pensava d'altronde...
D'altronde sono normali codesti suoi turbamenti.
Non capita a tanti di sentirsi dire hai voluto regalarmi la bicicletta? 
Be' adesso pedala!
Che n'avrai ad iosa da pedalare.
Che ho già in mente un progettino futuro mitico, mitico, mitico.
Non capita a tanti.
 
Il ventisettesimo estratto
 
( "Un trip ben riuscito con riserva" di Icaro lo che al solito infine non ebbe una buona cera )
 
Stasera voglia di fare niente e niente da fare.
Il connubio ideale.
Bel posto.
Sono le otto e mi pare d'avere capito rimango qui da solo fino a domani notte.
Dalla terrazza un panorama stupendo.
Pieno centro d'una grande città avviata oramai al crepuscolo.
Quasi quasi io ne approfitto.
Ne approfitto e butto giù quell'acido che tengo nel portafoglio da mesi.
Sì sì eccoti qua.
Sai che noia altrimenti.
Ti poggio sulla lingua e vai mio destriero.
Fammi sognare.
Serve un'oretta comunque.
Il mezzo si sveglia con i suoi ritmi.
Intanto preparo da mangiare e da bere.
Direi in terrazza.
Riparata da sguardi indiscreti, ma capace d'allungare i tuoi.
Tettoia evocante sopra set tavolo e piccoli divani ad elle.
Mi perdo a riordinare.
Curo delle piante sul vaso.
Mani che godono infinite volte nell'immergersi sulla terra grassa.
Passo dal bagno.
Lo specchio m'allunga.
Non tanto.
Mettiamo prima ero uno ed ottanta cinque ora sono uno e novanta sette.
Impossibile.
Prendo il metro.
Mi posiziono al muro e tengo il segno col dito.
Stendo il metro.
Un casino con una mano sola.
Ecco adesso alzo un pochino il dito, poi posiziono l'inizio del metro esattamente ed infine riabbasso il dito per tenerlo fermo sul punto.
Urca.
Il metro è caduto.
Se mollo il dito non trovo più il punto.
Se non mollo il dito non arrivo più al metro.
Un po' di ginnastica esilarante.
Risultato uno ed ottanta cinque.
Specchio birichino.
Uhm vediamo.
Patate fritte, fragole, maionese, ananas.
Fagioli, pomodori, acciughe, gorgonzola.
Ancora formaggio affettato in busta singola, senape e funghi.
Pane ed accessori vari.
E panna acida.
Direi vino in bottiglia.
E fatto, tavola imbandita.
Che sfumature le nuvole.
Quella dalla postura di drago che combatte contro lo gnomo giallo, cappello rosso, è violacea.
Guarda da destra arriva un cavaliere fucsia.
Cavallo grigio, lunghissima spada arancione.
Si menano a tre.
Boia che lotta.
Sembra fondano sul calore del combattimento.
Porca n'è uscita una pecora.
Di bianco e porpora disarmata.
Non andare pecorella.
Non andare avanti.
Così finirai in bocca a quel lupaccio fulvo che t'aspetta, bocca spalancata, al varco azzurro.
Ah bene hai messo le zanne.
Ma che zanne e zanne. 
L'aperitivo!
Zanne.
An vedi te dove andavo a perdermi.
Mi siedo.
Preparai una bella tavola colorata il primo commento muto.
È singolare quanto a volte risultino incompatibili il cavatappi e la carta plastica rigida che separa dal contatto diretto trivella tappo.
Un dilemma.
Provo a rimuoverla con la punta ricurva e...
E scoppio a ridere nel rendermi conto non riesco a farlo.
La punta non è abbastanza fina e sfugge in continuazione.
La falsa carta difatti aderisce in modo subdolo alla bottiglia.
Decido d'inciderla con un coltello.
E scoppio a ridere immaginandomi taglia gole tutto impegnato ad estrarre il sangue da una giugulare.
Sembra ci sono riuscito.
Oh porca bestia.
C'era l'apertura a strappa striscia e poggiando il coltello s'è ribaltato l'olio.
Che sta allagando la tovaglia.
Che sotto la tovaglia c'è il vimini.
Che presto presto via tutto.
Uff fortuna non ho combinato un danno.
Finito.
Tovaglia pulita. 
Di nuovo tutto a posto.
Infilo il cavatappi nel sughero.
Faccio leva e tiro su.
Prosit!
Una sigaretta.
Dove ho messo le sigarette?
In tasca no, sul tavolo no, in bagno no, in cucina no, in terrazza no, in macchina no.
Per terra e sotto questo e sotto quello, no.
Nel frigo no, nell'armadio no e nella scarpiera nemmeno.
Sull'ampio davanzale della finestra che collega l'angolo cottura con la terrazza, sì.
Finalmente. 
Mi stavo inzuppando di sudore e la ricerca s'era fatta spasmodica e... 
E l'accendino?
Calma.
Adesso bevo qualcosa e dopo lo cerco.
Rosso amabile.
Di buon boccato fruttato.
Di gradazione alcolica media.
Di più.
Un euro e sessanta.
Puttanazza guarda quante stelle.
Mai visto io in vita mia una stellata del genere.
Quella ha una scia cadmia.
Quella è intermittente si nota benissimo.
Quella si sfoca e torna a fuoco.
Proviamo se riconosco le costellazioni.
Ad esempio il toro.
Eccolo là.
Indubbiamente è lui.
Le corna in alto.
Il muso tipico.
Il corpo con tanto di gambe e coda.
La sua figura è talmente intera e chiara che perfino si colora verdina fosforescente.
E la bilancia guardala là.
I piatti, le catenelle, le braccia simmetriche aperte, il perno nel centro in alto.
Ma va allora quello è il capricorno.
E ci sono anche l'elefante, un babbo natale, un treno, uno scola paste ed un delfino con la criniera.
Ah mi sono scordato il vino.
Me ne verso di nuovo.
Ne voglio due dita.
Le guardo e mi sembrano poche e buffe e mi rimetto a ridere.
Ne aggiungo e giù a ridere.
Ancora, ancora, ancora.
Che storia il replicare della schiuma!
Lei espande retinata.
Tante minuscole palline d'aria.
Non mi dire.
Uguale all'occhio d'un moscone enorme.
Ad ogni bolla la sua pupilla dunque.
Quante saranno?
A chilo cinquecento sulla circonferenza ed il doppio all'interno.
Mille cinquecento.
Praticamente io invento il rimedio alla congiuntivite moscona e sono ricco.
Sa di sintetico.
Chi?
Il vino.
Ti ricordi neanche che stavi a bere vino?
Non ha il solito gusto di vino, bensì è gradevole e d'un profumato penetrante.
Aspetta aspetta, ne verso nuovamente.
Madonnina.
In trasparenza ci sono dei cosi che navigano.
Eccolo lì uno.
Ed un altro ed un altro.
Girano impazziti e velocissimi nel liquido rosso surreale.
Cercano qualcosa o c'è la cinquecento miglia?
Bella domanda.
Dlin dlon, dlin dlon.
Non ci credo il campanello e vino sparso ovunque che cola dal bicchiere con il colmo superato.
Chi sarà mai?
Io non apro a nessuno.
Però magari ha un accendino.
Vediamo s'insiste.
Non pare.
Se n'è andato.
Toh guarda un accendino.
Di fianco a dov'erano le sigarette.
Che ci sono passato casualmente con lo straccio al vino.
Per me è entrato qualcuno.
Mossa diversiva del campanello.
Irruzione da grondaia su terrazza.
Meglio dare una controllata.
Non stava lì quella statua prima ed era marrone non ocra.
Il tavolino è stato scompigliato.
Il bagno lo stesso.
Nel locale caldaia si nasconde l'assassino.
Dov'è la luce?
Cerco l'interruttore a tentoni.
Schiena poggiata al muro m'inoltro nell'oscurità.
Lasciami!
Lasciami e vattene!
Uff me la sono vista brutta.
Col piede ho fatto cadere una vecchia scopa.
E nell'ombra credevo di percepire un individuo bruttino che veniva a me.
Eccolo l'interruttore!
E luce fu.
Cazzo ci faccio qui?
Non credo cerco il rimedio per i naviganti del vino.
E l'accendino l'ho trovato.
Uno sbaglio.
Strano, strano, strano.
Dal mio punto di vista d'altronde evidentemente si sbagliano sovente anche altri.
Ad esempio gli antropologi ed i ricercatori delle origini umane evidentemente si sbagliano.
La prima arma non fu un segmento d'osso o bastone.
Fu qualcosa da lanciare.
Un sasso, del fango o un frammento di legno.
Grosso o lungo o corto non fa differenza.
È un movimento naturale difendersi da un attacco tirando quello che capita per le mani.
Ed è precisazione basilare non confondere il bastone con un bastone qualsiasi.
Che altrimenti in ripostiglio le scope diventano ladri.
Perfetto.
Chiuso il cerchio.
Si mangia qualcosa?
Mmmm, che voglia.
Ananas, acciughe, pomodoro.
Non male.
Involtini di formaggio, patate fritte e fagioli.
Invitanti.
Fragole, formaggio verde e senape a condire il riso bollito.
Maionese e nutella.
E senape e nutella.
Uova sode passate sulla grappa, insalata di grissini base panna acida e tortino piselli alla marmellata di fico, il tris di secondo.
E noccioline.
E panettone.
E panettone?
E panforte.
E brandy per digestivo.
Che tristezza.
Era simpaticissimo Brandy il cane di Giulio.
Un camion con sei assi passati tutti in rassegna da ruota a ruota.
Dicono un bulbo oculare fu ritrovato ad ottanta metri.
E pezzi e sangue dappertutto.
La coda a casa del sindaco.
Un orecchio dall'avvocato.
E sporcata tutta la posta nella cassetta del ministro causa getto di sangue dalla buona mira.
Glielo riportarono per quel che poterono a Giulio.
E lui fu colto da ilarità incontenibile.
Che scemo sono.
In realtà morì di vecchiaia il cane Brandy e Giulio pianse.
La stessa sorte che toccherà alla mia sigaretta peraltro.
Sarà un'ora che provo a fumarla.
A proposito.
Che ora s'è fatto?
Le quattro e mezza di notte?
Incredibile!
Otto ore e mezza dopo le otto.
Sì.
Allora le dieci si dice sei ore dopo le quattro.
E mezzogiorno undici e trequarti dopo mezzanotte ed un quarto.
Ok dai domani giuro alle nove e venti dopo le tredici e quaranta mi farò la barba.
Come quando mi stendo sull'asciugamano al fiume.
A pancia in giù tutto bene.
Ed un gradevole vuoto gravitazionale.
A pancia in su problemi.
Guardo il cielo e penso.
Penso e nella pancia s'apre un vortice.
Il senso d'infinito.
Il cercare di sapere.
Il domani.
Paranoie pesanti.
E comincia a diventare aggressivo ed angosciante il peso sulla pancia.
È il demone del non capire.
È il tarlo del vorrei sapere.
Abita sempre nell'aria sopra il tuo ombelico.
È stato messo lì da un dio potente ed a guardia del fatto la vita perennemente provochi un latente mal di pancia.
In chi vuole approfondirla ovviamente.
Un minimo d'indecisione e si materializza.
Nel frangente lo vedo lungo verme.
Fra un attimo sarà squalo o mostro orrendo o uomo o... 
Maria santissima no dai le luci delle finestre.
Le luci delle finestre si muovono e quelle delle scritte pubblicitarie mi vengono incontro.
Guarda non sono tutti sullo stesso piano i rettangoli rischiarati.
E quelli dei palazzi distanti sembrano più vicini rispetto a codesti di fronte.
E dipartono scie colorate dalle pubblicità.
Che si dissolvono in tanti puntini chiari itineranti nell'aria.
Meraviglioso ed impossibile.
Costoro diventano donne farfalle.
Ali gigantesche. 
Cesellature sontuose.
Corpi giunonici.
Antenne d'oro.
Sparito il mal di pancia,
Sei stupenda urlo ad una.
«Vola con me» mi risponde.
«Il mio amore sarà tuo».
Chi mi ferma se perfino la ciurma dorme e non può legarmi all'albero maestro? l'ultimissima considerazione. 
Arrivo le urlo.
Anzi no.
E che capperi prima m'accendo la famosa sigaretta.
Due boccate di vita in diretta e mi sporgo dalla ringhiera.
M'abbraccia.
Le getto le mani al collo.
Volo.
È bellissimo.
Sei bellissima.
È bellissimo.
Sei bellissima.
È bellissimo.
Sei bellissima mi ripeto estasiato. 
È bellissimo, bellissimo, bellissimo e... 
E bum. 
Cofano di Mercedes sfondato.
Fine.
 
Il ventottesimo estratto
 
( "Sprone oramai assolutamente necessaria" di Calvin l'uomo dal pragmatismo integrale )
 
Pure io ultimamente m'arrampico, su torri e palazzoni in centro, allo scopo d'avere ampie vedute e mimare "aria" di montagna.
E da lì lo spazio che ho a disposizione si fa davvero ampio.
Per questo avrei pensato di ricreare, lassù, un comodo punto d'osservazione sull'occidente aperto al pubblico.
Il punto non l'occidente, quello lo sanno tutti essere aperto solamente per il privato.
E ve ne spiego il motivo.
Un mirato colpo d'occhio dall'open space fa capire bene quanto sono razionali le suddivisioni degli spazi o l'occupazione del territorio ed i sistemi d'apertura e le funzionalità evolute.
Bella l'idea dei due divani diversi signora.
E simpatica l'originale poltrona tonda.
Ah vedo che laggiù dei giovani artigiani coltivano la grande tradizione, evidentemente sempre moderna, del dipingere graffiti su muro e che c'è un punto di rifornimento per alimentarsi biologicamente.
Wow la scarpiera salva spazio grandiosa piazzata così signorina e benissimo la cadente vecchia autorimessa ch'è stata restaurata e trasformata in angolo trendy del rione storico.
E ci sta pure lo spazio in progress in cui deliziosi piccoli prodotti fuori serie vengono esposti, con estrema cura, dalla biondissima padrona di casa.
Certo certo la montagna normale oltre all'aria che pare sana offre altri paesaggi e colpi d'occhio, ma farebbe di sicuro perdere quel salotto vintage rivestito in principe di Galles e lo stupendo corrimano inox di quella scala in legno maculato e...
E non è la stessa progressione di pensiero, né vengono stimolati i medesimi ragionamenti.
Quella cucina post moderna che vado or ora a rimirare, ad esempio, è molto più propensa di "lei" nel prestarsi alle interpretazioni personali di chi vuole stare sul presente e la camera da letto con idromassaggio, ad uso esclusivo ovviamente, innesca sogni veramente oltraggiosi e spinge nelle spire dell'avanguardia.
Eh sì cara montagna sono finiti i tempi in cui le cose naturali ed i silenzi infiniti la facevano da padroni sull'animo umano.
Ora ti dovresti aggiornare per portarti al passo con la meravigliosa era attuale.
Che ne dici d'un modaiolo tessuto in vece di quello squallido verde nel pascolo?
O di tante colorate lampadine alogene a basso consumo in luogo dei fiori sul prato?
Anche quel cervo, mamma mia che tristezza.
Fagli delle estensioni, uno sciampo, una tinta ed una messa in piega per favore.
E le rocce?
Le rocce rivestile!
Direi felpine fru fru e jeans della marca a gasolio in voga adesso.
E la cascata?
Ancora quel rumore statico.
Basta basta, prova a sostituirlo con una bella sventagliata di segretaria super efficiente sulla tastiera.
È anche un po' colpa tua sai se le cose non vogliono progredire, dato non riesci ad inculcare alla gente sensibile al nostalgico quanto oramai è retorica e retrograda.
Infatti tuttora molti vengono da te per rilassarsi e tornare in sincronia con quel fottuto piccolo mondo antico e con i soliti stantii ed oramai per l'infinito compromessi schemi.
Fai un favore dunque.
Dai, datti una mossa.
 
Il ventinovesimo estratto
 
( "Dai dammi un foglio" di Conca lo per l'oltre beffardamente destinato )
 
Quando non ho il lampo, e non so su cosa scrivere, a volte prendo lo stesso la penna e le dico vai...
Vai c'è tutto un foglio per te, un notes, un mondo inesplorato in cui puoi sbizzarrirti libera e...
E di solito funziona.
Oggi...
Oggi invece lei m'ha risposto.
M'ha risposto «sono a corto d'inchiostro, non mi sento tanto bene, hai le mani unte e non ho nessuna intenzione di fare quello che garba solo a te».
Urca!
Guarda che io t'ho comperata.
Che io t'ho liberata da quell'involucro plastico in cui eri costretta prigioniera e...
E guarda che, sempre io, mi prendo cura di te, ti tengo al caldo nella mia tasca ed a volte ti procuro perfino compagnia, ho replicato.
«E chi se ne fotte» l'ho sentita borbottare.
«Io sono il mezzo del tuo stare nel tuo mondo per il mondo reale.
Io do voce ai tuoi sentimenti ed alle tue fughe mentali ed io...
Io ti faccio sentire possibile un sogno quindi... 
Quindi vedi di non esagerare altrimenti...
Altrimenti mi vedrò costretta a riempire il foglio di schizzi ed a dimostrarti cosa ti sentiresti se non mi prestassi a riportare i tuoi pensieri».
Proprio niente una bella giornata non hai.
Proprio niente mia cara, le ho ribadito.
Comunque ho capito.
Prima sono stato cattivo, e stupido, nel rinfacciarti quelle questioni però...
Però dopo tu sei andata oltre.
Hai affermato privo di te sarei zero e questa è cattiveria gratuita.
Ce l'hai con me per un motivo particolare?
«Il fatto...
Il fatto è  tu col cervello mi dici una cosa, con il cuore ne affermi un'altra e sei pure capace di dirne un'altra ancora con la spalla, un'altra col gomito, un'altra col polso ed un'altra con la mano al che...
Al che io non ci capisco più niente e pertanto...
Pertanto sono costretta a seguirti supina ed allo sbando.
E questo tante volte non lo sopporto.
Ho una storia io sai.
Ho antenati che hanno condiviso o contribuito a pensieri o filosofie o formule o teoremi o anche solo ad amori incancellabili, che a loro volta hanno fatto l'evoluzione dell'uomo ed invece mi ritrovo in mano ad uno che mi chiede di giocare.
Che cambia le cose a piacimento.
Che si prende il piacere, solo per suo diletto, di sconvolgere tutto e tutti ma...
Ma vuoi sapere il bello?
Il bello è spesso mi piace e pure mi piaci direi, con la tua imprevedibilità.
Che poi questa cosa dell'imprevisto, se fosse reciproca, ci porterebbe a scavare il foglio pari fosse una miniera inesplorata. 
Una gioia.
Una gioia che ti descrivo volentieri dato nel frangente sento...
Sento il tuo flusso partire dall'alto, passare per i ventricoli della vita, risalire il muscolo, trasmettersi al tendine, al nervo, alle dita ed intanto...
Intanto lo vedo prima piccolino e poi crescere pian pianino fino... 
Fino a diventare forte e completo dove la mia sfera tocca il foglio bensì...
Bensì, come dicevo, non sempre ciò mi va bene, cioè alle volte mi sembra ingiusto, ed irrispettoso, verso chi ci ha preceduto sulle vie del nostro agire».
E perchè mai?
Non solo i geni o i previlegiati possono comperarti e poi per conto mio è fin dagli albori stato così, non vorrei...
Non vorrei a te, in verità, rechi invece fastidio una cosa diversa.
Che il cervello perda in questa maniera il ruolo di prima punta o addirittura venga considerato in generale pari al mio.
Lui normale unico riferimento avanzato concesso.
In fondo comprenderei sai, è il tuo papà.
Non è siano le sue difese, dalle mie sbandate cerebrali, il pretesto?
«No!
Non credo.
Il solo fatto sia un genitore non può rendermi cieca se sbaglia».
Allora scusa ma io non comprendo.
Ho lottato tutta la vita per mostrare intero me stesso ed...
Ed ora con te, un foglio e l'alfabeto sento ci riesco.
Dov'è il problema?
E poi tu hai un ruolo molto importante mia bella.
Altro che.
Tu, nel mentre percorro alcune condizioni, condensi il fondersi totale fra le mie parti singole.
Esprimi il vero pensare/credere/supporre del mio insieme.
Dichiari le mie perplessità, rinvigorite dal percorso interno che così bene hai descritto, facendole diventare indipendenti dal mio dover essere o voler diventare.
Mostri il mio lato vero, insomma.
Quello d'un uomo che non si sentirà mai finito o realizzato, ma sempre in divenire ed in ricerca.
In ricerca pure dopo aver incontrato mille e mille verità e perennemente...
Perennemente oltre l'aver già isolato tante, tante, tante, conclusioni finali.
«Si! 
Lo so.
Lo so nonostante...
Nonostante stavolta il finale potevi prenderlo meglio.
Dai dammi un foglio che m'è passata.
Dammi un foglio, per tua fortuna, fuori di testa.
Dammi un foglio». 
 
Il trentesimo estratto
 
( "Di cavalli, vapori, sesso e piaceri sinistri" di Ser un personaggio metaforicamente tendente al confondere simpaticamente )
 
Oggi mi sono masturbato dopo tornato dalla fiera dell'automobile.
Porca che fiancate.
E che vedute di retro treno.
E quei due fari lì davanti.
Mmm, slap slap.
Tondi, grandi e perfino sodi oserei dire.
Ci credo servono per illuminare quella...
Quella certa strada che conduce dove un uomo si sente a casa.
E poi quant'ulteriore disponibilità esposta spudoratamente.
Ad un certo punto una...
Una addirittura s'era offerta ammiccando proprio a me da sopra una moquette verde.
Il tettuccio aperto.
I finestrini abbassati.
Le portiere che urlavano dai salta su.
Accomodati nel mio ventre.
Tocca la mia pelle vellutata.
Accendimi il motore.
Fammi lievitare il contagiri.
Mandami in temperatura i liquidi lubrificanti.
Una sudata della madonna resisterle e passare oltre.
Ma allora...
Allora un'altra d'ancora più scostumata s'è messa di traverso con il cofano aperto sul davanti.
Chiaramente volendo svelarmi le sue doti nascoste.
Oh non ci crederete aveva addirittura una fila di quei cilindri dove i pistoni godono a mille.
Ed ognuno con i suoi peletti praticamente già elettrizzati che spuntavano appena sopra.
Cavolo solo a vederli ti vien voglia di toccare e...
E la batteria carica, carica, carica, inoltre aveva ovviamente.
Come dire scegli me, non ti farò mancare i miei servizietti per tanto tempo.
Praticamente... 
Praticamente dapprima ho dovuto azionarle il tergicristalli e spruzzarmi l'acqua sulla  faccia per rinfrescarmi un pochino i bollori e...
Ed in seguito, dato l'erezione era rimasta evidente, mi sono bevuto una confezione di liquido da raffreddamento esposta nei suoi pressi.
Che se non sbaglio è la cosa al mondo pensata all'uopo per riportare alla ragione i surriscaldamenti.
Al che con l'alito che mi ritrovai non...
Non potei avvicinarmi alla mia compagna una volta tornato a casa "bisognoso".
Ergo zap, zap, zap.
P.s.
Sì lo so, lo so. 
È una storia banalotta questa che ho raccontato, di per cui almeno ci vuole una morale per tirarle su il morale, indi su ognuna di loro, considerato quello che mangiano e bevono e defecano e giusto perché sono così ben fatte in modo d'attirare appositamente civettuole, ci dovrebbe essere obbligatoria, e ben leggibile, una scritta.
"Attenzione! oltre a procurare libidini insensate questo mezzo, pure se non t'investe, nuoce sicuramente e gravemente alla salute".

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