sid liscious book 8 | Lingua italiana | sid liscious | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

Login/Registrati

Commenti

Sostieni l'associazione

iscrizioni
 
 

Nuovi Autori

  • AriannaM
  • Giulia29
  • Natural System
  • Sky2019
  • Laura Archini

sid liscious book 8

Il settantunesimo estratto
 
( "Polizia? oh bene ora... ora mi diverto io" di Utlo lo che quando uno è colmo qualcosa gli viene sempre in mente )
 
Oh no bloccato in stazione.
E con la mia faccia per di più.
Arriva la Polfer di sicuro.
Infatti.
«Documenti prego».
Ecco a lei la carta d'identità.
«Che ci fa qui? signor... ».
Come che ci faccio qui?
«Non faccia il furbo».
Se fossi furbo le avrei detto aspetto la morosa.
«Ce l'ha il biglietto?».
Perché si può viaggiare pure senza?
«No non si può viaggiare senza».
Allora quando vorrò viaggiare ne farò prima uno.
Grazie della precisazione.
«Le chiedo ancora signor... che ci fa in stazione?».
Ripeto potrei accontentarla con una scusa qualsiasi.
«Cosa aspetta?».
Direi niente e nessuno che possa interessarvi.
Lei può fermarmi e verificare la mia identità ma...
Ma non ha alcun diritto di chiedere quali sono le ragioni della mia semplice, pudica ed inoffensiva presenza in un luogo pubblico.
Ed io non ho dovere di esplicargliele.
E nemmeno un lontano barlume d'intenzione personale in verità.
«Ci segua in ufficio!».
Wow! 
C'è in premio un caffè?
«Svuoti le tasche».
Non ho nulla.
A meno che non salti fuori le ho piene di codeste situazioni.
«Allora...
Che ci fa in stazione?».
Cavolo avete in gola il nastro con questa domanda?
Non capisco.
È vietato?
Non stavo nell'area dei binari, né disturbavo anima viva.
A parte i vostri occhi.
Vi sono antipatico?
O non vi piace proprio il mio nuovo gessato grigio?
«Noi dobbiamo controllare».
Appunto avete verificato.
Non ho precedenti e manco sono nella lista dei ricercati.
«Si spogli!».
Mai davanti a voi.
«Ha qualcosa da nascondere?».
No.
Semplicemente io non mi denudo di fronte a degli eterosessuali.
Sono gay e pretendo dei controllori tali a me.
O spogliate anche le donne voi maschioni in divisa?
«No per loro c'è il personale femminile».
E non c'è quello omosessuale?
«No non c'è.
Si spogli».
Manco morto.
Se volete fatelo prima voi che almeno inorridiamo insieme.
«Creda, se insiste dovremo arrestarla signor... ».
Per quale motivo?
«Resistenza».
La resistenza è finita da un pezzo.
Ora è il tempo dell'offensiva mio caro.
«Chiamiamo la volante?».
Sì però che arrivi al volo sono stanco di buttare tempo con una compagnia indesiderata.
«Senta per l'ultima volta ci dica che cosa ci faceva qui e la lasciamo andare».
E va bene lo ammetto stavo facendomi i...
I cazzi miei.
«Lei ci prende in giro!».
Io?
Si figuri anzi...
Anzi considerato ve la siete ampiamente cercata a questo punto ne approfitto per segnalare al mondo intero un'anomalia vergognosa, ed irrispettosa, verso una minoranza etnica mal considerata, derisa e privata perfino dei diritti elementari.
E se voi mi trattenete signori avremo giusto il precedente in merito e...
Ed il vostro nome e cognome sul giornale pari vi piace tanto, che sta risaputo il comandante è uomo di cultura e lo legge ogni mattina il giornale.
Tutto qua.
P.s.
Ovviamente non sono gay bensì mi fermano immancabilmente lo stesso, che probabilmente ho il portamento d'uno adatto a far fare rapida carriera.
P.s. del p.s.
Com'è finita la vicenda volete sapere?
M'hanno buttato fuori dopo una telefonata al loro capo di cui ho origliato unicamente un "non...
Non tirarmi su casini altrimenti il culattone, in tutina rosa attillata, rossetto alla battona e parrucca bionda, poi lo faccio fare a te e per...
Per il resto dei tuoi giorni".
 
Il settantaduesimo estratto
 
( "Il verbo del Cristo venuto dal monte dei Paschi" di Pasquale l'uomo mai banale )
 
Ragazzo non angustiarti, te lo dico io, la sposa globale comprende lo spazio di manovra angusto, il sacrificio non solo di venerdì ed il censore giù all'angolo.
Per i vicoli dove osava entrare il mare infatti il suo vero amore se ne andò come un divino canto dedicato a Shiva e lei allora, nemmeno tanto lentamente, capì di non poter rimanere abbagliata in eterno dai fari d'una sola notte.
E così accettò.
Accettò anima profonda non sempre è carne da suicidio e...
E radici sotterranee raramente ravvivano una fiamma.
Ora vive la condizione, beve sofisticato nei caffè francesi ed è conscia del circo paradiso cabaret che sta attraversando.
Non addossarle colpe pertanto.
I passanti lungo la strada che vedi, qualche volta sotto e qualche volta sopra l'arcobaleno, dovrebbero insegnarti qualcosa.
Osserva. 
Il romanzo attuale è di plastica omogeneizzata e la gente della piazza buona ha la faccia corretta davanti allo specchio, però gode, gode, gode, l'oramai sia stata zittita qualsiasi canzone di spirito. 
Innanzitutto la sua.
Adesso il vivere è un capriccio di colore ragazzo, il canto della balena balena solamente all'angolo d'un animo socialmente impraticabile e tutti hanno abbandonato la loro pelle interna.
Certo attraverso i suoi larghi occhi neri le nuvole passano ancora, ma sono farfalle boliviane, rapsodie in giallo, ostacoli da cerimonie dove si poggiano coriandoli al posto di fottute false ferite divine.
Al posto di fottute false ferite divine.
Indi lei sa cosa le piace inserire nel suo armadio.
E non c'è modo di portarle presente mondato da futuro.
Ed inoltre l'amore marinaio va di moda nel letto di chicchessia e lei s'è semplicemente adeguata.
Dai basta dubbi andiamo, ragazzo, che oro ed argento aspettano anche noi se spazzeremo via i fucili dal nostro intimo ghetto ed in breve la casa trasformeremo in grattacielo multi funzionale.
E non darti pena nel guardarti indietro.
L'umana perfezione, la terra promessa e la coscienza universale non sono mai esistite.
Erano solamente carte false fortunatamente poi bagnate col sangue di chi consigliava lo schierarsi dalla parte del torto.
Ergo onora, onora spassionato e privo di remore moraliste, il tempo del caterpillar e della grande mano capiente.
Onoralo.
Non avere paura dei rimorsi.
Al non farlo, al non farlo rischieresti di ritrovarti in un supermercato svuotato e raso al suolo dai clienti precedenti e...
E quindi se ben ci pensi saresti una bara viva con dentro un uomo morto.
Una.
Bara.
Viva.
Con.
Dentro.
Un. 
Uomo.
Morto.
 
Il settantatreesimo estratto
 
( "Vagando per strade purtroppo molto secondarie" il mitologico secondo Fren )
 
L'aquila Anzù doveva vincere se volevamo le cose finalmente girassero per il verso giusto.
Ed invece dov'eravamo?
Lei infatti rubò le insegne del potere a Enlil e le portò sulla montagna facendo...
Facendo in modo il silenzio, la giustizia e l'immortalità reggessero l'intero universo e noi...
Noi convinti della brutalità del suo gesto, classificato dagli altolocati sempre cattivo e chiaramente ciechi rispetto a quello che avevamo così ottenuto non l'abbiamo difesa.
Al solito ce ne siamo lavati le mani, cosicché Nimurta poté raggiungerla indisturbato e tagliarle le ali ed ucciderla, al che gli dei recuperarono il ben tolto e fecero velocemente tornare il tutto atto alle loro congeniali normalità.
Ah!
Che occasione sprecata.
A mio avviso ora dovremo minimo tentare di corrompere Anubis in modo da fare resuscitare Anzù, ma mi rendo conto oramai siamo diventati, in toto, passivi schiavi di Hel, la regina dell'oltretomba vichingo riservato ai morti senza gloria e che di conseguenza nessuno pensa ancora d'avere il diritto, combattendo o morendo d'eroe, al paradiso speciale con tanto di posto nel mito ed accanto ad Odino.
D'altronde perfino Visnù durante le sue nove discese sulla terra, sotto avatar diversi, ha compiutamente esplicato in che maniera l'essere umano viene soggiogato.
Cioè spazzando via gli uomini ed i "demoni" malvagi in modo da mantenere l'ordine, bensì appunto s'è fatto intanto al solito i comodi loro.
Che disintegrava unicamente chi osava contestarli ovviamente.
E noi di nuovo fermi a guardare atterriti ed inermi ed incapaci d'essere almeno utili a quelli che con la loro ribellione ci volevano aiutare e liberare.
E come non bastasse e per non tirarla tanto in lungo, una volta ch'eravamo, nonostante tutto, quasi riusciti a rialzare la cresta è...
È arrivato Cristo.
Che spudoratamente facendo leva sugli effetti intorpidenti e devianti verso esaltazioni insulse d'una droga alcolica si...
Si sta facendo tuttora i cavoli suoi e loro dentro, sopra, sotto e fuori di noi.
E chi ha qualcosa da ridire, rispetto a questo, per favore mi spieghi il motivo per cui uno ha avuto il bisogno di moltiplicare e legalizzare addirittura una droga nefasta ed assassina di corpi e mentalità stressate dal non trovare una dimensione propria e dai regolamenti opprimenti esposti nelle celesti bacheche se...
Se non per momentaneamente illudere di cappio lasso naturalmente.
Eh si!
N'abbiamo a bizzeffe di prove sul modo e sul per cosa ci tengono soggiogati eppure sempre avanti a temerli ed adorarli tremolanti.
Invece sarebbe proprio il tempo di muoverci se non vogliamo passare l'eternità in balia di dei matti che, in realtà loro sì, ne combinano di cotte e di crude.
Che tra tradimenti degni d'un Giuda qualsiasi, assassinii d'amici, nemici e parenti, orge, complotti vari, incesti, copule con animali, tagli di teste infantili poi sostituite con quella d'un elefante, stupri spirituali, lanci di tuoni e fulmini, passioni per figli e tempeste e diluvi e chissà cos'altro, sono abituati...
Sono abituati a zuccherare quella che per gli immortali è l'unità di misura del tempo.
La noia.
 
Il settantaquattresimo estratto
 
( "Quando la morte rilassa" di Gario colui che inscatolava l'onirico con cadenze fin troppo incalzanti )
 
Un grosso uovo d'uomo con la testa aperta da un'accetta
ancora lì piantata e la faccia spaccata in due fino al naso,
improvvisamente corre via urlando verso la palude.
Se non che, in un attimo, delle veloci sabbie mobili lo divorano emettendo suoni visivamente mancini e...
E nel frattempo riemergono un ramarro lilla, che cammina con delle stampelle d'ossa paleolitiche e trascina aggrappati alla coda numerosi spaventosi e viscidi protei assolutamente riluttanti.
Questi non appena raggiunta la terra ferma si gettano a capofitto verso di me, allungando impressionanti artigli da tutte le unghie e cantando una vecchia aria triste e velenosa.
Ovviamente scappo inorridito, ma in preda al panico sbatto addosso a dei rami nodosi muniti d'enormi bocche piene di denti cariati e dunque codesti rami prelevano azzannandomi grandi porzioni delle mie membra.
I sassi per terra nel frattempo, al vedermi comparire, mi si lanciano contro contundenti ed il ginocchio sinistro se lo sono portati via in un baleno.
Intanto... 
Intanto cadono anche palle di granita marrone dal cielo e sono grosse angurie e pure loro dove mi colpiscono fanno schizzare a catinelle il sangue che...
Che si riunisce sotto le scarpe col risultato di vedermi scivolare in continuazione dentro una sorta di fiume mestruale, con tutte quelle sementi a formare dei grumi scoppiettanti di sordi gemiti allorché li calpesto.
Uff che situazione. 
Manco bastasse ora prendono fuoco pure le correnti d'aria ed incendiano in un attimo i miei capelli e bruciano allegre le mie pelurie, tanto che mi ritrovo immerso in una puzza pazzesca.
Non ce la faccio oltre e mi fermo disorientato e sfinito.
Una radice di pino allora ne approfitta per salire veloce, crescendo incredibilmente da sotto, allo scopo di cavarmi un occhio, una di quercia per abbracciarmi all'altezza del torace e farmi saltare tutte le costole con una stretta fortissima ed una d'edera per penetrarmi in bocca ed in un attimo colonizzarmi le interiora fra dolori lancinanti ed allucinanti.
È finita penso.
Quindi raccolgo le ultime forze ed urlo «morte...
Morte.
Morte mia portami via te ne supplico» al che... 
Al che appare un enorme coniglio bianco simpaticissimo che reggendosi in piedi sulle zampe posteriori mi porge una di quelle superiori.
M'aggrappo a lei con ciò che rimane d'una mano e lui in un baleno mi conduce via verso nel caso... 
Nel caso volessi continuare a dormire finalmente un tantino tranquillo.
 
Il settantacinquesimo estratto
 
( "Di questi giorni Paride usa altre frecce ma mira sempre il tallone" di Bua Bua l'abissino )
 
Buongiorno dottore!
«Ah buongiorno signor Paride. 
Come andiamo oggi?».
Benone sa mi sento proprio a posto.
E lei cosa mi dice?
«Contento per lei ma purtroppo invece io devo contraddirla signor Paride.
Ho eseguito e seguito personalmente le fasi delle sue analisi, in ciò sollecitato dal personale costernato e l'ho ripetute varie volte, che sinceramente non ci credevo nemmeno io».
Qualcosa di serio non va dottore?
«Guardi sarò franco signor Paride.
Una questione mai affrontata prima.
Da risultati dei prelievi effettuati risulta lei è morto signor Paride.
E da un bel po'».
Assurdo dai dottore.
Sono arrivato qui al centro assistenza con le mie gambe e parlo e mi capisce e respiro.
«Eppure signor Paride lei presenta gli stessi valori d'un morto ed in lei non esiste più nemmeno il ricordo, per esempio, d'un anticorpo».
E che dovrei fare dottore?
Guardi signor Paride ora la segretaria le compilerà un atto di morte.
In seguito comunicherà la notizia ad eventuali familiari ed alle autorità competenti, al che verrà organizzato un bel funerale e si mette l'anima in pace.
On no scusi quella non ce l'ha già più».
Se come dice lei non posso fare altro e sono morto così sia dottore.
Arrivederla dottore.
Oh no scusi.
Non volevo fare lo iettatore.
«Tranquillo signor Paride.
Allora tocco palle e glielo dico io signor Paride.
Arrivederci il...
Il più tardi possibile».
Non ci crederete.
Non mi sono spaventato, né agitato, anzi sono sceso in strada curioso d'apprendere le conseguenze di codesta comunicazione ed ho chiesto ad un tipo degli spiccioli e lui m'ha risposto "sì cara capisco ma non adesso sono già in ritardo all'appuntamento.
Click".
Ancora ho chiesto informazioni ad una signora e sul marciapiede s'è girata, dalla parte dove non ero io, per attraversare la strada ignorandomi completamente e...
Ed infine l'individuo cui ho domandato se mi regalava una sigaretta m'ha guardato distrattamente e non ha mosso manco un muscolo della faccia continuando imperterrito i passi suoi.
Incredibile.
I fatti sembravano confermare in pieno la teoria del dottore.
Non ci crederete di nuovo.
Mi sono messo a ridere tale un matto di quelli quintupla diagnosi.
Non riuscivo a contenermi.
E ridevo e ridevo e ridevo e ridevo e ridevo.
Ero morto.
E ridevo.
Non era cambiato niente.
E ridevo.
Non mi vedeva nessuno neanche prima.
E ridevo.
Io sono un barbone.
E ridevo.
Ridevo.
Ridevo.
 
Il settantaseiesimo estratto
 
( "Stima" di Gurlo il ricercatore prototipo )
 
Giù in laboratorio.
Giù in laboratorio ho ottenuto uno sperma umano.
Diciamo pure uno sperma un pochino sintetico per via dei vari procedimenti, ai molti componenti, che ho dovuto fare e disfare, però pur sempre uno sperma uguale nella formula, negli abitanti e nelle sembianze a tutti i normali altri spermi d'uomo esistenti al mondo.
Certo per confezionarlo ho mescolato all'uopo sostanze che in natura non s'incontrerebbero mai.
Le ho poi sottoposte a bombardamenti di ioni, bioni, prioni, bilioni e bidoni in ambienti impossibili ed ancora, tentativo su tentativo, queste sostanze l'ho fatte incrociare fra loro non badando, apposta, ad incesti o triangolazioni varie, anzi cercando seriamente l'anarchica orgia casuale che...
Che da sempre sperimentando ha condotto al grande risultato.
Su in ospedale.
Su in ospedale ne ho allora inserito nell'utero d'una entusiasta volontaria una parte, indi ella ha avuto modo d'ingravidarsi fin dal primo tentativo.
Che ovviamente previo i canonici nove mesi ha partorito il suo frutto.
Uno spugnoso bambino gufo senza orecchie, con due denti spuntati subito da sotto il mento, col pelo canuto delle ascelle lungo fino alla cintola e con una mano destra munita di sette dita e...
Ed un'altra mano destra con le altre tre.
In giù scusate ma non ho voluto guardare, anche se proprio non ho potuto non notare un quarantasette abbondante di piede sinistro ed i suoi allucinanti dodici alluci.
Porca bestia!
Sono scappato via dalla sala parto sconvoltissimo e di corsa.
Non è possibile!
Non è possibile! mi ripetevo in testa.
Non è possibile!
Dopo una vita dedicata alla ricerca.
Dopo lunghi e duri studi e pericolosi esperimenti rischiosi.
Dopo brutte e dolorose rinunce personali e dopo essermi di già pregustato la fama ed il successo personale, non è possibile!Non è possibile capitare giusto su una donna taroccata.
Non è possibile!
Non è possibile!
Non è possibile!
Punto.
 
Il settantasettesimo estratto
 
( "La porno/grafia in fiaba" di Andì e la normalità dei tempi moderni traslata nel tempo che fu ) V. M. 18
 
Lei...
Lei era figlia di sguattera ripetutamente violentata e stuprata durante l'ultima invasione del castello da parte dei Mandinghi.
Fu partorita in una squallida topaia ed ebbe una giovinezza tra molti stenti e pochi avanzi.
Lo stesso comunque man mano allungava intorno tanto curiosamente guardava, una gran bella faccia, su splendida intelaiatura, esponeva ed una tosta determinazione, creata da rabbia ed invidia, ingrassava.
Era troppo piacente quello che dal basso ammirava.
Il lusso della reggia l'attirava.
Voleva sentirsi famosa ed invidiata tale la principessa e...
E la ricchezza esagerata dei signori di corte fra le sue mire balenava indi...
Indi decise d'essere disposta a tutto.
Che in quel mondo ci sarebbe ad ogni prezzo arrivata.
Che solamente la sedia accanto al re le sarebbe bastata.
All'uopo comunque non viaggiò per stregoni e manco si dedicò alle arti magiche che normalmente nelle fiabe esibiscono i felloni.
No!
Dapprima maggiorò prepotentemente i seni con siliconi ed ormoni.
Poi visitò il mago dei fianchi ed il luminare dei labbroni.
Studiò quindi posizioni più che pozioni.
Seguì corsi di tecnica ed aggiornamento al parigino bordello.
Assunse un aspetto appropriato e ritornò formata al castello.
Dove tutto filava liscio ovviamente.
Dove la regina spegneva ancora i fuochi del re allegramente.
Cominciò subito la manovra d'accerchiamento con una masturbatina al reale padre confessore sulla soglia del convento.
Tre giorni appresso, da costui raccomandata, era al tè del cancelliere con il cardinale ed il capo del personale.
Che non fu facile d'addomesticare però...
Però in due settimane alfine l'assunse come cameriera personale.
Del re chiaramente.
"Forse chi scrive ha saltato qualche passaggio per non coinvolgere troppo, tra gli altri, l'ecclesiastico personaggio, ciò non di meno ci sono riuscita" pensò quella sera.
"Ora sta tutto nelle mie arti e nell'esporre a modo le mie parti".
Perfetto.
Sapeva serviva entrare in scena alla grande.
La prima mattina "gli" capitò in camera con la colazione su scollatura esagerata e la mini nera in gamba da tacchi a spillo allungata.
Piegò il busto in avanti giusto quel che serviva, alzando la tendina, per far ammirare sul retro la mutandina e tutta premurosa le sistemò la tovaglietta giuliva mentre... 
Mentre lui guardandola, ancora steso, in gola deglutiva mezzo litro di saliva.
Sfortuna ( casuale? ) volle, proprio quel dì, la madre della regina, nel suo maniero, avesse un malore e che lei dunque dovesse partire.
Il re poverino era triste quella sera e per dormire pensò ad una tisana da sorbire tra i fumi del bagno ed appena appresso alle solite tre birre.
«Chi sei tu?» le chiese quando lei entrò con la tazza fumante.
La nuova cameriera sire rispose accattivante.
«E ti sembra quello il modo di presentarti?
Sono un uomo sensibile sai.
Le tue straripanti grazie dovresti nasconderle un po', altrimenti non so se in futuro mi controllerò».
Io sono al vostro servizio sire, ribadì alzando la cresta, non...
Non dimenticatelo mai.
Il giorno seguente all'alba egli non potè non notare che, per aprire la finestrella, s'era tolta la mutanda ella e che per confondere la scollatura sotto la camicetta appariva pelle pura.
Al che nel prendere il vassoio la mano gli scivolò fra due turgide enormi mammelle, ma lei si scostò e porse i vestiti e lo scettro decorato di pietre preziose e belle.
Più tardi "pertanto" si fece trovare nelle stalle ammiccante fra le balle. 
Il pomeriggio sotto la "sua" finestra di aperte natiche al vento, prendendo il sole, fece abbondante mostra.
E la sera per la tisana ed il bagno si presentò con un'assai stringata tutina.
Color rosa.
Rosa maialina.
L'acqua della tinozza il regnante faceva bollire nell'ammirare il suo movimento fluire.
Decise di rompere gli indugi.
Si mise seduto e l'ordinò di strofinargli la schiena.
"Oh sire mai potrei toccarla" rispose fingendosi timorata, bensì lui sbottò...
«E per bene!
Sia chiaro».
Lei allora come dire colse la palla al balzo ed aprì sul davanti.
Si creò con spugna e sapone abbondante schiuma sui seni e con loro sfregolò.
Eccome se non sfregolò la spina dorsale, le scapole e le reali reni.
Muovendoli con le mani dopo massaggiò il collo ampiamente ed in seguito coi capezzoli, iper allungati, gli ripulì l'orecchie singolarmente.
Lui a questo punto era fremente.
S'alzò in piedi col pisello ingrossato non da niente e pretese un rapporto orale immediatamente.
E lei s'applicò straordinariamente.
Con la lingua toccava sapientemente.
Con le labbra avvolgeva meravigliosamente e tutto bevve, febbrilmente, allorché lui ebbe l'orgasmo felicemente e "buonanotte" infine gli disse gentilmente.
Non starò tanto a descrivervi quel che successe la mattina seguente, né di quanto vagina, ano, bocca e mani lei mosse, tra spalmate di burro e marmellate, voluttuosamente.
Dirò soltanto tutto andò avanti finché non tornò la regina lei tapina, che la sera tentò d'applicare le sue arti al re nelle nobili parti ed esse non risposero che in cantina, giusto quando la servetta gli piazzava una scrollatina o nel parco quando ancora l'apriva il suo varco o se glielo nascondeva nel di dietro in fondo al vicolo sul retro.
Praticamente era fatta.
“Ribadisco il narratore tende a minimizzare e non ha tenuto conto di diverso altro mio sudore che ho dovuto versare. 
O che almeno di quando, io davanti e lui dietro, sul cavallo, privo di sella, lanciato a folle galoppo, mi sfondò il deretano senz'altro doveva descrivere per essere corretto. 
E comunque ho fatto centro" si disse contenta. 
Il re di lei infatti oramai stava invaghito.
La meta era vicina, bastava eliminare la regina.
Di modo che insolitamente cominciò a negarsi accuratamente, nonostante lui diventasse sempre più invadente.
"Eh no mio sire" ora c'è la vostra dama vada da lei ad elargire la brama.
Rispondendo alle sue insistenze le fece sapere, laddove stesa ignuda nel letto con la bocca l'indice si bagnava prima di portarlo al grosso e paonazzo clitoride che esposto l'aspettava.
«La caccerò via.
Non è mai stata brava.
Sì m'accontentava e m'ha dato due figlie, anche se a pensarci bene io la desideravo e lei esponeva il compitino da moglie e mai qualcosa che varcasse le soglie.
La riconsegno alla mamma, che sarà una manna ed appresso sposerò te».
"Ed io credo che accetterò" lei esultò.
"Con voi mi trovo bene, provo vera gioia nel leccarvi i testicoli ed il pene ed ho sempre sentito gran esibizione quando m'avete posseduta, quindi gradirei molto che la cosa fosse risaputa, quotidiana e ripetuta".
E fu così che una regina venne espulsa, l'indomani sul presto, assieme alla sua prole e che i cappellani di corte indossarono le stole per celebrare, in grande stile, la nuova unione.
Seguirono giorni strepitosi.
Lei felice arrivata ed accontentata, lui che finalmente il tipo di donna da tutti segretamente desiderato aveva a portata.
E furono perciò notti e notti.
Non mille ed una.
Mille e dieci, venti, trenta, notti fecero incendiare tanto che senza dubbio alcuno, sebbene la loro favola ai puri possa perfino fare cariare i denti, vissero lo stesso appagati, sorridenti, felici e contenti.
 
Il settantottesimo estratto
 
( "Normale" di Andì spalleggiato da Sandra Selly T )
 
Da bambino ero assolutamente normale me lo ricordo.
Crescendo però successero dei fatti che m'hanno traviato e...
Ed ora sono ridotto tale a me.
Quali fatti? 
Oh tanti fatti. 
Tanti.
Che ne so, potrei narrarne uno in particolare per dimostrazione.
Parlerà di me piccolino, diciamo otto dieci anni, che si stava preparando felice e spensierato al cenone di Natale.
Parenti ed amici grandi che arrivavano, qualche cugino coetaneo o giù di lì, regali, profumi di buon cibo ed atmosfera idilliaca nell'aria.
Tutto m'esaltava quella sera e veramente eccitato  mi sedetti a tavola ricevendo i consueti «che bel bambino» e parecchi pizzicotti sulle guance.
I maggiorenni bevvero subito l'aperitivo in capienti coppe dal liquido arancione carico.
Io m'inondai di limonata e patatine. 
Poi arrivò l'antipasto con un buon bianchetto.
E noi bambini cominciammo a rincorrerci e prenderci in giro.
Ci furono tre primi da gustare e...
E per ognuno liquido alcolico appropriato da veder versare.
Ed i discorsi degli adulti alla fine del tris, nell'attimo di pausa necessario, cominciarono a tracimare.
Lo zio con i baffi intanto, ogni volta che ne vedeva l'occasione, aveva preso ad infilare la mano sotto la gonna della zia capelli rossi ed il loro amico cominciò uno sproloquio rispetto ai poteri taumaturgici delle enormi tette della sua compagna.
Che rideva ebete d'altronde, ma calarono le pietanze e col vino rosso ovviamente, che notoriamente sono per lo più a base di carne.
Il tono di voce generale nel frattempo aveva preso volume e le risate a gote infiammate si susseguivano spavalde.
La cognata di un altro mio zio così abbassò notevolmente la scollatura e quando qualcuno le chiese se l'elastico era molle  rispose...
Rispose almeno in quella maniera sperava suo marito togliesse lo sguardo, maniacale, dal culo d'una prorompente cugina sedicenne.
L'atmosfera era veramente di rilassamento totale e sintonia classica di cene fra parenti, avrete intuito.
Anche se non propriamente magica considerai fra me e me, dato presto cominciarono gli effluvi rilasci.
Al che parolacce, rutti e qualche peto rumoroso volarono per l'aria tra le risate di tutti e senza tanti complimenti.
Anzi qualcuno dei due addirittura osannato tipo «mitica questa, bravo!».
«Alla maniera dev'essere fra parenti» peraltro commentò mia madre.
«Indubbiamente!».
Ed arrivarono anche i dolci, il caffè ed i vari digestivi.
Cosicché perfino il nonno ebbe bisogno d'affermare, dopo l'ennesimo grappino, che qualche volta soprattutto di mattina gli funzionava ancora la carabina.
«E stai zitto almeno ribatté la nonna alquanto indignata che...
Che ieri me l'hai fatto strizzare per due ore ed è rimasto un cencio».
«Cosa vuoi tu che hai le poppe a terra sul davanti e le chiappe per dietro».
Le rispose arrabbiato.
«Dammene una di giovane e vedrai».
«Non mi sembra tanto vero» intervenne a questo punto un'altra mia cugina acquisita rivolta al nonno.
«Mio marito ha quaranta  e passa anni meno di lei ed io sono più giovane di lui bensì...
Bensì il cencio è tale e quale».
«Figurati» rimandò il marito offeso.
«Fossi meno frigida te lo farei vedere.
Che ce l'ho sempre in tiro io» e...
E giù tutti a ridacchiare con le facce che durante la serata s'erano modificate e gonfiate prendendo assurda consistenza e diversa espressione, forse dovuta pure agli occhi che  adesso sembrano esaltati e stralunati ed alla saliva che abbondante usciva, insieme alle parole sempre meglio urlate, e che ancora abbondante stazionava sui margini esterni delle bocche trasformandosi...
Trasformandosi in schifosa schiumetta biancastra.
Non vi dico il divertimento.
Sembravano tutti fuori di testa e di discorsi sensati era palese palese l'assenza.
Per fortuna calò la mezzanotte ed assieme agli auguri ed ai doni reciproci riuscì un minimo a riordinare il tutto.
A calmare i bollori.
Wow!
Stavo tirando un meritato sospiro di sollievo, ammirando il porcaio venutosi a creare in sala ed in cucina, se non che afferrai svelto il primo brindisi del frizzante inoltrava il tutto a rilanciare e tornare come o anche peggio di poc'anzi.
Ergo m'abbandonai sul divano.
In fondo loro avevano normali ragioni per comportarsi in quella maniera.
È quella normale di tutti in simili circostanze.
S'era celebrata cioè una ricorrenza normale, con gli usi ed i costumi normali e tale tutto il mondo normalmente fa quel giorno.
Per cui è normale solo...
Solo loro ubriachi quanto stavano mai avrebbero potuto immaginare codesta normalità... 
Codesta normalità avrebbe potuto trasformarsi in un quesito non indifferente dentro una testa di bimbo.
Potrò mai io, previo questo spettacolo, ambire ad essere uno normale?
 
Il settantanovesimo estratto
 
( "Canzone di molto pro/pensa e di poco pro/testa" di Caius colui che apprezzava decisamente a modo suo )
 
Oh madre madre delle lumache spacca in due il cielo.
Oh padre padre dei criceti manda un fulmine su quel melo.
Oh nonna nonna delle farfalle trasforma in polvere quel sasso.
Oh nonno nonno delle lucertole esplodi con un gran botto quel palazzo.
Oh... oh oh oh, c'è letame in paradiso.
Oh... oh oh oh, ci sono lombrichi sul tuo viso.
Oh... oh oh oh, che omicidio la sera.
Oh... oh oh oh, quanto sangue marcio per la sfera.
Oh zia zia dei cavalli manda il mare al tappeto.
Oh zio zio dei cammelli disintegra l'Asia al completo.
Oh cugina cugina delle cicogne rivolta per fuori le carogne.
Oh cugino cugino dei coleotteri inutile nascondere il contenuto delle fogne.
Oh... oh oh oh, c'è c'è catrame sull'altare.
Oh... oh oh oh, ci sono pulci dappertutto poco da fare.
Oh... oh oh oh, che sterminio la guerra.
Oh... oh oh oh, quanta disgrazia per la serra.
Oh sorella sorella c'è plastica nella tua mammella.
Oh fratello fratello il pene non è l'unica fiammella.
Oh madrina madrina maledici il turista banale.
Oh padrino padrino fai marcire la cattedrale.
Oh... oh oh oh, c'è miele all'inferno.
Oh... oh oh oh, si forma cancro nel fegato e sotto lo sterno.
Oh... oh oh oh, che portento l'eroina.
Oh... oh oh oh, quanta festa con la cocaina.
Oh signore signore delle sterpaglie entra nelle fabbriche.
Oh Dio Dio del veleno squarcia in borsa fra le loro natiche.
Oh sovrano sovrano della pallacanestro manda i presidenti al macello.
Oh padrone padrone confessa lo schiavo ti fa bello.
Oh... oh oh oh, c'è catarro nel polmone.
Oh... oh oh oh, ci sono streghe nel capannone.
Oh... oh oh oh, quanto sputo sulla suola.
Oh... oh oh oh, che scempio un bambino a scuola.
Oh... oh oh oh, che testata nel muro.
Oh... oh oh oh, meglio se la ribatto per essere sicuro.
Oh... oh oh oh... oh oh oh... oh oh oh.
Oh... oh oh oh... oh oh oh... oh oh oh.
Oh... oh oh oh... oh oh oh... oh oh oh.
Oh oh oh.
Oh madre madre delle lumache spacca in due il cielo.
Oh padre padre dei criceti manda un fulmine su quel melo.
Oh nonna nonna delle farfalle trasforma in polvere quel sasso.
Oh nonno nonno delle lucertole esplodi con un gran botto quel palazzo.
Oh... oh oh oh, c'è letame in paradiso.
Oh... oh oh oh, ci sono lombrichi sul tuo viso.
Oh... oh oh oh, che omicidio la sera.
Oh... oh oh oh, quanto sangue marcio per la sfera.
Oh zia zia dei cavalli manda il mare al tappeto.
Oh zio zio dei cammelli disintegra l'Asia al completo.
Oh cugina cugina delle cicogne rivolta per fuori le carogne.
Oh cugino cugino dei coleotteri inutile nascondere il contenuto delle fogne.
Oh... oh oh oh, c'è c'è catrame sull'altare.
Oh... oh oh oh, ci sono pulci dappertutto poco da fare.
Oh... oh oh oh, che sterminio la guerra.
Oh... oh oh oh, quanta disgrazia per la serra.
Oh sorella sorella c'è plastica nella tua mammella.
Oh fratello fratello il pene non è l'unica fiammella.
Oh madrina madrina maledici il turista banale.
Oh padrino padrino fai marcire la cattedrale.
Oh... oh oh oh, c'è miele all'inferno.
Oh... oh oh oh, si forma cancro nel fegato e sotto lo sterno.
Oh... oh oh oh, che portento l'eroina.
Oh... oh oh oh, quanta festa con la cocaina.
Oh signore signore delle sterpaglie entra nelle fabbriche.
Oh Dio Dio del veleno squarcia in borsa fra le loro natiche.
Oh sovrano sovrano della pallacanestro manda i presidenti al macello.
Oh padrone padrone confessa lo schiavo ti fa bello.
Oh... oh oh oh c'è, catarro nel polmone.
Oh... oh oh oh, ci sono streghe nel capannone.
Oh... oh oh oh, quanto sputo sulla suola.
Oh... oh oh oh, che scempio un bambino a scuola.
Oh... oh oh oh, che testata nel muro.
Oh... oh oh oh, meglio se la ribatto per essere sicuro.
Oh... oh oh oh... oh oh oh... oh oh oh.
Oh... oh oh oh... oh oh oh... oh oh oh.
Oh... oh oh oh... oh oh oh... oh oh oh.
Oh oh oh. 
 
L'ottantesimo estratto
 
( "C'è borsa e borsa" di Giova che aspettando s'ingegnava )
 
Urca finalmente il campanello.
Ciao amore tutto bene?
Era ora.
T'aspettavo ansioso.
Andato liscio sì il viaggio?
Vediamo vediamo che hai portato.
Intanto poggia lì la borsa tua.
Ci pensiamo dopo. 
Se non ti dispiace apriamo prima la mia.
Uhm dei capelli biondi biondi ricci ricci.
Da donna purtroppo per me povero pelato.
Un paio d'occhiali da sole.
Qui dentro non servono.
Due collanine d'oro.
Nemmeno loro.
Una maglietta verde.
Non uso il verde.
Una canottiera intonata.
Non uso intonare.
Un reggiseno?
E che me ne faccio d'un reggiseno?
Via via.
Ecco una cintura.
Meglio molto meglio.
La prendo.
Dei jeans sgualciti alla moda e molto aderenti.
Non proprio il mio genere.
I gambaletti mai io sai amore mio.
E sinceramente rosa men che meno.
E le scarpe da ginnastica mi fanno sudare una cifra.
Ah meraviglia m'hai portato anche degli slip.
Questi mi piacciono.
Oh hanno anche il proteggi che finezza.
Ok non c'è più niente. 
Dai ricontrolliamo meglio che la fretta è cattiva consigliera.
Ecco vedi.
Una fronte spaziosa.
E nemmeno una ruga.
Due occhi azzurri.
I miei preferiti.
Due carnose labbra con appena un accenno di rossetto.
Da baciare e gustare.
Un collo allungato.
Da fermarsi ad ammirare ed indugiare.
Oh santo Dio due meravigliose pere mature con il picciolo di colore.
Assaporare, assaporare, assaporare, a piene papille.
Pazzesco hai portato anche dei fianchi, un ombelico ed un boschetto.
È proprio vero.
Sei una persona stupenda e si vede non avevi intenzione di farmi mancare niente.
Guarda qua.
Come non bastasse delle cosce filiformi, delle ginocchia tonde,  un polpaccio accattivante e due caviglie perfette e... 
Ed anche due sconvolgenti mignoli di piede da gustare tale appetitoso dessert.
E scommetto dietro al tutto hai pure messo una cassa armonica degna d'uno Stradivari da fare suonare estasiati.
E due fossette da rene sconvolgenti naturalmente.
Non ho parole amore sei un mito.
Boia cos'è?
Ti, a disfare la mia borsa, ti sei tutta bagnata nell'interno coscia.
Senti qua.
La mia mano raccoglie del soave liquido profumato percorrendolo.
Che diventa addirittura stupefacente al contatto con la bocca.
Che poverina coinvolta oltre misura a questo punto non può che esplorare, con la sua lingua, il dono che più di ogni altro, l'ho capito sai, eri bramosa di mostrarmi.
Il tuo personale paradiso terrestre.
È il mio regalo preferito da ricevere d'altronde.
Poco da cianciare al riguardo.
Poco, poco, poco.

Cerca nel sito

Cerca per...

Sono con noi

Ci sono attualmente 4 utenti e 2331 visitatori collegati.

Utenti on-line

  • Bowil
  • Gigigi
  • taglioavvenuto
  • live4free