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I punti

Al contrario di molti, quasi tutti i miei conoscenti direi, affrontavo i problemi un punto alla volta. Era, ed è rimasto, il modo di approcciarli con le mie domande.
Appena potei, scesi dal seggiolone dove m'avevano confinato con Nero che saliva sulla ribaltina dei piedi per riscaldarmeli, sia che mia madre me li avesse lasciati nudi sia che me li avesse ricoperti con gli scarponcini abbastanza comodi appartenenti a Maurizio ,il mio fratello nato prima, ed insieme a Nero, che si fermava ogni tanto per stimolarmi a gattonare più in fretta che potevo, e ad aspettarmi se non gli ubbidivo immediatamente, attraversai la strada per andarmi a sedere sulla scalinata di fronte.
Da lì, ricordo, cercai di comprendere il primo, fondamentale punto interrogativo che mi si era presentato: C'è senza ombra di dubbio un marchingegno che li fa muovere, li fa camminare. Altrimenti se ne starebbero fermi, come il più delle volte stanno.
Avevo posto le basi per benevolmente osservare il mio gruppo di appartenenza: gli uomini. Dopo un certo periodo trascorso a selezionare tali gruppi ed aver deciso che Nero, il gattone con la macchia bianca che gli attraversava perpendicolarmente gli occhi fino ai grandi baffi tesi, comunque lo si volesse vedere, comunque ci capissimo perfettamente a quel tempo, comunque fosse divenuto il mio più caro amico, aveva qualcosa che me lo rendeva diverso.
In primo luogo, passi per il gattonare, per la libertà di, per potersi muovere, poter strisciare il ventre sul pavimento di casa o sull'asfalto o farlo per rotolamento, di fatto camminava senza scarpe, sia d'inverno che d'estate.
Sulla stessa gradinata, nel frattempo, a darmi manforte, era giunto e stazionava tutti i pomeriggi il "Cechino", filosofo, poeta e musicista, artista quasi completo, che in realtà si chiamava Platone e suonava la sola fisarmonica. Ma questi sono dettagli.
Così, nel momento del bisogno - quando la ricerca del correlativo oggettivo si fece pressantemente finale, poiché Nero alla mia domanda " tu pensi, come me, che abbiano un qualche meccanismo tipo una molla nascosta nei tacchi, che quando rispostano il peso dalla punta su questi, quando sono giunti in sostanza a fine corsa, il nascosto li ricarichi?", rimaneva perplesso e a volte scuoteva il capo a volte assentiva guardando però da un'altra parte, a volte si limitava a fissare le mosche sul muro assolato e senza ombre fino a pomeriggio inoltrato della mia casa di fronte, a volte fingendo la massima indifferenza partiva senza alcun motivo in direzione della stessa parete per poi tornare, insoddisfatto o soddisfatto a seconda delle occasioni, lasciando la domanda capitale che gli avevo posto perennamente in sospeso - fu l'altro mio amico, il filosofo, a tralasciare  perentoriamente l'aria di Romagna mia e a fornirmi la risposta.
"Grande Gabriele, devo dirti, proprio perché ti hanno messo questo nome e non uno di un santo del calendario o peggio ancora anonimo come Sara, Margherita, Rosa, Maria, Anna, Manuela, Francesco il peggio, Ferdinando, o Fernando che è tutto dire, che non è che unire due punti, tracciare una traettoria tra gli stessi, sia sempre valido per fare un correlativo oggettivo. In sostanza, non c'è alcuna molla nei loro tacchi. Nemmeno è che sia rilevante la forma del piede. La verità, a dirla tutta, è che la verità, come principio del camminare, sta più su, : nella forma del bacino."
E, come un redivivo Tiresia, aggiunse melanconicamente, ma ormai era partito," di ciò ti accorgerai quando ti accingerai a cercare un altro punto fondamentalmente esatto: il G, perché non esiste. Potresti chiamarlo Mhh, Te...e sarebbe la stessa cosa. Anch'esso svolazza come una foglia secca, lasciando solo un solco, una scia invisibile nella laserizzazzzìone della "sua" memoria di ferro. Questo punto dovrai cercarlo nel complesso."
Nero mi confermò che nell'atmosfera colava del miele con l'afa. Sulla sua lingua invariabilmente rosa ancora un lucido bagliore di ali rapide.
 

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