La ballata delle serpi e dei due usignoli – Il primo giorno, mercoledì | Prosa e racconti | Yuria Mizujima | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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La ballata delle serpi e dei due usignoli – Il primo giorno, mercoledì

 
In quei primi giorni di maggio, il cielo aveva sentito che qualcosa doveva succedere e si era vestito di cenere e silenzio, simile a certi paesaggi degli acquarelli olandesi. Appena al disopra della leggera foschia del mattino, nuvole cariche di pioggia, portate da un vento soffocante che mozzava il respiro, non promettevano nulla di buono e davano l’idea che i guai si fossero fermati a Crystal Falls per riprendere fiato.
 
Hélene e Selly avevano parcheggiato il pick-up e la moto nel fienile, non molto lontano dalla ripida stradina che saliva alla piccola fattoria, costruita sessanta anni prima al centro esatto dell’ampia e luminosa costa di Runkle Lake, a ridosso di un rapido torrente che scorreva tra due file interminabili di olmi bianchi. La campagna del Michigan si stendeva sotto i loro occhi; all’improvviso, aveva perso gran parte della dolcezza primaverile e di tanto in tanto emergeva dalle ombre spettrali delle colline, rischiarata debolmente dalle luci sbiadite dei lampioni a gas di un gruppo di ville coloniali che si allungava verso Hope Mine Road.  
 
C’era una vecchia fotografia in bianco e nero dei genitori di Hélène, sopra il tavolino da caffè del grazioso salottino rosa che si affacciava sul lungo corridoio che portava dalla cucina alla lavanderia; la cornice l’aveva comprata Selly, se così si può dire, al ritorno dal funerale. Si erano fermate con una scusa davanti alle vetrine di Winks Woods per seminare il corteo funebre che le pedinava passo passo per non perderle di vista; Hélène ne aveva combinate delle belle, quell’anno e l’intera città conosceva bene il suo brutto carattere. Giusto l’ultima settimana aveva tirato un pugno in faccia al garzone del fioraio per un fischiaccio e una parola di troppo che gli aveva sentito cacciare mentre camminava per la strada e il mese scorso, da Woody’s, era talmente incazzata per la sconfitta dei Pistons che voleva scagliare lo sgabello sul quale era seduta contro il megaschermo appeso alla parete. A farla breve, si capiva che il clima si era fatto pesante e c’era il timore che Hélène desse di matto. In fondo a Crystal Avenue, la lenta processione si era sparpagliata per i viali intorno al cimitero alla ricerca delle due ragazze e loro ne avevano approfittato per infilare in fretta e furia la porta del negozio e scappare a gambe levate giù per Forest Parkway, con Selly che faceva un chiasso del diavolo. Più che lei, era quel bel po’ di Winks Woods nella sua borsa a tracolla a fare casino. Nella ressa, aveva fatto man bassa di tutto ciò che le era venuto a tiro. Per gioco, come quando erano ragazzine e la notte sgattaiolavano via in bicicletta per andare a rubare l’uva nelle vigne su a Crystal View, vicino al campo da golf.
 
Sdraiate per terra l’una accanto all’altra, avevano trascorso le ultime ore a spulciare una montagna di carte sparsa qua e là sul pavimento di graniglia del portico; Hélène voleva capire che cosa aveva spinto suo padre e sua madre a togliersi la vita in quel modo assurdo.
« Grazie di essere rimasta. » disse Hélène guardando l’orologio.
Selly le fece un sorriso dolce.
« Puoi sempre contare su di me. »
Hélène si sollevò i capelli e li fissò con una molletta da bucato.
« Sul serio, non so cosa avrei fatto senza di te. »
Un paio di volte Zero, il cane di Selly, si era risvegliato dal torpore dell’ozio e si era messo in testa di acchiappare a tutti i costi una ghiandaia azzurra che svolazzava da un albero all’altro del giardino e aveva finito per ribaltare un grosso vaso di calendule gialle, proprio in cima alla scala di servizio, rovesciando acqua e terra dappertutto. In preda al panico, lo avevano rincorso a destra e a manca urlandogli contro parolacce di ogni genere e lui si era nascosto da qualche parte a ripulire un osso di prosciutto, beato e contento, ignaro d’averla scampata grossa.
 
L’aria calda e umida che soffiava dal lago attraverso il profumo di lavanda della biancheria stesa ad asciugare, mordeva. Selly si stiracchiò sbadigliando, poi si decise ad alzarsi. Moriva dalla fame e dalla sete. Un carrello di vimini fornito di ogni ben di Dio faceva bella mostra di sé in un angolo della grande veranda: un invito a nozze che non poteva rifiutare. Spense la sigaretta e cominciò a frugare tra i cestelli e nei sacchetti della spesa.
« Ehi, scema … Cuba Libre? » chiese agitando una bottiglia di Bacardi. 
Hélène la guardò incredula.
« Non dirai mica sul serio? Rum alle undici del mattino? »
« Che male c’è? » Alzò le spalle. « L’ho portato apposta. »
« Okay … ma solo un dito. Non di più. »
Selly le sorrise ironicamente.
« Sì, certo. Come sempre. »
« Non fare la stronza. »
« Lo sono, » replicò Selly con la bocca piena di patatine al Chili.
 
Rimasero lì a ridere, forte. Senza frenarsi. Hélène lasciò cadere nel vuoto quel che rimaneva di una cambiale ipotecaria mezzo mordicchiata e fradicia e Selly la calpestò sotto i suoi piedi. A un tratto, un tuono fragoroso scoppiò di schianto. Il temporale era arrivato.
 
 
dédié à toi et moi
 
Guest Star:
Sandra alias selly as Selly
 
A differenza degli altri miei racconti pubblicati su Rosso, la storia narrata in La ballata delle serpi e dei due usignoli si svolge nell’arco di tre giorni. Lo faccio presente più che altro a Woody, il quale, ne sono sicura, si aspetta pugnalate, schioppettate e teste mozzate sin dalle prime righe.
 
uno schizzo di giallo limone
 
Giulia
 

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