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L’Uomo in blu / 3

Prima di rientrare nello scompartimento - seguendo istruzioni - tolse la suoneria, cambiandola con un impulso elettronico, nascose il cellulare nella tasca interna della giacca, e da un’altra ne tirò fuori un secondo, che accese. Penetrò quindi nello scompartimento facendo finta di concludere una presunta conversazione con una persona. Appena dentro però l’uomo in grigio incontrò il sorriso sfacciato dell’uomo in blu, quello del signor Garibaldi.

- Perdoni la mia sfacciataggine, signor Rossi. Sarebbe così gentile da permettermi di fare una breve telefonata a quelli dell’Inter, per chiarire i dettagli del nostro arrivo alla stazione centrale di Milano, dove dovremmo incontrarci? ...sono naturalmente disposto a cancellare l’importo, sa? ...nada de gratis! ...niente gratis, per favore!

Dovette cedere. Per non creare incertezze. Del resto tutto questo sarebbe servito a nascondere la presenza nelle sue tasche della connessione segreta.

- Non so come ringraziarla, sa?
...confessò con una nota melodrammatica nella voce l’uomo in blu, prendendo il cellulare che l’altro gli offriva già riacceso. E in mano aveva già pronto il foglietto col numero da comporre.

- Hallo? ...mi passa per favore il direttore, il signor Olzi? ...grazie!

Durò più d’un paio di minuti l’attesa in linea. Sbuffò, lanciò sorrisetti in cerca di commiserazione, scambiò qualche frase in castigliano col figlio e finalmente riuscì a comunicarsi con l’amico. Pendevano tutti dalle sue parole: l’uomo in grigio, quello in nero e naturalmente suo figlio, che aveva ancora in mano la rivista con le pagine aperte sulle fotografie di Moratti, Mancini, Materazzi, Martins, Mihajlovic... Leggi tutto »

Test: sei un poeta dentro (o solo di sguincio?) di Gaetano Guerrieri

http://4.bp.blogspot.com/_XUIKyCVqc2E/SuhN-l2bwvI/AAAAAAAABn4/JNDkf6AFHBM/s400/risata1.gifComprendere se stessi è uno degli affanni di tutti quelli che amano scrivere in generale e, in particolare, di quelli che amano scrivere poesie.
Questo test può aiutarvi a capire (se lo sospettate) o a scoprire (se non lo avete mai neanche pensato) se, coscientemente (o incoscientemente), colpevolmente (o incolpevolmente) siete dei poeti “dentro”
Essere poeti “dentro” è diverso e differente dall’essere poeti e basta.
Tutti possono scrivere, o hanno scritto, almeno una volta nella loro vita, una poesia. Scrivere una poesia non significa essere poeti, sicuramente non significa essere poeti “dentro” perché un poeta “dentro” è un poeta vero, non improvvisato, uno che scrive poesie non per scelta ma per bisogno.
Un poeta dentro lo noti da come guarda, dalla sensibilità mostrata quando sbuccia un’arancia, dal coraggio di quanto s’ostina a scrivere in rima, dall’altruismo che mostra quando fa la fila al casello autostradale intasato oppure anche e, soprattutto, dalla fantasia che mostra quando s’innamora di una cozza. Leggi tutto »

Fotografie di Leandro Vegni

Dentro
una scatola chiusa
osservo
con una lente d'ingrandimento
il centro
del mio immenso mare senza onda
Piatta
riga
cigliata in un' estrema immobilità
Un' azzurrra
statica lastra
levigata solo da un unico raggio

Un flash
capovolto di luce
impressa
nella camera oscura del cuore

La tua unica fotografia
E'
Nei miei pensieri
uno zoom
L'effetto perenne
di un sogno
in un fermo immagine

mele bruciate

[...] esiste un'attrazione verso l'orribile
come nemico degno? [...]*

Sei andato oltre qualcosa
che non riesce nemmeno a morire
dentro una suggestione

come l'odore delle mele bruciate
o dei rami d'abete gettati nel fuoco.

poi all'insù, su, su, a ribere le linfe natali:

le mie ferite di bambina,
i geloni, le scarpe tagliate in punta,
l'idea di essere una figlia non voluta.

==========

una farfalla afghana scrive con gli occhi.

 
 
 
 
* F. W. Nietzche

La nonna

                                         
Non ti ho mai dimenticata.
Eravamo sedute su quel balcone nelle lunghe sere d’estate io e te, nonna.
Tu pregavi. Io sognavo.
Tu pregavi. Io guardavo le stelle.
Quelle stelle, complice il buio, erano nitide e lucenti.
Qualche volta smettevi di pregare e parlavi con me. Mi raccontavi episodi della tua vita quando mi sentivi predisposta ad ascoltarti. Ricordavi cosa avevano raccontato a te da bambina e osservando la luna piena, una sera mi hai fatto notare come in quel disco luminoso si vedesse nitidamente la figura di un uomo che cercava di oscurarla. Mi dicevi “Vedi? È Bertoldo. Con un fascio di sterponi cercava di oscurare la luna e nel tentativo di coprirla, perché gli altri non lo vedessero mentre rubava i covoni di grano, vi rimase attaccato e fu condannato a restarci per l’eternità”.
Io vedevo chiaramente la figura da te indicata e pensavo a quel povero Bertoldo che sicuramente non si trovava a proprio agio in quella scomoda posizione.
Sono poi andati sulla luna, nonna, quando tu non eri più con noi. Quelle ombre non erano di Bertoldo, ma delle montagne ed io non ho potuto dirtelo. Non volevo crederci, ma dimostrarono che era così. In verità lo sapevamo anche prima, ma io preferivo credere a te.

Cronaca di un viaggio - parte terza

Ero atterrato, ero in Venezuela, mi sentivo euforico. Avevo attraversato l’oceano e ora dovevo capire cosa dovevo fare.
Dunque vediamo, appena si atterra si cercano i bagagli. I bagagli non erano nel mio stesso aereo, il trasporto bagagli è a carico di Alitalia, indi i nostri bagagli erano arrivati addirittura prima di noi.
C’era una fila di rulli a destra e a sinistra, guardo il tabellone e indica un numero.
Ora gli scrittori, quelli bravi davvero ricordano il numero e lo dicono, io faccio fatica a ricordare cosa di avessero dato da mangiare sull’aereo.
Una cosa buona per la mia vicina, aveva detto ci danno la comere, una commare a pranzo? È indigesta cavoli.
Insomma il numero dell’uscita bagagli c’era, ma io non trovavo dove fosse la scritta, mi guardo attorno e con non curanza guardo dove vanno quelli che erano sull’aereo con me.
E aspettiamo, il tempo passa, la gente picchietta, poi all’improvviso questi benedetti rulli si mettono in moto e dalla buca centrale sbuca il primo bagaglio esce e ora so per certo che non riconoscerò mai i miei.
Sono tutti simili e io nemmeno mi ricordo di che colore sono i miei.
Per un paio di volte penso di aver individuato una delle valige.
Nulla, c’è sempre qualcuno che se le porta via.
La gente scema sempre di più, mi sento come un bambino che uscito dalla scuola vede andar via i suoi compagni ma dei propri genitori nemmeno l’ombra.
Il primo che racconta che caso mai io mi sono dimenticato un figlio a scuola lo banno.
Insomma nulla, delle mie due valige o malette in spagnolo, nulla.
Siamo in cinque a essere senza valige e il primo si mette in fila ad un banco dove un funzionario riempie le denunce.
Un italo-venezuelano mi traduce dicendo che sono rimaste a Madrid le nostre. Leggi tutto »

Amore Antico

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( Sulle note di Autumn rose di Ernesto Cortazar)

Accenderò la luna alle mie notti
quando nella pioggia del silenzio
l’estate intona il canto dell’amore

e arriverà a me
sull’impalpabilità di un soffio
l’idea di te

Amore Antico
che a passi scalzi
mi attraversi i sensi.

A me … tu torni
ogni volta che con gli occhi annego
nel lago rosa della nostalgia

in punta di piedi
allora entrerò
nel giardino delle ore andate

e di te sazierò le mie attese
continuando a farmi male
sui roseti senza aroma della vita.

tiziana mignosa
08 2009

men di niente

fosco lo specchio
non ti riconosco,
giro intorno
ad un dito
indica l'uscio
minaccioso,
non comunico più
muto,
silenzio,
esco,
slogan sull 'intendersi
parole parole al vento
ventosprecate
allora urlo
come le iene
non è regale
ma mi conviene.
men che niente
luna prestami ascolto

Il minimo amore necessario

 
 
Camminare nel pensiero di un gioco facile
quello del minimo amore necessario
alti un pelo
maldestri per quell’onda bianca
di cui poi si racconta
ridendo da lontano nel giorno occasionato.
 
Camminare, certo, pensando semplici
gesti e timori di azioni fatte come disgelo
allegorie di baci attenuate effusioni
fragili scintille ricadute ai sensi cenere - come noi del resto
avresti temuto, tremando -
sul cuore devastato dei carboni
in un occluso tiraggio.
 
Ma la notte orchidea nera nelle fisse dimore

Cronaca di un viaggio - parte seconda

All’aeroporto ci attendeva una hostess di Aireuropa, attendeva tutti quelli che dovevano imbarcarsi per il Venezuela.
Eravamo in sette e la ragazza camminava a passi svelti con quei tacchetti da efficiente e bella ragazza di una compagnia aerea.
Accanto a me un ragazzo che era fidanzato con una spagnola e che parlava con la tipa in quella lingua che sono apparentemente è comprensibile.
Iniziò quella che sembrava una corsa campestre in un aeroporto che sembrava non finire mai, la distanza con le partenze transoceaniche è notevole a Madrid.
Il mio orgoglio maschile mi portava a tenere il passo con i due, cercando di non mostrare alcun segno di affaticamento, povero me, in verità avevo anche una sete incredibile e mi sarei voluto fermare un secondo, ma avrei perso il contatto con il gruppo di testa.
Quanto agli altri, non scorgevo che un signore arrancante a circa cento metri da noi.
Cammina, cammina, cammina saltammo a piè sospinti anche un controllo di dogana grazie alla Hostess. Leggi tutto »

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