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Che cosa sei.

 
 
 
Tu sei di cento cose ognuna:
regola e caos, ovvio e sorpresa.
Sei l’intimo dei sogni e una manifesta logica;
roccia di rabbia e sabbia di calmo approdo.
Il buio intenso e l’invadente luce.

Cose Così [di fiati il buio]

Le bocche punteggiano di fiati il buio
  denso di boschi radi, profumi dolci

Incantevole visione l'ultimo sudore
  fragranza odorosa, leccando il viso

Tessuto vivace l'istante e la seta
  farfuglio baci salvia, invasa dalle mani

So di fiori distesi, di purezza accorta
  disordino un sorriso, l'appendo su te

 

Manuela

Segesta

Il panorama era di quelli che non si possono dimenticare. L’auto correva sull’asfalto dolcemente come se planasse, le piante ai bordi della strada, giravano nei nostri occhi come se fossimo noi ad esser fermi. Le colline s’innalzavano nell’immensa distesa e giocavano con l’aria tersa e chiara per mostrare tutta la loro maestosità, sembravano come legate alla nostra Leggi tutto »

Pozzo della memoria

Da un cielo sereno,reclusa
nel pozzo della memoria
oltre la grazia del capelvenere
a tratti,tu,ancora
mi sorridi,tremulo ricordo
più bella di Ermione.

 

I mangiatori di patate

Vincent van Gogh - I mangiatori di patate -  1885

 

Troppa terra.
Alla sera si torna
con le mani indurite dal gelo
per sfamare di essenziale il silenzio.

l’aria immobile fiocca
con la luce che cade dall’alto
come un raggio sconfitto sui volti
che scurisce l’infanzia inquieta

e non c’è ribellione
nelle mani giganti, negli sguardi raccolti
nelle facce deformi
che raccontano la fatica del giorno

Come l’ultima cena
il banchetto servito con rito solenne.
Taciturne patate scolorano l’ombra
di un inverno mai morto.

nella casa di fango
si raccontano cose
con le labbra accostate,
troppo grosse per esser baciate

I mangiatori di patate
forse sorridono ai sogni
e si attardano intorno alla tavola
nel rumore del buio colorato di terra.

e poi

e come si fanno scivolare, quelle illusioni che separano la realtà dal mistero quando ad occhi bassi guardiamo la terra con la vergogna nel cuore di essere troppo piccoli per rivelarci al cielo. quella speranza cieca ha una luce selvaggia, e mi domando, quanta sia la luce che abita in queste orbite nere quando brucia sulle pupille dell'indiferenza.

qualche volta l'aria. il soffio sui polmoni. e non c'è via di scampo. neppure un cuore artificiale. solo il don delle campane. una messa di spighe. un vento sui paveri. e poi, l'agonia dei versi in cui sostare.

 

Notturno

si compone e si scompone
la luce dell'universo

un rosso chiaro di luna
buca la tela

di un cielo di carta di riso
prima dell'alba

e la luna getta uno sguardo
discreta.
 

 

i quadri respirano

*

restiamo prigionieri
nei nostri appartamenti di parole

ma la verità
sbrina sempre i nostri volti

solo allora ci accertiamo
se i quadri respirano ancora

mescolando i ricordi
che poi si sciolgono nel sonno

*

mocambique

 

Nasce un segreto
desideroso di essere protetto,
cresce in questi Versi
in arrivo,
nutrendosi del Mistero
che trasparente si mostra
su quelle interminabili strade infuocate,
mentre incrocio anime in cammino,
irrefrenabili di fronte al ritmo
della Musica,
istintive e infallibili
mentre percorrono
la Direzione Vita,
nasce nel mio Cuore
la Certezza dell'Ignoto
la Consapevolezza che
non c'è nulla da Sapere
se non accogliere
la rasserenante natura del Dilemma.

Prima assoluta

Passi strascicati
che appartengono al passato
e non alla ragione.
Cumuli di sogni
ammonticchiati come covoni di grano
che ha perduto
il baluginio dell' oro.
Precipitato pesantemente a terra
fuco indifeso
che ha dischiuse l' ali
soltanto con la fantasia,
dissolta, anch' essa,
nella vacuità di giorni
che non contengono più un prima
né un dopo.
Guardarsi attorno
e non ravvisare traccia
di scene da prima assoluta
ma attendere
l' estrazione di un numero
che non è uscito mai.

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