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La donna che non sapeva amare

Il bar del centro
era da sempre il luogo delle promesse
con la buona classe dirigente
riunita prima della messa.

Lei,
bella come sempre,
con il suo fard quasi trasparente
sorseggiava gli occhi della gente
con quella scollatura
che ricordava una madonna del seicento.

E la gente
che la omaggiava, degli sputi della borghesia
tragici lutti di una città del nord
che ha nebbia tra piazza della Loggia e la via per il cimitero.

Al centro
i soliti barboni
a litigare con la lega
a discutere della tratta degli sfollati
ed io
conducente di un calesse mezzo storto
a cercare di trovare
una ragione per un torto.

E quella rosa gialla
sul tavolo di quel bar
mentre la donna che non sapeva amare
sorrideva
per non piangere ancora.

E la gente, la gente
accalcata
dietro le vetrine
sporche di mosche e di residui di latrine.

E lei
che non aveva nemmeno il coraggio
di sentire il profumo
della rosa
che gli avevo regalato
nei giorni
della presa delle chiese al primo maggio.

Peccati voluti

jessica_biel_24

La gioia condivisa

...nei giorni vuoti.

                                   Condanna e rimorso

                                                  di peccati voluti.

   Corpi in attesa…carezze complici.

 

Orofiorentino

Cappellino

Brilla di biancorosso
ad attirare le vanesie
cappellino di streghe
sempre a caccia di fanciulle
per il mondo di sotto
amanita schivata dalle sagge
avvertite dalle bave
di lumache messaggere.
 

Finalmente si fa sera

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.
(Sulle note di Angelica tratta dal brano gregoriano
“Veni Redemptor Gentium"
di Paul Scwartz e cantata da Lisbeth Scott )
.

 
Nell’incedere delle ore
mi tende la sua mano la malinconia
in quello che è il frastuono luccicante
nel magazzino della bigiotteria.
 
Abbagli usa e getta
solo gioie menzognere
chimere senz’anima
ingannano di splendore.
 
Finalmente poi
l’attesa si fa sera
che d’inutili fardelli il mio sentire spoglia
quando col sorriso l’amata essenza tua incontro.
 
Estraneo al mondo e alle sue mani
incorporeo è l’abbraccio
unico respiro
dell’intero correre del giorno.
 
Scivola la goccia
sul fragile filo che l’attesa imbocca
quando nel vuoto della stretta nel reale piombo
e da te mi slaccio, solitario per valore e scelta.
 
tiziana mignosa
10 2009
 

In quest'attimo di vita

 

"IN QUEST'ATTIMO DI VITA"

*il viaggiatore sopra il mare di nebbia*

In quest’attimo di vita
che mi è stato regalato
davvero avrei voluto
io diventar poeta

Comprender
ben le menti
segrete delle genti
carpir quei cinque sensi
con i pensieri intensi

Avrei voluto amare
senza causar paure
in anime discendere
per riportar parole

Toccar
dei cuori corde
da fare emozionare
commuovere evocando
immagini profonde

Se avessi in versi scritto
verrei sì ricordato
nell’attimo di vita
ch’è stato a me donato

 

Il peso del passato

chi mai potrà difenderti da te

se ogni pensiero pur innocente
sarà scritto nelle pieghe sottili
più recondite dell'anima.
se quanto hai detto fatto deciso
è stato sui banchi della fiera
dove il merciaio mise prezzo a peso
e poco o nulla fu voluto e venduto
tutto rimase rifiutato in fondo.
se ancora nell'emporio polveroso
di cose vecchie obsolete
che non hai saputo buttare
e son pesate sul buzzo sempre
non riesci a far lindura
quale sogno mai sarà possibile
e viepiù il tempo stringe ognora.

Nel momento della tua voce

Frammenti di corpo,
come briciole di dolore,
scavati nel tempo,
da forme distratte.
Dissoluzioni di parole,
strati di ricordi che si ripetono
per dare un senso al vuoto
che passa inosservato.
Lacrime d'inchiostro
sul tuo sorriso,
che scrivono
di un rosso mattino
su carte sottili,
nate dalla seta.
Sento i tuoi pensieri
svanire,
come timidi raggi
sulle pagine
di libri impolverati.
Ti ascolto e
nel momento della tua voce
mi perdo.

Un pasto per te

Che accadrà a me e a te
forse le carte ce lo potrebbero dire
o le parole in musica gentile
ci regaleranno un destino..
Nel tuo abbraccio ritrovo
quel che ho perso nei tempi di bambina
le tue mani mi velano
d'innocenza gli occhi
 e difendono quel che gli anni
non hanno consumato ancora..
Mi farei pasto
solo per nutrire te.

Il venditore di vita presunta

 
 
E’ la sua voce un’onda galena
che invade ogni ascolto e più ancora diffonde richiami.
 
Come in un tino la fiamma tosta le doghe
e rilancia aromi non posseduti dalle vigne,
così in quest’aria sconvolta le sue urla imbonitrici
raccontano mirabilie delle alici del Golfo,
dei polpi e dei totani morenti,
restituendo ai pesci una fragranza che non hanno.
 
Qui - sul banco - tra erbe marine e limoni
e schiaffi d’acqua nuova
in un sarcofago bianco aperto alle mosche
come sulla Terra e nelle Piramidi
l’ingiuria della freschezza presunta
ridà vita alla morte, aumentandone il prezzo.
 
 

Cheyenne

Becco sale 
ali di piombo
tresche infingarde.
Secondo me tu sei uno che..
Fosse bianche
gli sguardi
le pistole

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