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Tra il dire e il fare.

Uscire di scena così

dopo aver detto o scritto
solo quattro parole in croce
su cose trovate al mercato sotto casa
da ambulanti che non ti conoscono
e di te non importa nulla
brucerà il sogno di lasciare orme
anche incise poco profonde.
Forse basterà averci provato
fantasticato ali grandi in volo alto
ma sporcate poi con nani percorsi
di vita domestica utilitaria.
Oppure non è mai esaustivo
in tentativo lo spendersi e allora
ucciderò almeno un giorno
di questa esistenza triste
facendone cosa memorabile
inequivocabilmente mia
da incisione non solo lapidea.
Lo farò prima o poi.

Ancora nella furia

ancora nella furia
e di nuovo l’abbondanza di una luna
scritta lì
e sempre illesa
e tanto distante dalla fisica della morte

Si muore senza ti amo

"si muore senza ti amo
con gli occhi serrati da una spina
e si ha fiato sottile
e non si hanno carezze chiuse in una fronte
e non è nulla Leggi tutto »

pittura

di Odo Tinteri

Voce

Vaga
nel muto mondo
di mare sassi e vento
voce solitaria
 
il canto giunge
tra pieghe di una notte
straziandomi il sentire
 
falsandone le note
vibro come di pianto
dipinto al muro
 
come di foglia
lieve cadendo
in volo sottile
 
quando
-tu dimmi quando-
potrò ascoltare ancora
e non morire.
 

Ti regalerò un sogno

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(Sulle note di Adelita di David Waters)
 
Niente
non dire niente
imbavaglia le grida al tuo dolore
e almeno per un po’
la catena slaccia alla caviglia.
 
Ascoltami
 
come di fronte al riverbero dell’incanto
lasciati catturare dalle onde calde della fantasia
e al luccichio dell’inatteso
gli occhi schiudi
amata brezza che le gocce secca.
 
Ascoltami
 
ti regalerò un sogno
soave come il canto degli usignoli
quando il cielo di vermiglio si colora
ha il sapore buono dei biscotti della nonna
coccole e cuore caldo quand’è sera.
 
Papaveri rosso amore
e fili d’erba tra le ciocche dei capelli
delicato come la voce della gioia quand’è pura
risa e corse a perdifiato
panni stesi ad asciugare al sole.
 
Come se
giochiamo come allora
ma adesso al come se
scivola senza tasche dentro al sogno tuo
e lì rovista a caccia del piacere.
 
No, non dire niente
e lascia stare tutto il resto:
ad occhi chiusi il vero si ribalta
il desiderio realtà diventa
e il vero falso.
 
tiziana mignosa
10 2009

Follia

Piovono da cielo
gocce amare
di pioggia,
e il ticchettio di queste
sottili ombre
riflette,
su una grigia pozzanghera,
la mia preziosa follia.

Franco

Dal coro un canto all’amor profano

 
Il nostro amore è un pugno in bocca al consueto amore
è un canto di lotta, un impegno ribelle alla tirannia della luce:
il nostro amore è guerriglia,
è il corpo a corpo tra Paradiso e Fuoco Eterno.
Quest’amore nell’ombra è luce coperta che esplode;
è una raggiera d’incanti che trapassa ogni furtività!

Il tuo ed il mio amore:
migrazione naturale verso epoche di baci
dall’inferno del “che non traspaia”.
Il nostro amore è un infuso di emozioni estreme,
un collage frammento a frammento di sensazioni rubate.
E’ una lente che filtra immagini d’altro

sulla retina del cuore.

Quest’amore è l’eco di sonate d’amori
già vissuti. E’ terra radice fusto foglia fiore ape.
E’ il fulmine che distrugge queste cose;
è l’acqua che li rivive a memoria.
Il mio ed il tuo amore non nacquero con noi
ma vivono della stessa luce
e donano frutti uguali
e santificano la loro unica anima.

Il nostro amore di frasi liquide
è un oceano di calme tese
in cui mille e mille e mille corsi d’acqua
parlano un linguaggio con suoni d’incontri:
roboante tempesta di silenzi è il nostro amore

quando taciuto ci sgola.
E’ dentro e fuori i nostri corpi congiunti;
è sintesi del loro umore pagano
e teoria del divino crogiuolo
e dei suoi cento e passa miracoli:
è un miracolo d’amore il nostro amore a quattro mani.

Quest’amore tra le mani e le labbra,
è quattro mani, quattro labbra.

Pianeti Metropolitani

 

Il chierico vagante

Il Vescovo Arcibaldo chiamò presso di se il più zelante dei correctores: il frate gesuita Bonino di Arcadia, che tanto aveva operato per la chiesa carolingia, conculcando i fedeli di tante diocesi, ad una vita fedele alle regole ecclesiali. Era stato tra i più efficienti propagatori della necessità di – allontanare le donne dalla gestione dei beni e della educazione dei fedeli. Pervicacemente convinto della indispensabilità di una dura legge per una sana vita religiosa e civile. Autore egli stesso di statuti e regole per conventi e clausure, trasferite poi nella vita comune del contado che, materialmente, li mantenevano.

Frate Bonino – insolitamente invitante, cominciò il vescovo quando furono di fronte – saprete che quel tal Luciferro da Pamplona, esecrabile chierico vagante di lunga data, si aggira nella nostra diocesi, ottenendo grande ascolto, nonostante la fedeltà a Nostro Signore della cara, amata popolazione diocesana. Mi si informa abbia quartiere nella chiesa sconsacrata di Torre Alta, dove riceve poveri ignoranti, parlando loro indegnamente di parabole e testi, citati come sacri, che mai ebbero l’imprimatur papale. E quel che più delittuoso, induce a sottovalutare la veridicità della chiesa, in rapporto ai vangeli. Ma, il ribaldo, ci fornisce un appiglio per punirlo. Celebra riti pagani, diabolici, si direbbe, in occasione della morte di chicchessia ed al cui capezzale viene chiamato per assolvere peccati, invece del prete di Nostra Santa Chiesa. Leggi tutto »

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