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Mamma...

Parlami ancora mamma,
dentro l'anima del mio amore
Raccontami di te,
della tua vita faticosa...
della saggezza e dei silenzi,
ricchi di parole...

Dammi le tue mani,
che adesso tremano per la paura di invecchiare...
di non esserci più nelle mie giornate
come manto protettore del dolore...

Ti parlerò ancora e ancora,
nella tua anima dimorerò
e ivi racconterò al tuo cuore
i miei silenzi, le mie angosce...

Tu, candida creatura,
ascolterai,
poggiando l'orecchio al petto:
tutto il mio amore tu sentirai
e allora stanca
riposerò sulla tua ferma spalla....

Poetanelcuore & Rosemary3
 

Alla giovane contadina che mi arò passando.

 
Ti ritrovo alle terre dei tigli
ampia come le più larghe lampare
distesa tra una balza sopravvento
e i conci a secco
che reggono sassaie.
 
Hai più sentieri che precorrono salite
di quanta pelle io possa mostrare al sole
Sei un terso arabesco di frescura
in questo puro fondo di passione.
 
Hai timidi sorrisi.
Ahi!, per la tua bella fronte a volta
offri pensieri pensili in giravolte
che meravigliano gli acrobati.
Hai un corridoio di riga tra le ciocche
per le stanze di memoria in cui ripormi.
Leggo nelle accurate visite alla mia pelle
le traverse scie di una certa rotta
il lembo o il molo per l’approdo
della tua grazia vera gravida e agreste.
 
Ecco
richiedi sensi seplici in risposta
carezze - ad onor del vero ostiche ma dense -
fondi di labbra
in cui la lingua affonda.

Ricordando Alda Merini

Chiedi poesia. Ma la morte
ti è scesa nel sangue
a crescere buio e vuoto
in terra.
La tua anima è memoria
di ramo ed abisso,
rifugio di emozioni respinte
alla vita.
Il tuo scrivere dura un orizzonte
che sento eterno,
forse il mio silenzio
è anche il tuo,
una rima a vincere assenza.

Cecilia

Stridono i violini
in agonia,
ali s’inventano
in spazi senza volo.
Suonano, suonano
girano d’intorno,
si fanno rondine
che non sa migrare.

E sono pugno di terra
da mangiare,
d’aria assetati
ignari delle mani,
note superbe
scappate tra le grate.

Pregano adesso
ancora, senza sosta
e tu, di madre assente
e ignoto padre,
regali loro
l’abbraccio dell’archetto,
un corpo a corpo
impossibile
col mondo.

Stridono, Cecilia,
i tuoi violini
dentro un commiato
che non ha parole.
Sarai domani, lieve,
sopra il mare,
l’orizzonte tacito davanti,
come musica
sommessa 
senza sbarre.

(Qs poesia si ispira al libro Stabat Mater di Tiziano Scarpa che mi ha particolarmente colpito. Cecilia è un’orfana sedicenne accolta nell’ospedale della Pietà di Venezia; insieme alle sue compagne suona il violino nell’orchestra dell’orfanotrofio. Ha modo di conoscere Vivaldi e la sua musica, ne subirà l’influenza ed eserciterà a sua volta un influsso sul compositore, ma alla fine dopo aver suonato per un giorno e una notte intera fino a stramazzare al suolo, deciderà di scappare da quella che è comunque una prigionia dove può suonare solo protetta da grate che si erigono tra lei  e il mondo)

Dolce novembre

Non sembrano novembre
questi giorni appassionati
e forse non devono essere
sempre così  i nostri momenti
che ci prendono come una tormenta
e tutto intorno ai sensi al cuore girano
sensualmente deliziosamente
o ne moriremmo dal timore
che il fato invidioso geloso
di questa felicità di questa gioia
come un vento invernale
freddo cattivo ce li porti via.

 

Nuovi e vecchi muri

“ No man is an island”, Leggi tutto »

Odo sogna

Il mio mestiere è costruire sogni da vendere a chi non ha fantasia.
La mia fantasia costruisce avventure a chi non può comprare sogni
I sogni sono nelle mie mani che parlano di emozioni…..le mie,…forse…
Odo ,è un ambulante sulla costa di un mare,…. di desideri

di Odo Tinteri

 

Quando Arriva La Sera Le Nubi S'Addensano

Quando arriva la sera le nubi s'addensano
e tristezza s'avanza là dentro al tuo petto.
Esausto t'abbatti scorato ed esprimi
niente altro che lacrime secche di morte.

Non credi più a niente, non speri più nulla:
dormire, sognare, o forse raggiungere
una pace qualunque - comunque essa arrivi,
questo solo vorresti e desideri ormai.

Ti scorron davanti come su schermo
immagini e istanti felici e passati
e non sembra possibile, non credi reale,
che questo sia tutto ormai morto e sepolto.

Ti dici, coraggio, ché tutto ritorna,
ma proprio là in fondo al tuo cuore di bimbo
tu temi l'assenza, totale e per sempre,
della sola che dava la vita al tuo cuore.

      loripanni

Che ce ne importa della poesia

Ma sì che ce ne importa della poesia
mi dicevi
è solo un modo di far teatro
una maschera greca, un carnevale
è gemere di carne, il punto
è sentire l'urlo del maiale sgozzato
e tuttavia giocare, nonostante
attraversare l'indicibile
che ha l'odore di corridoi e di ammoniaca
quel macero di solitudini
clinicamente testate
è un non cedere nel naufragio irreparabile
io ti ero accanto
mi hai battuto una sigaretta forse
ma c'era troppa fretta di respirare
chi aveva il lusso di fissare negli occhi
l'altro
in quella puttana di letame
che ogni mattina si accendeva di ombra
fitta
come sarebbe bello
non avere tempo di scrivere
perché c'è troppo amore.

 

Perché?

Perché?

corpi straziati da mille parole
giacciono riversi sul ciglio della strada
passo scostando coi piedi le ferite
di chi ha venduto l’anima al potere

respiri affannosi di donne discinte
rincorse nel buio da occhi indiscreti
descrivono atterrite lo strazio perenne
del mondo che ha perso la propria ragione

guardo e non vedo la morte che attende
chi nella vita ha dato la morte
il buio profondo dell’anima insegue  la luce
sperando  il ritorno di un altro mattino

vivo?

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