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Notte di settembre

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Mi prende per mano
questa notte che non scorre
dove perfino la luna
sfilaccia il mio cuore
quando il pensiero
s’imbriglia lì
dove s’arresta e muore.
 
E mi ritrovo così
con la testa tra le mani
a contar minuti
infiniti i granelli del mio deserto
uno ad uno
scivolando tra le dita
svuotano i ricordi.
 
Si divarica la distanza sull’invisibile filo
calda rugiada
mentre attendo l’alba
che stenta ad arrivare
su questa notte gelida
senza più alcuna voglia
d’aspettare.
 
 
tiziana mignosa
09 2008

rabbia e vento ...

 
È il tempo degli eroi non capiti,
dalle idee che hanno una doppia faccia,
di una frase che non trova il giusto
collocamento nella vita ordinaria.
 
È il tempo dove   le gesta
malvagie sopravvivono,
e le buone opere vengono
seppellite con le loro ossa.
 
È  il tempo che le parole uccidono
i  pensieri muti ,pieni di soffi vitali,
dove uno sguardo si china ,
ed un amore ha paura di essere
affrontato.
 
È tempo dove l’ora si nasconde negli occhi
per non farsi scoprire
mentre tace la clessidra nel rompersi
e perdere l’essenza dell’anima 

L’angelo si sorprese del grande oceano

 
Il primo mattino è una misura che non ha tempo sulle nuvole
dove ogni volo incalza
e l’est lima alla bussola la ruggine delle direzioni
verso nuove rotazioni che s’iniziano.
 
Sono per tutta quell’ansia terrestre
che ingiunge a un guanto d’aria
l’arrampicata diagonale in fede all’ascensione
o lo stallo.
 
Qui per ogni dislivello un tumulto d’ali
scrolla nove cilindri Wright-Whirlwind
così mi scio in fumi opachi
al magico coraggio / delle bronzine in guerra agli oli.
 
Qui nessuna ruga ondosa
per i pistoni che fuggiranno in avanti al rostro l’aquila
e non ho battiti
su questa rotta d’acqua
e controventature sazie di sostegno.
 
Plano di randa dalle lunghe laterali vele
come un inverso Colombo senza gusci
traccio solchi di rumore che sarà del poi / il cruccio dei trasvoli
piango col ghiaccio che m’intrama ai nembi

la festa di San Rocco

Ho drappi di ciglia
a strapiombo
sul bordo della sottana
e occhi[i tuoi]
azzurre uova Fabergé
preziosamente cotti
dal mio pavoneggiare
 
Chè il culo di una donna
quando fa la ruota
può oscurare il sole
e imbambolarti come da bambino
davanti ai fuochi per la festa di San Rocco

Fuori e dentro

Mi viene da pensare
arrivata a questo punto
che magari avrei bisogno di un aiuto.
Contro questa pioggia forse
o contro quella che mi lava dentro
da quanto non lo ricordo nemmeno.
Nessuno mi aiuterebbe temo
a rinforzare le pareti della mia stanza
non saprebbe entrarci
non ha porte, solo finestrelle.
Fuori ci guardo dal suo interno
e non c'è posto per ospiti
la misura sono io soltanto.
I curiosi li scaccio
sempre sono stata brava in questo
prenderò mattoni nuovi e pittura
e rinsalderò la mia vita.
 

Anch'io ho fatto un viaggio, più corto

- Ehi, ehi, ehi….signor…?
Lo guardai venire verso di me caracollante sui tacchi alti non meno di due pollici degli stivali a punta.
Se al posto del cappello da cow-boy color panna avesse agitato nella mia direzione un tomahawk con la testa in pietra della stessa tinta avrei pensato che quella che stavo accarezzando fosse una puledra da sottrarre al recinto e galopparci a pelo nella notte.
Invece ci ritrovammo io dalla parte del guidatore di quella anticaglia di Studebaker marron del 1963, e l’apache con le enormi dita a stringerle i bordi del finestrino dalla parte del passeggero, deciso a non farsela sottrarre.
Capelli neri fino alle spalle, occhi che finivano oltre gli zigomi terra di siena, pietra color pietra che ancora gli ciondolava sul petto completamente glabro, il guerriero indiano straripò oltre il tettuccio con quella espressione tipica del pard di Tex, il mio eroe dell’infanzia.
E, confesso, anche di oggi.
-         E’ uno schianto signore, un vero schianto.
Gli cercai gli occhi prima di aprir bocca, incontrando solo due lame assenti. Aspettandomele,  decisi.
-         Vecchi modelli, Augh, non ne vedo in giro di auto capaci di muoversi da qui a Carmel e ritorno, gli sputai addosso sapendo già che fra se e se il nativo avrebbe riso di quel pinguino tutto infagottato nel moncler sabbia sbiadita.

Il gioco

Mi piace troppo il gioco che scava
nelle concave profondità dell'io,
ma, quando lo abbandonerò, forse,
gli arcobaleni saranno di notte
più frequenti e il buio avrà un altro come.

suono di ciglia

Andiamo
a lastricare melma
nelle colline-seno

Andiamo
dove la luce stronca
viscere di vento-in-onda

ti chiamo abisso: oggi.

Adesso saprei parlare agli agrifogli
nel tempo del gelo caldo e della neve asciutta
il miracolo di un germoglio abbozzato.

Nei luoghi lasciati andare
grattano agli usci i gemiti
di un sole mai infinito-finito.

Ti vedo verde in nero seme: ancora.

Annodiamo lingue di fuoco
con lacrime di mare in maree stracciate
strappando a parole l’ultima pagina

E non è trasfigurazione di isole
il giallo improvviso del sole
quando la luce cerca la fessura per scappare.

Ladro di equinozio il cielo
stride la bonaccia del tempo-riverbero
squarcio di vela in burrasca: il fiato.

Teme la grafia morente
il fiore rubato
donando ugualmente un rosso di colore

quando scolora i tempi condensati: attimi.

La canzone è suono di ciglia
e sopraciglia a incorniciare il volto
di una venere scura prigioniera d’ombra

E’ mia questa menzogna
che cammina
tra i glicini a primavera

Anche l’avaro non può accumulare
una catasta di buchi-fori.
 

Autunno...

fiorecagnetti,pettirosso,autunno

felicità

 felicità
che dai
gli schiaffi
a questi
 giorni
che s’avvolgono
a se stessi
 
felice
farfalla
fatta
di colori
e di promesse
  le stesse

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