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Razza mediterranea

Lirica di Vittorio Fioravanti

Siamo il seme disperso
frammenti d'una diaspora estesa
Siamo gli scampati oltre il muro
dell'orto franatoci intorno

Razza bastarda
fuggiamo da sempre
lungo i sentieri più incerti
delle patrie scelte soffrendo
sui biglietti d'un viaggio
ormai senza ritorno

Sopravviviamo
forti del dolce coraggio
d'una donna incontrata
quasi per caso
appena all'angolo di un'ora
della nostra vita
Sopravviviamo
forti anche dei figli
del nostro esilio

Razza testarda
ci cerchiamo con gli occhi
l'alito d'aglio
le stanche mani sporche
ripulite ogni sera
e quelle poche parole restate

Siamo un'Italia antica
copia sbiadita d'una fotografia
l'ombra del campanile
che attraversa a tentoni la piazza
lungo le stesse pietre
le foglie frementi sull'albero
di una strada di periferia
l'acqua rossa dell'unico fosso
Siamo in quel grido allo stadio
la stessa gente

Siamo un'Italia remota
l'eco di quel violento '45
Siamo i reduci dei due fronti
la rivincita d'una guerra persa
Qui siamo l'emigrazione
le rimesse e i risparmi
l'eco di quel grido allo stadio
un'immagine fatta e disfatta
d'arduo lavoro e di sacrifici
di scontri e nemici
Siamo un volto rassegnato
uno sguardo rivolto al buio
dell'integrazione

C'è una voglia in noi
crescente come la spuma
d'una calda mareggiata
morbida come il volo lento
d'un gabbiano steso nel vento
le ali aperte
sul fragore della risacca
C'è in noi violento
il rimpianto di quelle scogliere Leggi tutto »

I tre uomini in treno / 2

- Permettete? ...sono Romano Garibaldi! ...e questi è mio figlio José, che fa il calciatore di professione, e andiamo a Milano per un provino.

E diede la mano a tutti, anche a suo figlio. L’uomo in grigio, dapprima esitò, poi alla stretta di mano disse soltanto "Rossi", inventandolo sul momento. Il giovane s’era invece preparato ad ogni evenienza e aggiunse - come prescritto - "...piacere, Lombardo", tradendo l’accento siciliano nella sillaba finale.

L’uomo in grigio, che diceva di chiamarsi "Rossi", si tolse infine gli occhiali oscuri e aprì uno dei due quoridiani, offrendo ai presenti le sue pubblicazioni. Garibaldi prese una delle riviste ringraziando in anticipo, e il figlio afferrò l’altra che aveva in copertina le cosce nude d’una sconosciuta. Il giovane a destra invece neanche si mosse. Guardava fuori, ma nel riflesso del vetro del finestrino osservava l’immagine di quel tale. "Rossi", come gli era parso di udire. Leggi tutto »

Pensa a domani

Non tempo
   niente ora
           qualcosa poi
già morto forse.
                              Senza convinzione
né scelte
                           sempre meno noi dentro.
Terrorizzato
    un se
             uccide
                  ignora
triste mortificato sterile
di dare un troppo che non basta mai.

Attento
domani è anche non-è.

Tutto Passa, Lo So, Tutto Passa

Tutto passa, lo so, tutto passa:
ma dall'oggi alla resa dei conti
c'è un gran muro di pena e dolore.

Spero ancora in un nuovo viaggio:
quella bimba che piange in silenzio
troppo grande ha il buco nel cuore.

In silenzio serrando le labbra
scarto i giorni guardando al futuro
e m'invado d'angosciato sudore.

Sempre attendo che torni la gioia:
quel bambino che piange nel buio
troppo a lungo non ha avuto amore.

      loripanni

Cassetti

Cassetti dimenticati
esplodono di lettere
foto sbiadite biglietti
ricordi impolverati.
Una vita
in questo cassetto antico
l

Mannara malia

Cosa ti faccio cosa ti faccio
che canta dentro la tua anima
che ulula sulla tua pelle
mi chiedi
è tutta la mia poesia
che allaga le tue vene
è tutto il mio dolore
che germina dal passato
ne insemino le sinfonie di ogni tuo brivido
arranco come un buffone
su tavole schiodate in faccia a bolgia di fiera
suono sistri di follia
mannaro mi racconto al tepore dei tuoi silenzi
è allegria il guadagno
con esso alimenti il mio incanto
è la ribelle e picara
favola di mia vita
che ti brilla come ouverture
lupo ti trascino alla mia tana
mi piace divorarti di insana
malia
freak e marinaia.

Tu non puoi sapere

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.
( Sulle note di “Life Circle” di G. Webb)
.
No
tu non puoi sapere
quanto grande ancora sia l’amaro smarrimento
come allora gocciola
sul dono impacchettato coi fogli del tormento.
 
Credi, credi di conoscere l’intensità
degli umidi perché spaiati
come se ad una ad una avessi pesato ogni lacrima versata
come se avessi raccolto nella pozza nera
ogni singolo singhiozzo che straziava l’anima.
 
Ma tu non c’eri
no, non puoi sapere
 
eppure
quando il tuo presente indietro porti
su quell’erba calpestata e strappata al sole
pensi ancora di conoscere
l’esatta pesantezza dei tuoi passi folli.
 
Ora, ora che davanti allo specchio
la tua coscienza incontri
e col tuo sguardo spento
ti ritrovi a rovistare
tra le parole dette e quelle pensate
 
 adesso
adesso che l’inverno ha perso il suo cappotto caldo
e al sole torni
al suo tepore buono
e a quella fionda che l’ha colpito al cuore.
 
No
non puoi sapere
tu non puoi neanche immaginare…
ma adesso è tardi
è troppo tardi, anche solo per pensare.
 
tiziana mignosa
11 2009
 

Sincera

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Verrà la morte…
Poca luce, troppo fioca
Non combatto
Lei è l’unica ad esser sincera.
 
 
orofiorentino

Sic (pensiero)

Ho il mio splendido finto destriero
tra le gambe e solide le staffe d'oro
reggono il mio corpo pondo pieno
ridondante di tutte le ovvietà vitali
Rigiro nella mente scelti lemmi
incongruentemente letti e appresi
per sfoggiarli in conveniente modo
spesso incomprensibile altrimenti
insignificanti presuntuosamente
criptici spocchiosamente ermetici.
In un volo immensamente lungo
soltanto a quote modeste calme
di vento banalmente quotidiano
sfogliavo sfogliavo comunissime
campiture di esperienze blande
che non servirono mai a farmi grande.
Così sto qui seduto su un bel nulla
in attesa di colei che a cavalcioni
vorrei portare invece d'esser portato
che almeno una cosa rilevante faccia
prima che tutto sia definitivamente stato.
 

Nel tuo respiro ho trovato il mio amore.

 
 
Che suono di calma ha il tuo respiro!
Tanto ritmico che la notte ne danza le note,
lo ascolta e s’incanta ad un racconto di pace.
Non mi muovo.
Trema appena il tuo ventre scoperto
in una sparuta apnea che mostra quanto il cuore ricerchi la vita.
Scuoti appena la morbida spalla che curva tonica sul seno.
Accarezzo due ciocche che allagano il cuscino: chissà se i capelli
sono adatti ad accogliere uno stormo di mani.
Non insisto: c’è tempo per un nuovo orologio di passione
senza che in questo momento interrompa il tuo volo tranquillo
nella tenera tinta del dopo l’amore.
La paura del gesto inconsulto mi fa statua irreale di carne
ed in quest’attimo subisco il graffio della memoria
e mi duole la gioia.
 
Sulle coltri un lenzuolo non basta per due
il letto non accoglie più di un corpo aperto al fresco,
perciò ti sovrapponi alle mie gambe e ne spiazzi il disegno.
Io entro dal fianco dell’ombra
e con somma cautela profilo di sguardi la curva dei fianchi.
Ora schiocchi la bocca.
E il breve pendio del naso ha un fremito neonato.
Non capisco se è terrore o meraviglia; non c’è porta:
dall’esterno non si entra nelle fantasie del sonno.
Resto fuori da te come qualsiasi cosa qua dentro.
 
Vorrei adesso mani di brezza per spandere freschezza
sulla prateria lucida della tua pelle distesa e concava
che trasuda stupore di caldo con una rugiada minuta.

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