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Dilemma

L'amo,
non l'amo,
ma se l'amo
perché allora non dirlo?
Se lo dico
lui mi crederà?
Che farà, m'abbraccerà sorridendo
e dirà : "anch'io, anch'io!"
Se invece non lo dico
mi guarderà frustrato,
senza aprire bocca
mi lascerà così
senza una carezza.
Che dilemma, un gran dilemma.
Però è difficile che l'amore
finisca con un battito di ciglia,
ma, che senso ha tacere.
Beh, intanto io l'amo.

Contano

Contano le meraviglie
cercate col lanternino
più di successo e ricchezze fan luce
gli attaccamenti del cuore
edera alla vita sul palo
sempre affamata di cielo
piace trovare le nuvole
frangiate di raggi di sole
cogliere il merlo ciarliero
zitto all'assaggio del caco
e poi da prato aver quiete
coperto di petali e foglie
a sprofondare nel sonno.

Affacciarmi in Lei*

Malata Contraddizione che si lacera di quello che di Me è Rimasto
Assolta dall'Amore per decorrenza dei termini
mi stendo sulla Notte e la sua Rassicurante Figura
Affacciarmi in Lei
è vedere nello specchio riemergere un Morto
Ascoltare un labbro chiuso
che erutta lavici rancori cuciti  sulla lingua di filo Nero
Gemente mi rinnego in quel che Vita Viva ha voluto ch'io fossi
Morente Fiume nel suo Argine dirottato nel Vento
incastrantosi fra le scogliere dei Silenzi di Ghiaccio
poichè attesa informa piu' non piova nelle mie mani
Rimango tela scucita in questo Cielo terso
mi Annullo e mi Ammalo di sequenze Lucenti
che indietreggiano fra le venature dei miei occhi ormai chiusi
sradicando l'acceso orizzonte che da Cieca  vedevo
piu' che da Viva
Da Viva!
Come il Senso Disperso nelle Fierezze degli Inganni

-RuNa-

 
con incipit di Cesare Pavese

Fantastico il Girasole, nella Cruna del Ventre.

 
Fantastico il Girasole, nella Cruna del Ventre.
 
(Meteore di ghiaccio)
 
Sotto un cielo feroce
cerco stelle d'asporto
e carezze di luce,
sulle vele che ancora
sanno d'inferno,
nell'artiglio di parole
troppo nude e scarne,
scheletri viola
che tornati alla fonte,
in palmo di mano,
ringraziano delusi.
 
(incendiano l'aria)
 
Profezie stuprate
dall'indifferenza cosmica
scelgono giorni finti,
nel pagliaio delle scuse
intinte nell'inchiostro
d'uno sbiadito credo
che, negandolo,
l'amore uccide.
 
(di vita aliena)
 
Parlo col vento,
nell'attesa curiosa
d'una luna cremisi,
a tagliare la notte
e il collo dei sogni.
 
(da dimenticare)
 

 

A quest’ora dovrei essere fluido.

 
 
A quest’ora dovrei essere fluido
avere scalini agili fino all’aquila degli occhi
poi scoprirei la notte angusta.
 
Che sai notte della meraviglia?
 
Suoni che portano ombre al congedo dai corpi
il corvo della stanchezza annida nel riposo
passi strascicati dell’arroganza a concia dei cuoi
luci volute che intagliano zigomi passeggeri ma radi
ed infine un pensiero di salto parso sogno
che imbarazza i tetti.
 
Che sai notte dei balzi?
 
Dei risvegli ad ostacolo di sonnolenza
degli oltre miliardi di soffi dal petto all’unisono munti
delle perdite di coscienza delle morti temute dei soprassalti
dell’estro che prende alle statue
quando i piccioni esiliano nel buio?
 
Oh notte, che calze d’indifferenza
portano le tue lancette ai piedi fermi dell’ora!

The stone in Sardinian

The stones in Sardinia, are handwritten notes by the wind for the singing of the rising sun - for me, are the challenge to tell the charm…

di Odo Tinteri

a Cristo è stato negato il battesimo

a Cristo è stato negato il battesimo
credendo bastasse la vita a dargli un’anima
e un nome benedetto
qui tutto è cambiato
sconvolto
ed è come l’avessero avvertito
che è solo gloria accumulata
tutto è scomparso dalle sue mani
hanno lasciato solo le preghiere
per i morti che credono in castigo
Cristo non ha più avuto un’anima
in mezzo agli uomini
è un ricordo
resuscitato per natale o per scontarsi una pena
qui ci sono i bombardieri
la giovinezza ammucchiata in trincea
e l’odio animato
ci sono gli zampilli dorati del clero
e quei versi sacri e nascosti
qui c’è una rampicata alla violenza
Cristo è senza anima ed è morto nelle nostre mani
come fosse da lapidare
o il corpo della paura
ossidato in quella croce
Cristo è senza anima
una maschera
uno stendardo
un solido silenzio

Arte e Comunicazione

Razza mediterranea

Lirica di Vittorio Fioravanti

Siamo il seme disperso
frammenti d'una diaspora estesa
Siamo gli scampati oltre il muro
dell'orto franatoci intorno

Razza bastarda
fuggiamo da sempre
lungo i sentieri più incerti
delle patrie scelte soffrendo
sui biglietti d'un viaggio
ormai senza ritorno

Sopravviviamo
forti del dolce coraggio
d'una donna incontrata
quasi per caso
appena all'angolo di un'ora
della nostra vita
Sopravviviamo
forti anche dei figli
del nostro esilio

Razza testarda
ci cerchiamo con gli occhi
l'alito d'aglio
le stanche mani sporche
ripulite ogni sera
e quelle poche parole restate

Siamo un'Italia antica
copia sbiadita d'una fotografia
l'ombra del campanile
che attraversa a tentoni la piazza
lungo le stesse pietre
le foglie frementi sull'albero
di una strada di periferia
l'acqua rossa dell'unico fosso
Siamo in quel grido allo stadio
la stessa gente

Siamo un'Italia remota
l'eco di quel violento '45
Siamo i reduci dei due fronti
la rivincita d'una guerra persa
Qui siamo l'emigrazione
le rimesse e i risparmi
l'eco di quel grido allo stadio
un'immagine fatta e disfatta
d'arduo lavoro e di sacrifici
di scontri e nemici
Siamo un volto rassegnato
uno sguardo rivolto al buio
dell'integrazione

C'è una voglia in noi
crescente come la spuma
d'una calda mareggiata
morbida come il volo lento
d'un gabbiano steso nel vento
le ali aperte
sul fragore della risacca
C'è in noi violento
il rimpianto di quelle scogliere Leggi tutto »

I tre uomini in treno / 2

- Permettete? ...sono Romano Garibaldi! ...e questi è mio figlio José, che fa il calciatore di professione, e andiamo a Milano per un provino.

E diede la mano a tutti, anche a suo figlio. L’uomo in grigio, dapprima esitò, poi alla stretta di mano disse soltanto "Rossi", inventandolo sul momento. Il giovane s’era invece preparato ad ogni evenienza e aggiunse - come prescritto - "...piacere, Lombardo", tradendo l’accento siciliano nella sillaba finale.

L’uomo in grigio, che diceva di chiamarsi "Rossi", si tolse infine gli occhiali oscuri e aprì uno dei due quoridiani, offrendo ai presenti le sue pubblicazioni. Garibaldi prese una delle riviste ringraziando in anticipo, e il figlio afferrò l’altra che aveva in copertina le cosce nude d’una sconosciuta. Il giovane a destra invece neanche si mosse. Guardava fuori, ma nel riflesso del vetro del finestrino osservava l’immagine di quel tale. "Rossi", come gli era parso di udire. Leggi tutto »

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