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occhi chiusi ...

 
È solo un risveglio da una notte irreale
dove la vita ha il suo cambiamento,
dove tutto si falsifica,
dove gli occhi chiusi stanno
a guardare ciò che veramente vedono.
È solo il buio che si dirada facendo apparire la verità,
la solitudine che prevale su tutto,
in questo risveglio piovoso ,
dove la pioggia
rende più intimo , più vicino ;
senti quello che veramente manca,
mentre un falso sorriso ti attende sempre nelle prime
luci dell’alba.
Quella notte dove tutto nasconde intorno a te ,
quei muri che ti circondano sembrano cadere,
forse affondati in un’anima ubriaca ,

non nasce più

"non nasce più
da nessun ventre di sanità
né per l’onore della Vergine
e non è l’anatomia eterna
ma ha la salma lassù
e la facoltà sulle nostre croci
grida in perpetuo
un lunghissimo dolore
con le spine nel sangue
dipinto
nemmeno morto
e l’anima si ripiega
tagliata
richiusa in quelle ossa
in un atto di dolore
dal collo sulla croce
tagliato e poi raccolto
in uno scrigno una fossa.
È una grave follia farlo tornare
dentro alle nostre dita
lui sta ammassato nel cielo
nelle sue mura
incoronato
come una rosa
con quel palo divino
ficcato in mezzo alle natiche
sta come una ciminiera
un rimbombo"

Semplicemente

Raccontarsi in una mattina d'autunno
come i ricordi cadono morte dagli alberi
quelle foglie scolorite senza forza una ad una
e noi a rincorrerle per non lasciarle dimenticate
tra i passanti che neppure sanno cosa calpestano
indifferenti o ignari della storia ai loro piedi
che va disperdendosi semplicemente nella routine!
 

La filanda

Cos'è cos'è
che fa andare la filanda
è chiara la faccenda
son quelli come me.

Come si fa
a morire in Ruanda
no, non è che mi prenda
me n' fuggo a Santa Fe.

Cos'è cos'è
che contiene la lavanda
la fumo tutto il giorno
ma che lavanda è?

Sì vedo ben
la mia macchina che sbanda
è chiara la faccenda
le gomme non son tre.

Magari sì
mi sistemo in Olanda
gli zoccoli arancioni
i mulini dentro me.

Però però
mi ha punto una scolopendra
ci penso, non lo so
me n' vado a Nuova York.

Cos’è cos’è
che fa vivere a Manhattan
è tutta una connection
c’è dentro Angela Merk.

Vabbè vabbè
finisco la sarabanda
mi sospendo a divinis
ho fatto un qui pro quo.

Sto nel Far West
la mia terra del tramonto
mi scazzo facilmente
ho l’animo del Troll

(refrain)

Non mi portavi il caffè
Ahi, l’amore, ahi, l’amore
avevi il trip del karkadè
Ahi l’amore che cos’è.

 
Aua uè aua uè
aua uè aua uè
aua uè…….

 
(...e se mi cade il microfono di mano come a la Milva?) Leggi tutto »

dire ad altri

dire ad altri parole diradando i silenzi dorando i sensi  perdurando i tempi

dire ad altri parole diradando i sensi dorando i tempi perdurando i silenzi

dire ad altri parole diradando i tempi dorando i silenzi perdurando i sensi

La tentazione

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La tentazione s’agghinda di bellezza
e ti sorride cogli occhi maliziosi
ha lunghi capelli d’accarezzare
e mani affusolate da sentire.
 
Quando manda a spasso la ragione
t’incatena alle calde scie del desiderio
attizzando l’ossessione maledetta
che di saggezza ne fa tormento
inchiodandoti all’idea
che ciò che vuoi adesso
è solo lasciarti andare.
 
Controvento
ti tenta con l’odore intenso del suo mare
e forte ti bacia in bocca a stordimento
ma quando lascia trasparire
gli invisibili frammenti della verità sottile
ti ricorda di quanto vero sia il detto
che un aspetto difficilmente contiene pure l’altro.
 
Ed è lì, su quella vista che di gioia ti delizia
che ti ritrovi a contare
silenziose gocciole di sale
nella vita che suggerisce sempre tutto
a noi la scelta di fare oppure no
come il dissennato struzzo

che imprudente sceglie la via del non sapere.
 

tiziana mignosa

05 2009

 

 

Il tramonto e la luna

Il romantico tramonto
si scocciò di colpo
di fare innamorare il mondo.
Si tuffò nel mare spegnendo il sole
e passò il gravoso compito
alla candida luna piena.

Franco

Il matrimonio nel mare

Vi ricordate che vi ho parlato del pazzo comandante e del suo equipaggio? Immaginate il mare trasparente del parco nazionale del Morrocoy a Tucacas nel mondo fantastico chiamato Venezuela.
Lo sposo si chiama Cristian è vestito di bianco un lino leggero, gli invitati salgono sulla barca con il costume sotto gli abiti colorati.
Li salutiamo ad uno ad uno, Cristina è emozionato come un qualsiasi ragazzo del mondo il giorno del suo matrimonio.
Il comandante Mario con il suo cappello con le falde ai lati raccomanda a tutti di non mettere le Zapatos a bordo e scalzi salgono tutti.
La barca come potete vedere a due piani, montiamo le casse per la musica.
Mario fa guidare una delle ragazze per un breve tratto.
Passiamo accanto alle mangrovie dove stanno appollaiate le fregate, una ha il becco rosso, il maschio ha sempre il becco rosso.
Motoscafi passano salutando gli sposi, un pullulare di barche di ogni tipo in mezzo alle strade del mare.
Il mio amico Ronald parla con due parole di italiano stentato, ha imparato più lui l’italiano che io lo spagnolo., mentre Freddy sorride del modo e serve la birra con il ghiaccio.
La sposa si fa attendere, telefonate convulse, la colpa è del prete che ha altri servizi.
Ecco che sembra essere arrivata, ma no, la barca è di alcuni turisti che vanno su una delle tante spiagge.
Poi, finalmente la bellissima Nancy con un sorriso splendido e lo sposo che suda, ma non è il calore del sole del Caribe ha farlo sudare, ma l’emozione.
Sul ponte della barca avviene la cerimonia con il prete che deve mettere l’abito e immagino il caldo infernale che senta.
Le voci delle amiche, le parole dello sposo e la promessa d’amore per tutta la vita, con un pellicano che curioso osserva la scena. Leggi tutto »

Nella spirale di una conchiglia

Lirica di Vittorio Fioravanti

Stasera m'insinuo
nella spirale d'un suono remoto
nel meandro abbandonato
d'una consunta conchiglia
vulva slabbrata che penetro
nel sapore salmastro
d'un riecheggiare inesausto
d'infranti marosi

Navigo
così ad occhi chiusi
violando ristretti orizzonti
verso altri lidi e altri mari
di chiglia in chiglia
lungo scie di vascelli
pregni di venti violenti
le vele gonfie d'orgasmo

Seguo il flusso sommerso
d'ignare e calde correnti
come un sinuoso delfino
lungo folti fondali
tra impercettibili movimenti
di fili d'alghe e tentacoli
chele ritratte in attesa
l'argenteo guizzare
di mille aguglie

Fino ad emergere
in vortici di spuma e sale
relitto vinto sugli asperi scogli
d'un'isola d'alberi verde
per restarvi a braccia aperte
gli occhi immersi nel cielo
tra voli lenti di rauchi gabbiani
naufrago finalmente libero
nella mia libera mente

Ottobre 2003

autoritratto da giovane

Odo Tinteri

quando volevo domare il mio grande cavallo bianco

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