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blog di Ezio Falcomer

Dimmi la nebbia che c'è

Dimmi la nebbia che c'è 
al di là della luna. 
I segreti al chiarore 
di pennelli avvelenati. 

Grazie di avermi tenuto in vita

Grazie di avermi tenuto in vita, finora.
In questo fiume del tempo
di malattia e selezione darwiniana,
su questi prati di scandaloso riposo.

Non ho più nulla di mio

Non ho più nulla di mio,
di veramente mio.
Tutto mi scorre tra le mani,
come prestito temporaneo.
E l'insoddisfazione,
come stella del giorno,

Seducimi

Seducimi. Ti regalerò cornamuse
e scampoli di tv domenicale.
Ti narrerò storie brevi, di due righe.
Magari del vino. Magari del caffè.

Gli istanti in cui t'ho amato

Ricordati gli istanti in cui t'ho amato,
erano freschi di torrente,
preziosi di diamante,
rari.
Impossibili.

Le mattine, quelle così

Le mattine, quelle così,
quelle che si mettono di sbieco,
io non le amo meno delle altre.
Hanno sul dorso creste di gallo,
sporgenze ossee, come corna

Caffè di metà giornata

Caffè di metà giornata.
I papaveri hanno parlato
col loro rosso di pazzo vento.
E i miei morti mi hanno ricordato.

Canto chiaroscuro

Nasce fra le mani
il canto chiaroscuro.
Vorrei gioia fosse,
soltanto,
ma non nascondo l'oscuro.
È salsedine e acqua pura,
è uva.

È un'eroica festa

È un'eroica festa
questo vivere in bocca al rischio della fine.
Questo vivere di malattia mortale.
Ciò che permette l'essere giullare

Mi sento spoglio

Mi sento spoglio.
I miei rami sono imbevuti
di resina e rugiada.
Senza orgoglio, la vita a pezzi
per un morale marcio.

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