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blog di Livia

da qualche parte

Sono uscita
pensavo sarei tornata
ma…
da qualche parte
dove corre a gambe lunghe la statale
oltre i campi arati della mia terra
se torna la primavera
saprò delle spighe verdi dell'orzo
piegarsi ancora, ridendo al vento.

il fiore del melo

 
scusami se ho le mani di carta
l’incendio che parte dagli orli
 
inavveduti
 
come la malasorte dei momenti no
 
brulica il tempo
dentro un taglio di luce

così lontano

Da un morto di nebbia
 
E gli alveari stipati nelle città sempre più pieni di niente
come api stanno alle finestre dentro le metropoli
morti di nebbia agli occhi
assonnati di realtà e fantasia
portoni, facciate grigio smog, come facce chiuse

post-moderno

 
 
Su queste scarpe
sempre un po'giuste e disuguali
sempre più soli fra terra e cielo
vedi in lontananza
il rosso pulsare delle stelle
ma non consolano dal freddo,
loro, mitologiche superstiti di fiabe e drammi

Elettricità

 
La mia malattia.
Questa inguaribile cosa di carne di parole
e senza mai morte,
inquietamente viva polverosa cristallina
e …senza voce si sente meglio
quando sfioro, semplicemente così
come fa la neve, la pioggia  

Sono la pioggia

 
Con tutte quelle gocce son scivolata oltre la tua linea bianca,  ma tu camminavi a testa bassa lambendo l’orlo dell’ asfalto ruvido.
Pensieri. Abrasioni. Orizzonti.

il sonno degli alberi estinti

ho cent’anni riversi sul cuscino
in ognuno
giace il sonno degli alberi estinti,
schiantati a terra
venuti giù nei giorni di diluvio
tagliati obliqui da un vento d’acciaio
Chiedimi chi sono adesso
tu che ancora ti salvi in me
chiedendomi di amarti.
Dunque amami.

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